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Il collegio didattico di Scienze pedagogiche dell’Università di Verona ha deciso di eliminare l’insegnamento di Storia contemporanea dal corso di laurea in Scienze dell’educazione. Ma secondo Emilio Franzina «le persone che fanno altri mestieri non sono autorizzate a ignorare il passato».

Partiamo da un Paese molto lontano, eppure vicino, e da una cronaca recente. Dana Frank, nel commentare la vittoria di Donald Trump, ha ricordato come, nel 2009, quando era segretario di Stato, Hilary Clinton fosse stata riluttante a condannare l’intervento militare contro l’allora presidente dell’Honduras (democraticamente eletto) Manuel Zelaya. Dana Frank è una politologa che, all’Università di Santa Cruz in California, insegna storia contemporanea, quella storia contemporanea – e qui arriviamo a Verona – che il collegio didattico di scienze pedagogiche ha deciso di eliminare dal corso di laurea in Scienze dell’educazione dall’anno accademico 2017/2018.

Secondo il collegio, la storia contemporanea non è prioritaria giacché la laurea in Scienze dell’educazione prepara professionisti su competenze “comunicative e relazionali, progettuali, espressive, operative, volte alla conoscenza di sé e alla cura dell’altro”; per Emilio Franzina, già docente di storia contemporanea all’Università scaligera, invece, «le persone che fanno altri mestieri non sono autorizzate a ignorare il passato e non si può togliere loro la possibilità di riflettervi. Eliminare lo studio del passato più recente fa venire i brividi».

Adesso facciamo un salto al 1980, quando chi scrive si iscrisse al corso di laurea in Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna. Nell’anno accademico 1980/1981 gli insegnamenti di storia contemporanea erano, in tutti gli atenei italiani, 181, scesi a 129 nel 1992, anno in cui sempre chi scrive conseguì, ancora a Bologna, la laurea in Scienze politiche, indirizzo storico-politico. Nell’anno accademico 2012/2013 gli insegnamenti di storia contemporanea sono ulteriormente calati a 61.

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Ora andiamo al 2005. Nel marzo di quell’anno, durante un animato dibattito sul tema della sicurezza, chi scrive (sempre lui!) ebbe occasione di sentire uno dei partecipanti, di professione educatore (che coincidenza…), affermare che sostenere una certa posizione voleva dire esser fuori dalla storia. Ecco, l’espressione “Sei fuori dalla storia” è una frase di straordinario successo. Chi la pronuncia acquista il potere di zittire qualsiasi interlocutore. Fine della discussione.

Il problema è che la storia, che per Benedetto Croce era sempre storia contemporanea, in quanto lo storiografo vive nel mondo attuale così come anche il pubblico cui esso si rivolge, è una disciplina prospettica. La storia non è l’oggi, ma l’oggi alla luce del poi. Nessuno dunque può affermare “Sei fuori dalla storia”, perché solo il futuro potrà eventualmente decretare se ciò sia stato vero o no. Vuoi dirmi che ho torto? Dimmelo. Che non ho capito ciò che hai detto? Dimmelo. Ma lascia stare la storia, perché neppure questa può stabilire l’esclusione di qualcuno da se stessa.

La storia può essere cattiva maestra se le si chiede di insegnare non un metodo, ma una verità definitiva, perché le verità definitive, almeno su questa terra, non esistono, come sanno – o dovrebbero sapere – anche gli educatori, cioè quei lavoratori che operano in ambito sociale, culturale, lavorativo e familiare.

In conclusione: educatori fuori dalla storia contemporanea? Meglio di no: anche a loro, infatti, può essere utile sapere perché Hilary Clinton ha perso le elezioni statunitensi, soprattutto se Donald Trump, oltre a voler costruire muri, intende pure tagliare le spese per gli educatori di strada.

Antonio Mazzei

Nella foto in alto: La mostra “Il giorno della gran battaglia. Il 24 giugno 1866 a Custoza” al Polo Santa Marta dell’Università di Verona

Antonio Mazzei

L'autore: Antonio Mazzei

Antonio Mazzei è nato a Taranto il 27 marzo 1961. Laureato in Storia e in Scienze Politiche, giornalista pubblicista è autore di numerose pubblicazioni sul tema della sicurezza. antonio.mazzei@interno.it

Commenti (1)

  • giulia C.

    Secondo me hanno deciso in seguito a ripetuti episodi di violenza di cui poco si sa…

    http://www.larena.it/home/si-apre-l-39-anno-accademico-tregua-in-ateneo-dopo-le-tensioni-1.2967505

    Questi fatti risalgono al 2013 ma recentemente si sono ripetuti…e così i benpensanti hanno pensato di eliminare l’insegnamento come l’altro giorno hanno lasciato a casa i ragazzi delle scuole a Verona Sud per evitare confusione e traffico!
    Che fare? Siamo ancora in tempo per inventarci un intervento in facoltà? Andiamo a parlare con il Rettore?
    Grazie per l’articolo su un problema che meritava e merita la nostra attenzione!

commenti (1)

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