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Intervista con il presidente Giuseppe Lombardo. Nati a Verona nel 1996 come semplice coro, i Musici di Santa Cecilia il prossimo 22 novembre saranno al Teatro Nuovo dove eseguiranno la Petite Messe Solennelle di Rossini.

Giuseppe Lombardo
Giuseppe Lombardo

Nell’imminenza del concerto del prossimo 22 novembre al Teatro Nuovo di Verona, abbiamo intervistato Giuseppe Lombardo, presidente de I Musici di Santa Cecilia, associazione nata come semplice coro nel 1996 e che oggi è anche baby orchestra, orchestra stabile sinfonica, accademia e promotrice di varie attività culturali.

– Cominciamo dal prossimo impegno: il concerto al teatro Nuovo del 22 novembre con un’opera impegnativa di Rossini e con Katia Ricciarelli. 

«Eseguire la Petite Messe Solennelle di Rossini con la partecipazione di un’artista di grande fama è insieme uno stimolo e una gratificazione, ma il merito è in gran parte del nostro maestro Dorino Signorini nonché di tutta la compagine orchestrale. Da un anno e mezzo a questa parte è stato un crescendo di soddisfazioni con esibizioni di riconosciuto livello artistico, le più recenti il 2 giugno alla festa della Repubblica, con l’esecuzione del Requiem di Mozart all’Ossario di Custoza o lo Stabat Mater di Rossini nella Basilica di San Zeno».

– Perché il concerto proprio il 22 novembre? È un martedì…

«Si festeggia Santa Cecilia, patrona dei musicisti e tutti gli anni la nostra associazione tiene proprio in questo giorno un concerto. E’ il nostro modo per onorarla».

– Quali sono stati gli esordi dell’associazione, quando siete nati?

«Il coro è nato nel 1996 nell’ambito delle attività didattiche della Scuola diocesana di Musica sacra Santa Cecilia di Verona, poi nell’anno 2000 ha preso forma autonoma come associazione de I Musici di Santa Cecilia. All’inizio eravamo solo coro, poi volendo offrire non solo bei momenti di musica alla città ma anche cultura e formazione, l’associazione ha creato altre iniziative».

– Cioè?

«Nel 2012 è nata la baby orchestra, dove bambini e ragazzi prendono confidenza con gli strumenti musicali e con la musica orchestrale. Più recentemente, nel 2014, grazie a una visione lungimirante del maestro Signorini si è aggiunta l’orchestra stabile con musicisti amatoriali che conta fino a 40 elementi. Per ultima è nata l’accademia degli eventi, presente in ogni circoscrizione, che offre formazione a chiunque voglia cimentarsi nelle più disparate forme di arte e non solo in quella musicale».

– Quali le partiture che vi hanno dato maggiore soddisfazione?

«Parlo ovviamente a titolo personale: Ein Deutches Requiem di Brahms ed il Requiem KV626 di Mozart su tutti. Poi ricordo con piacere i Carmina Burana che abbiamo eseguito nel 2013 al Mart di Rovereto sotto la direzione del maestro Mario Pan. Non posso non citare Cartoline dall’inferno, un format multimediale che riprendendo il periodo della prima guerra mondiale intreccia arte figurativa e cultura con la storia d’Italia, accompagnato dalla forza e drammaticità del Requiem di Mozart».

I Musici di Santa Cecilia
I Musici di Santa Cecilia

– Com’è composto il coro? Quante voci, quanti componenti e solisti?

«Il coro si compone delle 4 sezioni tradizionali (tenori, bassi, soprani e contralti) per un totale di circa 45 elementi. All’occorrenza si unisce a noi il Coro di Isola della Scala, con il quale collaboriamo da anni. Così si arriva a più di 80 coristi necessari per partiture come Carmina Burana. I solisti sono invece dei professionisti che vengono scelti dal maestro all’esterno, a seconda delle necessità, anche se nella nostra formazione non mancano apprezzabili elementi che al bisogno si prestano per questo ruolo».

– Come vi considerate, volontari o professionisti della musica?

«Siamo tutti assolutamente dilettanti volontari. Ci guida la passione, ma impegno e passione portano a grandi risultati e di questo possiamo essere testimoni».

– Tutti possono entrare nel coro? Servono requisiti particolari?

«Solo due requisiti sono indispensabili: una buona intonazione di voce e tanta voglia di impegnarsi. A chi vuole entrare in un coro consiglio di avere inizialmente poca voce e tante orecchie. Sentire gli altri più esperti a fianco è la scuola fondamentale, poi piano piano la voce può crescere e armonizzarsi con il resto della sezione. Ma si deve avere tanta pazienza e continuità, ed è molto importante anche lo studio a casa e l’ascolto di registrazioni che si possono trovare su internet. Saper suonare uno strumento o conoscere la musica è un vantaggio ma non è indispensabile».

– Partecipare al coro è impegnativo? Cos’è che vi muove a cantare?

«Rispondo subito alla seconda domanda: la passione, e questa condiziona giustifica la risposta alla prima: sì, è molto impegnativo, sono indispensabili autodisciplina e dedizione. Servono minimo tre ore di prove alla settimana, che aumentano in prossimità dei concerti, più qualche ora a casa di studio. Per il prossimo concerto del 22 novembre stiamo procedendo da due mesi con due serate di prove settimanali e conciliare questo con il lavoro e la famiglia non è facile».

– Organizzare concerti è costoso, come vi finanziate?

«I nostri concerti sono sempre stati gratuiti per il pubblico, ma ci sono costi inevitabili da sostenere per il locale, la SIAE, la sicurezza, il service e decine di altre cose. Ringraziamo veramente di cuore gli sponsor che ci danno una mano, ma qualche volta non bastano, e se non si riesce a coprire i costi allora il concerto si rimanda, ed è un vero peccato».

– Per il concerto del 22 novembre bisognerà però fare il biglietto…

«Per la prima volta per il concerto al Teatro Nuovo del 22 novembre è richiesto un biglietto di ingresso, nonostante il quale comunque a fatica copriremo i costi. Non abbiamo potuto farne ameno, ma rimane comunque un fatto eccezionale, siamo una associazione senza fini di lucro, ci muove la passione e coperti i costi vivi vogliamo solo offrire buona musica ai veronesi».

– Date vita e voce ai righi musicali di grandi compositori, ma i veronesi vi seguono? Come risponde la città?

«Direi molto bene. Abbiamo un pubblico affezionato che ci segue molto: ricordo le 500 persone nella Basilica di San Zeno per Santa Cecilia del 2015 e l’auditorium della Gran Guardia pieno, sia in platea che in galleria, il 19 dicembre in occasione di un concerto benefico».

– Altri impegni oltre il 22 novembre?

«Il 25 novembre alle 21 saremo nella chiesa di San Giorgio per l’inaugurazione del progetto Verona minor Hierusalem. Il 15 dicembre terremo un concerto Galà di Natale in un luogo ancora da decidere, poi a fine gennaio ci sarà il concerto in occasione della Giornata della Memoria, ma invito tutti a seguirci da vicino anche sul nostro sito».

– Per la musica a Verona non è un bel momento…

«Siamo dispiaciuti per la crisi della Fondazione Arena e per la situazione degli artisti che ci lavorano, che poi sono i nostri fratelli maggiori. Verona, primaria città d’arte, ha una tradizione musicale nel settore del melodramma che non va dispersa e per questo speriamo si riesca ad uscire da questa difficile situazione trovando la formula per riportare l’opera ai livelli di un passato prestigioso».

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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