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letteraria

La formazione cattolica al Liceo Classico presso l’Istituto Don Mazza e la laurea in Filosofia all’Università di Padova caratterizzarono la figura di questo intellettuale veronese che si interessò di storia e microstoria con uno sguardo sempre dedicato al popolo e ai contadini che emergono protagonisti dei suoi scritti.

Presso la sede della Società Letteraria venerdì 4 novembre si è tenuto l’ultimo incontro del ciclo “1866, il Veneto e l’Italia. Centocinquant’anni di storia comune” con una conferenza dal titolo “Un Risorgimento controverso. Ricordo dello storico veronese Federico Bozzini” e non è un caso che l’ultimo intervento sia stato dedicato alla figura di questo storico, studioso, insegnante e sindacalista veronese morto prematuramente nel 1998, all’età di 55 anni. La formazione cattolica al Liceo Classico presso l’Istituto Don Mazza e la Laurea in Filosofia all’Università di Padova caratterizzarono la figura di questo intellettuale veronese che si interessò di storia e microstoria con uno sguardo sempre dedicato al popolo e ai contadini che emergono protagonisti dei suoi scritti.

La dottoressa Daniela Brunelli ha introdotto gli interventi degli amici e studiosi di Bozzini, tra i quali gli avvocati Giuseppe Mercanti e Lamberto Lambertini. Il primo si è soffermato sul libro Destini incrociati nel ‘900 veronese (EL Edizioni 1997, oggi introvabile e di cui ha auspicato una ristampa), in cui Bozzini descrisse le vicende della classe dirigente e la gestione del potere locale nell’epoca di passaggio di Verona dalla dimensione contadina a quella dello sviluppo industriale e del terziario (l’articolo Il Mantegna recuperato, quello di San Zeno nel 1973 contiene un’ampia citazione del libro).  Lambertini invece si è concentrato sulla rievocazione del Bozzini redattore della rivista trimestrale Ombre bianche che uscì tra il 1979 e il 1981 in risposta alla pubblicazione di Ombre rosse, rivista di stampo marxista di quel tempo.

La rivista e gli articoli di Bozzini furono espressione di un pensiero dedicato alla denuncia della violenza e della crisi culturale del tempo in cui si era manifestato il dramma delle Brigate Rosse. Tra gli altri, da ricordare il saggio Le rivolte dei Veneti contro la conquista piemontese apparso nel numero 4 del 1980. Questo fu il tema centrale della produzione di Bozzini che vi dedicò studi approfonditi lavorando con scrupolo negli archivi storici di Verona e di alcuni comuni della provincia e da cui derivò la pubblicazione nel 1977 de Il furto campestre, sulla rivolta antiunitaria scatenatasi nel 1867 nelle piazze e vie di Verona in occasione della Festa del Corpus Domini e diffusa in provincia. Oggi si possono leggere le ricerche dedicate a questo episodio sconosciuto del Risorgimento veronese nel libro edito dalla Casa Editrice Mazziana dal titolo Nobili e borghesi e contadini in un conflitto di paese, che è stato riedito proprio in occasione dell’anniversario dei 150 anni.

Da altri studi sul periodo del 1800 veronese vanno ricordati quelli su Erbè, per i quali consulta, legge e studia 300 faldoni conservati negli archivi del piccolo paese e da cui escono libri importanti quali L’arciprete e il cavaliere, Edizioni Lavoro, Roma, 1985, Cipolle e Libertà, EL Edizioni, 1993 (I ed.), 2003(II ed.), L’imperatore e lo speziale, EL Edizioni 1995.

Enzo Erminero, ex Sindaco di Verona e deputato della Repubblica italiana, si è invece concentrato sulla rievocazione degli intellettuali di Verona (tra i quali Giambattista Rossi e Gianfranco De Bosio) di Verona più vicini a Bozzini per formazione cattolica, cresciuti come lui nella parrocchia, «una comunità istituzionalizzata,­­­­­­­­­­­­­ interclassista e popolare», intellettuali che hanno portato la loro esperienza nella politica, rivestendo cariche e diventando uomini intercambiabili nelle loro esperienze in Comune, in Provincia, nella Regione Veneto e alla Fiera, istituzioni sentite al servizio della comunità.

Lo storico Federico Melotto, direttore dell’Istituto veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, ha illustrato invece L’arciprete e il cavaliere ripubblicato recentemente per i tipi della Santi Quaranta di Treviso e ascrive a Bozzini una poetica storiografica che si distingue per una straordinaria capacità narrativa e per lo spirito polemico. Bozzini si occupa del mondo del lavoro e del sindacato di cui lamentava la perdita culturale. “Ognuno fa la sua parte e può criticare solo ciò che conosce” erano le sue parole, e assumono ancora oggi un alto valore attuale. Nel suo slancio di ricercatore di microstoria del Risorgimento denunciò gli storici Silvio Lanaro e Gabriele De Rosa che non raccontarono le ribellioni contro l’assoggettamento dei Veneti ai Piemontesi.

L’impegno come sindacalista della sinistra Cisl e i rapporti da redattore della rivista Note mazziane e con il Centro Mazziano, con cui collaborò in un clima di forte spirito di unione con tutte le altre confederazioni sindacali, sono stati invece ricordati da don Domenico Romani, direttore della Casa editrice Mazziana, il quale si è soffermato sulle iniziative della rivista in cui si trattavano vari temi culturali e in cui Bozzini auspicava un allagamento a temi internazionali. Erano gli anni 1975-78 (1978 anno della morte di Aldo Moro): allora si entrava in redazione e ognuno portava il proprio articolo, lo leggeva ad alta voce e ascoltava e accettava le critiche e poi si pubblicava (come faceva Cicerone con il suo amico Attico).

Romani ha ricordato che Bozzini si occupò di disoccupati, delle scuole in fabbrica, fu insegnante nelle carceri, un suscitatore di coscienza, un intellettuale a tutto tondo che si occupò nel 1975 delle Note sulla critica di Marx alla religione in collaborazione con L. Regaiolo e nel 1977 presentò alla Letteraria Il furto campestre e per questo scrisse a don Romani “Domani alle 21 in Società Letteraria ci sarà la presentazione del Furto Campestre: preparati domande retoriche per far fare bella figura all’autore”.

Infine Massimo Valsecchi, direttore del Dipartimento prevenzione ULSS 20 Verona, ha ricordato l’originalità di Bozzini che riusciva a catalizzare intorno a sé moltissimi suoi amici che gli assomigliavano, Similia cum similibus. Essi tutti insieme diedero vita al gruppo della “Corazzata Potiemkin”, un’associazione che prendeva nome da un irriverente film di Fantozzi piuttosto che dal noto film di Eisenstein, e aveva in mente di scrivere la storia perché la storia fosse leggibile e compresa da tutti, in particolare la storia di Erbè de Il medico e lo speziale, una vitale metafora del presente, in cui si racconta l’arrivo dell’Impero Austro-Ungarico nelle campagne del Veronese, Impero che costruisce la Sanità moderna. Il racconto si focalizza nelle descrizione di come nelle campagne la popolazione resistette sistematicamente al cambiamento e vi viene citato anche il fratello del nonno di Rigoni Stern. Bozzini parteggiò sempre per il popolo e Valsecchi ricorda il sito a lui dedicato in cui si possono leggere in formato PDF i suoi scritti

Giulia Cortella

Giulia Cortella

L'autore: Giulia Cortella

Giulia Cortella è nata a Verona. Laureata in Lettere a Venezia nel 1985 è docente di Materie Letterarie in un liceo veronese. Ha soggiornato negli Stati Uniti nel 1987 per motivi di studio. Ha conseguito due master all’Università di Ferrara in Tecnologie didattiche e un’abilitazione per l’insegnamento di Storia dell’arte. Ha recentemente pubblicato un breve diario sulla vita di Jeff Buckley. giuliacortella@gmail.com

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