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Due incontri con don Antonio Scattolini a corredo della mostra in corso a Castelvecchio fino al 19 febbraio 2017.

Gli incontri nella Chiesa di Santa Teresa agli Scalzi e in quella di San Nicolò, il 7 e il 14 dicembre, hanno permesso di ammirare due grandi pale di altare di Antonio Balestra e costituiscono le tappe di un itinerario che don Antonio Scattolini, della pastorale dell’Arte Karis, ha organizzato a corredo della mostra in Castelvecchio “Antonio Balestra, nel segno della grazia” (19 novembre 2016 – 19 febbraio 2017), dedicata al 350esimo anniversario della nascita del pittore veronese.

Autoritratto (Antonio Balestra)

Gli incontri sono coordinati dalla dottoressa Margherita Bolla e si snodano in tre momenti. Nel primo, il professor Andrea Tomezzoli, con parole lineari e chiare si occupa del contesto storico e artistico e della descrizione iconografica; suor Grazia Papola guida invece nella profondità del testo biblico a cogliere significati che sfuggono alla mentalità materialistica del tempo. Don Scattolini, infine, svela il significato iconologico anche attraverso il confronto con altre opere e con altre interpretazioni affini o contrastanti: si ottiene così una visione a 360 gradi che spazia fino a noi con duplice prospettiva, artistica e spirituale.

Sono state illustrate finora due importanti tele: la prima raffigura l’Annunciazione, la seconda San Giovanni Battista ed entrambe testimoniano lo sviluppo artistico del Balestra. La prima tela, del 1697, sull’altar maggiore della Chiesa degli Scalzi, fu prodotta dal pittore a Venezia di ritorno dal suo apprendistato a Roma e fece scalpore perché mai si erano viste pitture di quel tipo. È un’Annunciazione che vede a coronamento Dio Padre e poi un grande Angelo fra le nubi: la dimensione mistica irrompe nella scena quotidiana di Maria che la accoglie nella sua casa, rappresentata unicamente da un inginocchiatoio. Le gote rosate, la levità del gesto di Maria rivelano la grazia del pittore mentre il forte chiaroscuro e la fonte di luce laterale sono pienamente secenteschi. L’opera si inserisce nel grande altare dai marmi policromi che fu progettato da padre Giuseppe Pozzo, artefice anche degli altri due altari abbelliti dallo scultore Giacomo Puttini, ancora oggi testimonianza massima del gusto barocco a Verona.

La tela di San Nicolò, invece, Balestra la dipinse nel 1701 e rappresenta San Giovanni Battista che mostra, a noi fedeli, Gesù in lontananza. Sono dipinti qui i due cugini, come evidenzia suor Papola, legati entrambi dal martirio: essi si stagliano nel deserto di Giuda in cui avviene l’annuncio. Il deserto assume significati che rimandano al vuoto del vivere quotidiano in affanno, all’aridità dei rapporti con gli altri, alla dimensione del silenzio in cui possiamo disporci per ascoltare la voce che chiama attraverso i secoli.

Giovanni è qui rappresentato in primo piano giovane bello, non con l’espressione dura e sferzante che comunemente lo contraddistingue; nemmeno la veste di pelle lo ricopre ma un drappo morbido purpureo che lo nobilita al rango di ultimo dei profeti e novello Elia, come profetizzò Malachia nella scrittura. Quel rosso indica il primo martire della storia cristiana che muore per tener fede alla testimonianza di giustizia: la sua voce grida il coraggio che anche noi dobbiamo ritrovare. Ma quella porpora ci richiama anche il colore del re, quel manto che Gesù rivestirà prima di essere ucciso, il rosso del martirio che accomuna la figura al Dio che egli preannuncia. San Giovanni appoggia il suo ginocchio sulla roccia nuda, inclina il capo, mostra Gesù in lontananza. Gesù “più grande di me” nel Vangelo di Matteo è qui rappresentato molto più piccolo, per la prospettiva, ma in piena luce, all’interno di un’oasi sul fiume Giordano. Una palma ricurva ad inquadrare la sua figura e un albero secco sintetizzano le parole delle Scritture che annunciano il prodigio che Cristo compirà sulla terra.

Don Scattolini si sofferma sul fatto che le figure sono decentrate con quel bellissimo rovesciamento di proporzioni che rimanda tuttavia alle parole del Vangelo quando Gesù chiamerà Giovanni il più grande dei profeti. Sicuramente la pala ebbe un successo straordinario nonostante la scarsa luce dell’altare in cui fu collocata: Tomezzoli ci spiega che la cappella fu progettata da Giovanni Battista Maffei come testimonia la lapide su pietra nera in cui scrisse in latino la data, 1700 e “aere suo” cioè interamente a sue spese. Egli vi pose anche lo stemma di famiglia, la scultura di San Zaccaria a sinistra e quella di Santa Elisabetta a destra, i genitori del Battista. Sulla mensa d’altare una Pietà e in alto Dio Padre, tutte opere di Angelo Marinai che scolpì anche l’altare maggiore della Chiesa di San Luca.

Prossimi incontri: il 10 gennaio 2017 la conferenza in cui il professor Andrea Tomezzoli spiegherà alla cittadinanza la mostra di Castelvecchio e mercoledì 18 gennaio 2017 alle 20,30 a Palazzolo di Sona per la pala di Antonio Balestra Abramo e i tre angeli.

Giulia Cortella

Nella foto in alto San Giovanni Battista, Antonio Balestra, chiesa di San Nicolò (Verona)

Giulia Cortella

L'autore: Giulia Cortella

Giulia Cortella è nata a Verona. Laureata in Lettere a Venezia nel 1985 è docente di Materie Letterarie in un liceo veronese. Ha soggiornato negli Stati Uniti nel 1987 per motivi di studio. Ha conseguito due master all'Università di Ferrara in Tecnologie didattiche e un'abilitazione per l'insegnamento di Storia dell'arte. Ha recentemente pubblicato un breve diario sulla vita di Jeff Buckley. giuliacortella@gmail.com

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