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“Può l’arte cambiare il mondo? Sì, ma lo cambia una persona alla volta” (Alfredo Jaar). Ha fatto proprio questo insegnamento la museologa Aurora di Mauro, che ha un nome che parla di colori, il rosso e il nero, i colori a contrasto del titolo di un romanzo ottocentesco. Aurora pensa di ristrutturare nel 2012 il proprio appartamento all’ultimo piano in un quartiere periferico di Padova, proprio in via Pindemonte, a due numeri civici dal covo delle B.R. in cui fu tenuto prigioniero il generale Dozier, per creare una Open House dove relazione, condivisione, accoglienza e beneficenza si fondono nell’arte contemporanea. Lo chiamerà La Settima Onda in onore di chi ce la fa a vincere il mare e a sopravvivere, come avviene col protagonista del romanzo di Henri CharrièrePapillon.

Così nel pomeriggio del 29 novembre 2016, nelle belle sale della Società Letteraria di Verona abbiamo avuto il piacere di incontrare Aurora invitata a presentare il suo libro Il pranzo della domenica dalla dottoressa Daniela Brunelli che l’ha conosciuta a Padova nella sua casa. Ne è nato un incontro ricco, pieno di spunti e di fiducia, con gli interventi di storici dell’arte, Silvia Petronici e Fabrizio Magani e del fotografo Franco Tanel, e coronato, alla fine, da un ottimo vino Valpolicella della Cantina dell’avvocato Pietro Clementi e dagli assaggi dei prodotti della Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria.

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(Foto Franco Tanel)

Dalle finestre della Società Letteraria si può spaziare lo sguardo sulla piazza Bra; dalle finestre di Aurora, a Padova, l’artista Francesco Candeloro è riuscito a far vedere Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. Magia dell’arte che avviene in una casa che ha al centro il concetto di Site-Specific, ovvero l’integrazione del contesto nella produzione dell’opera d’arte: alla casa di Aurora si possono incontrare i pavimenti di Pino Castagna, in ceramica di Vietri, con un blu a striature geometriche rosse, mentre l’onda rossa sulla parete di Valerio Bevilacqua è un tributo a Katsushika Hokusai e alla Settima Onda di Aurora ma il colore rosso rimanda anche all’idea drammatica del sangue e poi il rosso del guardaroba con un’installazione Lite Plot e tanti altri artisti e fotografi contemporanei.

Aurora già nel nome promette positività: accoglie nella propria casa le persone e ciò che ricava dona: l’ultima edizione dei suoi pranzi della domenica è stata a beneficio del Museo degli Idilli leopardiani di Visso (MC), gravemente danneggiato dal terremoto. Aurora segue l’Estetica della Relazione che ha come fine la rigenerazione e la rivitalizzazione, teorizzata nel 1998 dal filosofo Nicolas Bourriaud. E così le persone partecipano a banchetti che si trasformano in convivi in cui si recuperano le tradizioni del passato e soprattutto il senso della domenica trascorsa un tempo a tavola con i nonni, i genitori, i fratelli a celebrare la condivisione della vivanda che dona gioia di vivere. Insomma una casa, una galleria d’arte, una cucina piena di cuochi esperti la domenica e soprattutto accoglienza e serenità, quella che Aurora sprigiona nella voce e nell’entusiasmo per il suo progetto volto al bene. Ne è nato anche un piccolo libro di fotografie presentato in questa occasione il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

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(Foto Franco Tanel)

L’arte contemporanea, dopo la solitudine e la dichiarata sua fine, cerca la vita nella relazione con le persone che non sono pubblico ma agenti della stessa opera; la casa diviene museo integrato, specifico contesto di opere d’arte studiate per la loro stessa collocazione; la casa si apre e si fonde con l’arte relazionale per cui la vera opera sono ad esempio i commensali, agenti, la domenica, di un evento sinestetico, in cui gusto e olfatto, visione, udito, tatto creano l’unione che rigenera. Così l’arte di Aurora ritorna a cercare la felicità nel riperpetuare il rito del passato: il pranzo domenicale con sconosciuti commensali che divengono, attorno ad un tavolo e un buon piatto, amici per la vita. L’arte dell’uomo del ‘900, che ha attraversato le solitudini post belliche e ha interpretato il mal di vivere, torna a far sperare in un cambiamento rivolgendosi al passato, nel recupero delle radici dell’uomo, quelle più antiche e primitive, a consumare insieme intorno ad un tavolo come un tempo intorno al fuoco.

Mettete dunque due donne, Aurora e Daniela, una a Padova e una a Verona, un salotto letterario, una cucina aperta a tutti, l’arte contemporanea che mira alla relazione ed ecco il Veneto sforna nuove idee, la città si vivifica di cuori che riescono a farci sperare in un vero cambiamento del mondo.

Giulia Cortella

Giulia Cortella

L'autore: Giulia Cortella

Giulia Cortella è nata a Verona. Laureata in Lettere a Venezia nel 1985 è docente di Materie Letterarie in un liceo veronese. Ha soggiornato negli Stati Uniti nel 1987 per motivi di studio. Ha conseguito due master all’Università di Ferrara in Tecnologie didattiche e un’abilitazione per l’insegnamento di Storia dell’arte. Ha recentemente pubblicato un breve diario sulla vita di Jeff Buckley. giuliacortella@gmail.com

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