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Paola Azzolini, a sinistra, all'inaugurazione del restaurato Castelvecchio nel 1964
Paola Azzolini, a sinistra, all’inaugurazione del restaurato Castelvecchio nel 1964

Morta la critica letteraria veronese, studiosa della scrittura al femminile e animatrice culturale. Severa ma sorridente, voce di quella Verona che era ancora consapevole della propria eredità.

Per chi non crede alle coincidenze, vorrà dire qualcosa che Leonard Cohen sia morto appena dopo Paola Azzolini: c’era da suonare un Halleluja come il suo, nell’alto dei cieli, un canto pasquale in musica da inno funebre. Per dirlo bene ci vorrebbe lei, che non era una dilettante in critica letteraria. La parte di chi sta scrivendo queste note, invece, fu di mettere in pagina gli articoli che lei scriveva: impaginarli, titolarli, qualche volta anche accorciarli per esigenze di spazio. Lì cascava l’asino, che poi doveva ragliare alle garbate rimostranze dell’autrice: riconoscere gli errori fatti per presunzione, oltre che per la fretta. Paola, l’unica soddisfazione è che dalle mie scuse Hollywood ha tratto spunto per un film ora nelle sale: Genius. Ti rispondevo, infatti: «Ma guarda che anche Hemingway aveva un redattore che metteva mano ai suoi scritti, e che glieli tagliava, eccome». Sento il commento, musicato da Leonard Cohen: presunzione…

Oltre agli scritti quasi quotidiani di critica alle novità librarie, sulla terza pagina del giornale L’Arena, Paola Azzolini ha pubblicato saggi in cui indagava soprattutto sulle donne nella letteratura. Come un’autobiografia per interposta storiografia. L’ultimo (purtroppo!) dedicato alle sviolinate dell’amante a un trombone delle patrie lettere: Lettere di Ottavia Arici ad Aleardo Aleardi, 1848-1849 (Il Poligrafo, 2015). Ma qui sento che la musica di Leonard Cohen si interrompe. Sì, l’asino si corregge, Paola: è vero, me l’avevi spiegato che non si può contestare all’appassionata Ottavia di esagerare, quando parla dell’Aleardo come fosse Gesù Cristo. Le donne di allora non avevano altra istruzione che quella religiosa, e a quella attingevano anche per le lettere d’amore. Interessante, vero? Infatti l’ha scritto Paola Azzolini.

La città perde una persona consapevole dell’eredità culturale veronese, e che si batteva per difenderla. Non da ieri: in una fotografia del 1964 si vede Paola Azzolini, unica donna, all’inaugurazione del Castelvecchio restaurato da Carlo Scarpa. Sarà presente in quella sede anche per il ritorno dei quadri rapinati, ora che possiamo contare su di lei in alto loco. Piangendo, Halleluja!

Giuseppe Anti

Giuseppe Anti

L'autore: Giuseppe Anti

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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