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libro-tirapelleQuaranta interviste a numerosi artisti dell’opera che raccontano frammenti della loro vita professionale e quotidiana. E’ questo il contenuto del libro Opera Mon Amour di Roberto Tirapelle presentato giovedì 17 novembre alla Biblioteca Civica, in sala Farinati. Il libro, sobrio e accurato, presenta per ciascuna intervista una breve introduzione, dei riferimenti biografici del personaggio e immagini, permettendo al lettore di contestualizzare e apprezzare l’artista nella sua totalità. Le figure intervistate sono molteplici, dal direttore d’orchestra al costumista, dal regista al cantante, esponendo varie prospettive per una visione globale, dallo studio del canto, costante e impegnativo, alle prove, con orari severi, alla vita girovaga con un trolley sempre pronto.

Un libro per esperti ma il desiderio sarebbe di un’apertura verso tutti i veronesi perché descrive un patrimonio insito nella città e della città stessa. Quando si tratta di opera lirica a Verona è impossibile trascurare il grandioso contenitore che la ospita, patrimonio monumentale e culturale della città. L’immagine stessa di copertina raffigura l’Arena in un’immagine datata 1954, anni d’oro del canto italiano, abbracciata da un folto ed eterogeneo pubblico in attesa di accedere all’interno dell’anfiteatro.

Dagli Anni Quaranta l’Arena diventa un fenomeno internazionale e che tutt’ora non si è ancora fermato. Si dice che il palcoscenico areniano vanti un tocco di magia, emerso per la prima volta un secolo fa, nel 1913. Questo prosegue tutt’ora e scatta quando cantanti e musicisti, superata la paura e titubanza iniziale, cominciano a fare musica. Le note e le parole si diffondono chiaramente e raggiungono prima le orecchie e poi le emozioni di ciascuno spettatore. Il teatro all’aperto più grande del mondo intimidisce gli artisti ma poi la resa unica difficilmente delude. Anche la scenografia areniana è singolare nel suo genere, priva di sobrietà, perché in una realtà così imponente, non sarebbero consone scene troppo essenziali che deluderebbero le aspettative dello spettatore.

Tirapelle, sempre immerso nel mondo della musica, ci narra dell’evoluzione del cantante lirico attuale rispetto a quello del passato. Le ultime generazioni spiccano oltre che per bravura nel canto e per titolo di studi, anche per bellezza e presenza scenica. Approcciarsi a questi artisti è affascinante per la capacità che hanno di trasmettere passione infinita, viscerale e allo stesso tempo colta e costruita. La loro immedesimazione nei ruoli dei personaggi dell’opera vanta una trasposizione forte e profonda che permette al soggetto interpretato di essere sempre attuale, grazie allo studio e alle capacità dell’artista.

La presentazione si conclude con la speranza che l’Arena torni ad appartenere a Verona, a contestualizzarsi in essa con progetti intelligenti, non limitati alla singola serata o spettacolo ma capaci di aprirsi alla città intera. Il sogno è vivere di musica coltivando la cultura musicale ai fini di una promozione civile e culturale.

Zeno Massignan

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