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Lo stato di degrado dell’ex magazzino austriaco documentato su YouTube dal prof. Dino Poli. Le opportunità perdute e i timori per il futuro.

L’Arsenale, che ora vedete così malandato – come testimonia l’interessante filmato amatoriale del prof. Dino Poli – era un gioiello dell’architettura militare austriaca, secondo soltanto a quello di Vienna. Terminato nel 1861, usato come tale anche dai militari italiani, entrò nella disponibilità del Comune di Verona nel 1995, previo pagamento di una somma (in solido e in beni pubblici) corrispondente all’incirca agli attuali 22 milioni di euro.

Il gioiello, divenuto di famiglia, non è stato mai considerato un monumento storico di raro valore universale, ma piuttosto un deposito per attrezzature e archivi, uno spazio utile per mercatini e intrattenimenti, un campo giochi fai da te… tant’è vero che il restauro e la tutela sono  sempre stati rimandati a tempi migliori, nonostante che, fin dal 2012, fossero stati accantonati, all’uopo, i 12 milioni di euro provenienti dalla vendita del palazzo del Capitanio.

Depauperato, svilito, cadente, l’Amministrazione lo consegna adesso nelle mani di una ditta di costruzioni, che per i prossimi 50 anni, manomettendolo seriamente, lo userà per il proprio profitto e per i propri privati scopi. Al Comune resteranno due edifici: uno destinato a ospitare una scuola materna, e uno destinato ad accogliere il “deposito visitabile” delle collezioni del Museo di Storia naturale.

Trascurando ogni altra riflessione riguardo all’opportunità, e alla legittimità, di una tale scelta, si può capire dalle macchie lessicali quanto siano precarie e vilipese, a Verona, le istituzioni culturali (un “deposito visitabile”, vera contraddizione in termini!, la dice lunga sul discredito nel quale viene posto un Museo fra i più importanti d’Italia e del mondo).

Soddisfatti pertanto quelli che pensano che il privato è bello, soprattutto quando pone rimedio al degrado, agli altri non resta che piangere sui sogni passati: c’è stato un tempo (1999), in cui il Museo di storia naturale sarebbe dovuto diventare il fulcro portante dell’Arsenale, con un “Piccolo Arsenale” destinato a bambini e ragazzi (a cura degli Uffici comunali), con un parco tematico ideato da Beatrice Sambugar e Pauli Zuegg, nell’àmbito del  progetto Chipperfield (ambizioso e costoso, ma capace di attirare finanziamenti europei, proprio per la sua unicità).

Fra i sogni passati (e ben presto occultati), c’è stato anche quello del sindaco attuale, Flavio Tosi, che, già a partire dall’aprile del 2009 avrebbe voluto fare dell’Arsenale la sede della Fondazione Arena. Ve la immaginate la Fondazione in Arsenale? e magari i suoi orchestrali, che provano sotto le volte di una delle palazzine asburgiche (invece che negli attuali sotterranei del Filarmonico)? Ve li immaginate i coristi, che allestisco le opere vicino alla gente del quartiere, anzi che negli orridi e caldi capannoni della Zai?

Sogni svaniti sul nascere, mentre cresceva il piacere, che definirei sadico, di costruire macerie, di asfissiare i musei, di mandare a remengo l’istituzione culturale più grande e più rinomata della città. Non so i 17 quadri rubati a Castelvecchio: c’è da credere che saranno a loro volta privatizzati, e che tale operazione sarà al fine considerata necessaria e inevitabile. Se privato è bello, che bello sia, senza eccezione alcuna.

Il 7 ottobre scorso, la Giunta unanime, su proposta del Sindaco Tosi, ha deliberato circa la fattibilità del project financing proposto dalla ditta Italiana costruzioni. Delibera numero 386 (7 ottobre 2016), ora pubblicata nell’Albo pretorio del Comune di Verona.

Cristina Stevanoni

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