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Porte aperte al Palazzo della Ragione per l’allestimento rinnovato: dal patriottismo risorgimentale (apprezzato anche dagli austriaci in divisa) a quello resistenziale di Vedova

L’ultima volta era stato davanti al quadro di Picasso. Non i pezzi d’asporto presi all’Amo (La sinfonia dell’arte, con due note stomnate) ma davanti al suo capolavoro, Guernica, ispirato al bombardamento nazista sulla città-martire basca. Un ufficiale tedesco andò a vederlo a Parigi, nello studio dell’autore, considerato “artista degenerato”, ma tollerato dagli occupanti. «E questo», disse per sfotterlo il nazista, «l’avrebbe fatto lei?« Rispose Picasso: «No, l’avete fatto voi».

Ecco: la foto di una scena analoga, svoltasi alla Galleria d’arte moderna Achille Forti, al Palazzo della Ragione. Non l’abbiamo organizzata apposta, giuro: non saremmo arrivati a tanto, con tutta la fantasia. Ragazzi in uniforme austriaca del 1866 guardano il quadro ambientato nella Verona di quell’anno fatale, opera di Pietro Rossi, Ultimo ricordo d’Austria. Uccisione di Carlotta Aschieri il 6 ottobre 1866.

La foto è stata scattata il 7 ottobre scorso. I ragazzi avevano appena finito di ascoltare la conferenza svoltasi davanti al tricolore tornato quel giorno a casa: 150 anni fa era stato esposto proprio lì, dall’arco della Costa, dieci giorni dopo l’uccisione di Carlotta Aschieri, per salutare finalmente l’entrata in città delle truppe italiane. I neoasburgici erano stati accolti alla conferenza con qualche apprensione, scambiati per figuranti delle “Pasque Veronesi”, quelli del revisionismo stradale che, imperante il leghismo in Municipio, distrussero le belle lapidi ottocentesche di via Flangini per imporre in marmi bruttissimi la loro stravagante ortografia. Per gli pseudovenetisti, infatti, si deve scrivere “Frangini”. Frangar non flectar? Ma no xe venessian, xe latin. O no dèlo? Se vorave saver. No, questi ragazzi intervenuti al Palazzo della Ragione sono filologi dell’uniformologia, gruppo KK IR14, dove KK sta per Kaiserlich-Koeniglich, imperial-regio (anche se nel 1866 l’impero asburgico non si era ancora aggiornato nella duplice monarchia austro-ungarica: vabbè, ragazzi, anche questo non lo diremo a Vienna).

Antonia Pavesi e Patrizia Nuzzo e sullo sfondo il quadro di Vedova
Antonia Pavesi e Patrizia Nuzzo e sullo sfondo il quadro di Vedova  “Varsavia n.2”

Comunque la prova di non essere paraleghisti i ragazzi l’hanno data senza protestare davanti al quadro di fronte, che altrimenti avrebbe sollevato una cagnara anti-immigrazione. Si tratta, infatti, di un manifesto per il multiculturalismo antischiavista, Il battesimo di Zeno Bachit, dipinto da Carlo Donati nel 1908. Raffigura un africano, uno dei primi rifugiati, “i mori del conte Miniscalchi” che il nobiluomo veronese faceva riscattare al mercato degli schiavi sudanese.

Altre scene “à la Picasso” si possono vedere, provocando i visitatori davanti a tanti altri quadri del nuovo allestimento, che sabato 29 ottobre sarà aperto gratuitamente ai visitatori (visite guidate per adulti e per bambini della durata di un’ora alle 11,30, 15 e 17. Non è necessario prenotare, ingresso libero fino a esaurimento dei posti). Esempi, già sperimentati. Le piace signora, questa inquadratura da Google Maps? «Aaah, ecco cos’è! Mi sembrava…» No, veramente è una fantasia di Mattia Moretti, che nel 1963 immaginò il Canale Candiano a volo d’uccello.

Infine, ultimo esperimento. Dopo essere partiti dal patriottismo risorgimentale di Hayez e coevi, la “forza liberatrice di Vedova”, come la definisce la direttrice artistica della Galleria, Patrizia Nuzzo, curatrice del nuovo allestimento. Facce perplesse davanti alla grande tela dai toni cementizi, asfaltati, caotici e informi. «Ma cosa vorrebbe rappresentare?» Il Saval e le future ulteriori urbanizzazioni. «Aaah, ecco…». Veramente il titolo è Varsavia n.2, meditazione del 1960 sulle macerie postbelliche fatta da Emilio Vedova, ex partigiano. Ma, insomma, sempre di disastri si tratta.

Giuseppe Anti

Nella foto in alto Austriaci in uniforme davanti al quadro Ultimo ricordo d’Austria. Uccisione di Carlotta Aschieri il 6 ottobre 1866

Giuseppe Anti

L'autore: Giuseppe Anti

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti “Volti veronesi” e le pagine culturali del giornale L’Arena. giuseppe.anti@libero.it

Commenti (1)

  • Leonardo Danieli Rispondi

    Visto il puntiglioso tecnicismo dell’autore: la dicitura kk è corretta fino al 1866 compreso (può ben riferirlo a Vienna dove possono confermarlo).
    Imperatore d’Austria, Re d’Ungheria, Galizia etc erano i titoli imperiali classici e sono elencati in ordine di importanza fino al 1866. Per i Reggimenti la dicitura è quindi quella Imperial-regia citandone i primi due.
    Nel 1867 l’Impero d’Austria si riforma e nasce l’Austria-Ungheria, la duplice monarchia.
    Dall’Ausgleich la dicitura dell’intestazione si modifica e da k.k. diventa k.u.k. perché il titolo di Imperatore d’Austria della Cisleitania è equiparato a quello di Re d’Ungheria della Transleitania quindi le diciture passano dall’elencazione ad una equiparazione. Da Imperial-Regio (kk) a Imperiale E Regio (kuk).

    Basta guardare su wikipedia se occorre.

    Cordiali saluti
    LD

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