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I 18 milioni che il Governo stanzierà per la zona Est della città fanno parte del fondo per la “Riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie”. Non riconoscere Veronetta come parte del centro storico, quando le testimonianze a riguardo sono notevoli, serve solo a perpetuare l’idea di zona difficile e degradata. Dove invece ci sono le vere periferie esse vengono ignorate.

Piano Veronetta: 18 milioni in arrivo dal Governo. Sono dunque arrivati, puntuali come la nuova fabbrica Tod’s di Della Valle ad Arquata del Tronto (un terremotato, che ha perso la casa ma non il gusto dell’umorismo, afferma che sarà chiamata “Referendum”), puntuali sono dunque arrivati  i 18 milioni per Veronetta, provenienti da un fondo governativo riservato alla “Riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie”. Siamo tutti ben felici, per Veronetta e per la città intera. Un bel gruzzolo, che metterà finalmente in salvo, si spera, il palazzo Bocca Trezza. Meno contenta sono io, nel mio piccolo, per i metalli ancora oliati del Silos di Levante della provianda di Santa Marta, considerando al pari d’una follia il riuso del Silos di Ponente (giudizio negativissimo, che credo appartenga a me, e a pochi altri).

Ciò premesso, mi chiedo se il sindaco Tosi, che ha frequentato “lo Scipione Maffei” (S. Lorenzetto, La lezione di Tosi. Intervista con il leghista eretico, Marsilio 2012), non abbia peccato, anche in questo caso, di eccesso, o quanto meno di generosa sovrabbondanza. Quelli che, più modestamente, a Verona, hanno frequentato o frequentano  “il Maffei” sanno che il vocabolario pone dei limiti ben precisi all’uso delle parole: “periferia” è un termine che «ha assunto fin dagli inizi del moderno urbanesimo una connotazione negativa», designando l’ “insieme di quartieri esterni… costituiti per lo più da misere abitazioni e da edifici industriali» (Grande dizionario della lingua italiana, a cura di S. Battaglia, ad vocem)”.

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Ora, per collocare Veronetta nel novero delle periferie, occorre, come dicevo, una buona dose di coraggio, o di faccia tosta. Veronetta, al di là del nome più recente e diminutivo (su cui si favoleggia, senza prove evidenti), era il quartiere di Castello, il più antico della città. Anzi, la sua origine si perde nella notte dei tempi, in epoca preistorica. Veronetta è tutelata dall’Unesco, essendo compresa entro la cinta delle mura storiche, Veronetta ospita le facoltà (o come adesso si chiamano) universitarie, ha palazzi ed edifici insigni, e conserva le tracce, misconosciute, d’una capillare  e variegata attività prima artigianale, poi industriale, arrivata fin dentro il Novecento. Gli scavi al Seminario maggiore, occultati e ignoti ai più, hanno portato alla luce un’industria della lavorazione dei metalli (secoli II a. Ch- IV d. Ch), la maggiore, dicono gli esperti, dell’Italia settentrionale, sviluppatasi anche grazie alle diverse ghiaie, residue dell’Adige preistorico, che ‘batteva’ contro le pareti della vicina collina (Verona scavi archeologici: dal Seminario spunta un tesoro).

Mi fermo, ma solo per dire che  Veronetta è stata oggetto, alla fine degli anni Sessanta, d’una ricerca scientifica, da parte del Comune di Verona, proprio perché l’Amministrazione aveva capito di quale patrimonio, sociale, storico, architettonico, il quartiere fosse depositario. Ricerca svolta in più direzioni, i cui esiti sono affidati a un’apposita pubblicazione datata 1970 (collocazione in Biblioteca Civica: VER 352.045 CON VAL). Taccio di moltissime altre e più recenti pubblicazioni, e di altrettante lodevoli iniziative, tutte intese a rivendicare, per Veronetta, un ruolo fondamentale nella storia della città.

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Evidentemente è successo che “lo Scipione Maffei”  ha proposto al suo allievo letture diverse, tanto diverse che gli hanno fatto credere che Veronetta era, di fatto, il nostrano Bronx (poi, come al solito, la Tv ci ha aggiunto del suo (Veronetta un quartiere tranquillo per il TG1 è il Bronx). Ma il peggio è questo. Dove ci sono davvero periferie, rese più squallide e inquinate da scellerate scelte urbanistiche, dove ci sono necessità stringenti di proporre almeno delle compensazioni, ebbene, lì, la periferia non esiste, e il Consiglio comunale, con la sua maggioranza, vota contro una proposta doverosa, una variante che avrebbe offerto quel minimo di salvaguardia, forse illusoria, per i polmoni, qualche albero in più, a cui aggrapparsi: Verona Sud, niente allargamento al parco Prusst. E la viabilità è un problema.

«Nostre parole, figlie di molti padri», diceva il poeta Seferis, reclamando il rispetto che a loro si deve. Un nostro giullare, Dario Fo, ha giustamente intitolato il suo ultimo libro Darwin. Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? Siamo scimmie da parte di entrambi, con tutto il rispetto per le scimmie.

Cristina Stevanoni

P.S. Un vocabolario,  una mappa, un breve sunto di storia della nostra città si raccomandano anche a coloro che esaminano gli elaborati che rispondono ai bandi governativi.

Commenti (1)

  • Marcello

    Ottimo articolo Cristina, che mostra un pericoloso (per i cittadini) terreno d’intesa tra i tosiani del Faro e i renziani nostrani. 18 milioni servivano veramente ai quartieri periferici della città, un po’ meno ne bastavano a Veronetta per migliorare le strade e il Palazzo Bocca-Trezza. Veronetta appartiene però al centro storico cittadino come le zone di Santa Trinità, di S. Bernardino e di S. Zeno. Renzi potrebbe non saperlo ma i suoi sostenitori lo sanno bene. I dem continuano a mistificare, anche a Verona: dopo aver svenduto i diritti dei lavoratori per fare il Job-Act, nel nostro Comune i soldi concessi per riqualificare le periferie cittadine vanno in realtà al centro storico. Trascurate sia le prime che l’altro, da un becero e interessato affarismo.

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