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C’è da riflettere su dove stiano andando Stati Uniti d’America e Unione Europea. E forse, più che Altiero Spinelli, oggi sarebbe meglio ricordare Gandhi.

Non dispiace la visita di Renzi a Washington, va sempre bene coltivare buoni rapporti con la prima potenza economica e militare al mondo, ma vogliamo sperare che non sia andato solo per ottenere un caloroso endorsement sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Renzi avrà parlato della situazione economica italiana? Avrà ricordato che il nostro Paese ha perso in pochi anni il 25% della produzione industriale ed il 10% del PIL? Che la disoccupazione è raddoppiata, il welfare è continuamente tagliato ed i giovani non trovano lavoro?

La creazione della UE e della eurozona era stata favorita nei decenni scorsi dagli USA che vedevano in ciò un rafforzamento dell’Alleanza atlantica contro il blocco russo. Ma Renzi e Obama avranno capito che l’Unione Europea si sta frantumando e che il giocattolo dell’euro è destinato a spaccarsi essendo la causa della crisi economica e politica che sta travolgendo l’Europa?

Ed Obama sa bene che la ricetta per uscire dalla crisi non è certo quella della austerità e che la Germania, dominatrice della scena europea, sta attuando politiche economiche distruttive dell’Europa e sgradite anche agli USA stessi. Peraltro i rapporti tra USA e Germania non sono certo idilliaci: le reciproche accuse di spionaggio e gli scandali Volkswagen e Deutsche Bank con richieste di risarcimento di miliardi di dollari sono l’effetto e non la causa di questa crisi.

E Renzi avrà ricordato ad Obama che le sanzioni contro la Russia stanno facendo gravi danni all’export agroalimentare dell’Italia mentre contemporaneamente continuiamo ad importare gas dalla Russia e la Germania prosegue nel raddoppio del metanodotto Nord Stream nel mar Baltico?

Obama e Putin
Obama e Putin

Ed avrà ricordato ad Obama che la Russia ha sempre avuto storicamente uno stretto rapporto con l’Europa, e che anzi la Russia (e non la Turchia) fa parte dell’Europa? Che la Russia si sta convertendo all’economia di mercato, che il Patto di Varsavia non c’è più dal 1991, che tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico sono passati armi e bagagli nella Nato? Renzi avrà chiesto a Obama che senso ha oggi fare la guerra alla Russia? Che senso ha avuto destabilizzare l’Ucraina e la Crimea mantenendo così un costante focolaio di conflitto?

Avrà fatto presente che lo schieramento di truppe NATO in Lettonia vicino alla frontiera con la Russia, dove parteciperanno anche soldati italiani, appare una inutile e stupida provocazione? Una Russia in crisi economica per il basso prezzo del petrolio e la cui potenza militare non è paragonabile a quella della NATO.

Si saranno seduti attorno a un tavolo per cercare pace per la Siria martoriata da anni di guerra? Renzi avrà cercato di convincere Obama che la foglia di fico dell’esportazione della democrazia dopo l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia e la Siria non regge più? Che tutti questi conflitti voluti per ragioni di espansionismo economico e geopolitico producono devastazioni e morte, importazione di terrorismo ed imponenti flussi migratori?

O forse sarà stato Obama a spiegare a Renzi che per una superpotenza l’obiettivo di una guerra è la guerra stessa. Che per una potenza egemone ci deve essere sempre un nemico all’orizzonte, e che se manca bisogna inventarlo perché l’industria delle armi ha bisogno di produrre e vendere armi. Che un nemico è sempre necessario perché “unifica” il Paese che così non si distrae a parlare di “sciocchezze” come lavoro, welfare e solidarietà.

Chissà se Obama avrà ricordato a Renzi questi pensieri di Altiero Spinelli, di cui il nostro premier ha recentemente omaggiato la tomba a Ventotene con Holland e Merkel:

Scrive Spinelli, nel suo Diario, il 12 aprile 1953 ” (…) Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono” [in A. Spinelli, Diario Europeo (1948-1969), il Mulino, 1989, p. 175].

Sembrano parole sinistramente profetiche, visto che la UE nata nel periodo della “guerra fredda” è ora in forte crisi, e Dio non voglia che quelle parole siano prese sul serio da qualcuno.

Ma una Europa che per consolidarsi ha bisogno di guerre sarebbe un disastro per l’Europa stessa, e allora a Spinelli preferisco Gandhi per il quale “I mezzi possono essere paragonati al seme, e il fine all’albero, tra i mezzi e il fine vi è lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l’albero”, che qualcuno a sintetizzato con “Il fine è nei mezzi come il frutto è nei semi”.

C’è tanto da riflettere su dove stanno andando gli Stati Uniti d’America e la Unione Europea.

Claudio Toffalini

 
Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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