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L’attuale via Regaste Redentore era parte integrante del Teatro Romano di Verona perché qui esistevano edifici di controfacciata o di postscaenium. Il nome deriva da “regasta”, fila di pali infissa nel fiume, scomparsa con i lavori di costruzione del muraglione sull’Adige dopo l’inondazione del 1882.

Il Teatro Romano di Verona è un complesso architettonico che risulta essere unico al mondo per la bellezza del sito geografico in cui venne inserito dai Romani verso la fine del I secolo avanti Cristo. Infatti è forse l’unico teatro romano esistente che si affacci sulle rive di un fiume: anche il Teatro Marcello, voluto da Augusto e coevo al teatro di Verona, si ergeva sul fiume Tevere, presso l’Isola Tiberina, luogo natale di Roma, ma non era in perfetto asse rispetto al fiume e le sue strutture sono oggi visibili solo parzialmente, perché inglobate in edifici posteriori. A Verona, invece, non solo le strutture sono ben conservate ma tutto risulta in asse con il reticolo stradale urbano e perciò geometricamente armonioso se si considera inoltre che l’impianto era inserito tra due ponti che lo racchiudevano sul fiume.

Verona divenne Municipio Romano nel 49 a. C. per volere di Cesare che amò moltissimo la città e qui volentieri soggiornava, ospite della famiglia di Catullo, essendo amico del padre del poeta, di passaggio verso i territori della Gallia che lui sottomise nella sua lunga campagna bellica. Dopo la costruzione dell’impianto urbano in destra d’Adige fu presto stabilita, in epoca augustea, la costruzione del teatro sulla riva sinistra, sul colle San Pietro che degradava fino al fiume, per il quale si procedette ad uno scavo della roccia per rendere lineare il tratto su cui doveva affacciarsi l’edificio. L’allineamento fu seguito dall’erezione a livello del fiume di una loggia su pilastri in conci di pietra, antistanti un muro in opus reticulatum alto 6 metri, che sopravvivono ancora, in numero di cinque e correvano lungo tutto il tratto del fiume compreso tra i due ponti che abbracciavano il complesso a costituirne le sostruzioni di rinforzo, come si evince nella ricostruzione ideale di Giovanni Caroto del 1560 circa che disegna 18 archi complessivi, mentre Andrea Monga, il grande scopritore del Teatro nella prima metà dell’800, riferisce 26 pilastri con 25 arcate, come riporta l’Archivio Monga al Teatro scheda n.3.

L'intercapedine scavata dai Romani per evitare le infiltrazioni d'acqua nel teatro
Intercapedine scavata dai Romani tra il teatro e la collina per evitare infiltrazioni d’acqua (Verona In)

Sorse in questo periodo, dopo la fondazione del reticolo centuriato della città, il ponte chiamato comunemente Postumio, che fungeva da sbocco di attraversamento sul fiume della grande via Postumia, risalente al 148.a.C. e che sorgeva nella parte posteriore l’abside della Basilica di Santa Anastasia. Il ponte, ora scomparso, insisteva nella sua ultima arcata d’appoggio sinistra su un sostrato ghiaioso (si pensi al toponimo “giardini della Giarina” = ghiaia) e, dall’altra parte, sabbioso: ciò impedì alla struttura la stabilità in occasione di inondazioni e terremoti e il ponte iniziò a crollare intorno al IX secolo, quando è già detto fractus, e, nel 1087, un’alluvione ridusse il manufatto al moncone di qualche pila che resse fino al XIII secolo. Il Ponte Pietra, invece, ancorato direttamente sulla roccia del Colle che arriva in quel punto fino al fiume, resistette e subì dei rifacimenti in epoca medievale ma conserva intatta la sua romanità. Tra questo ponte più vecchio, fatto di pietra e perciò chiamato Lapideus e il ponte più nuovo in marmo, Postumio (Emilio o Marmoreus), perché rivestito di marmo, sorse il cantiere del teatro.

Il fiume dunque venne letteralmente fortificato nella sua sponda sinistra per accogliere la struttura imponente di un edificio scenografico di enorme ampiezza, che copriva all’incirca 150 metri di larghezza, compresi i quattro archi ciechi che delimitavano le piazzette laterali (Piazzetta Martiri della Libertà e Vicolo Botte) con il superamento di un dislivello di 60 metri. In profondità, dall’argine del fiume fino al muro della seconda terrazza superiore misurava 107 metri.

L’attuale via Regaste Redentore era parte integrante del complesso perché, come si vedrà, qui esistevano edifici di controfacciata o di postscaenium: il nome deriva da “regasta”, fila di pali infissa nel fiume, scomparsa con i lavori di costruzione del muraglione sull’Adige dopo l’inondazione del 1882. Era quella via di raccordo tra l’innesto della Postumia e quello corrispondente, dall’altra parte, delle vie più tarde, la Claudia Augusta e la Gallica di cui gli scavi odierni hanno riportato alla luce un tratto, come per primo è stato segnalato da Giuseppe Anti su Verona-in.

Serafino Ricci, autore del meraviglioso testo Il Teatro Romano di Verona, edito a Venezia nel 1895, riferisce che, dall’altra parte, tratti di strada erano stati trovati a circa 1,60-1,90 nell’odierna piazzetta Martiri della Libertà nel 1885. Nei giorni estivi di luglio qui è stato riportato alla luce, a lato della Chiesa del Redentore, anche un muro disposto più obliquo rispetto al disegno della ex sovrintendente dott.ssa Cavalieri Manasse e che termina sull’angolo della Casa Fontana, ovvero l’edificio che funge da biglietteria del Teatro, che corrisponde al parascaenium orientale. Il muro ha una profondità di circa 8 metri ed è in blocchi di tufo mentre gli scavi Agsm ne hanno fatto riemergere solo la parte superiore in pietra bianca. Era già stato scoperto in occasione degli scavi seguiti all’inondazione del 1882, come riportato dal Ricci nelle note del 1881-1885. La Sovrintendenza ha indirizzato la traccia dello scavo Agsm su un punto in cui il muro meglio si prestava ad esser scavato. Si tratta di muro che chiudeva l’apparato teatrale ad oriente e che faceva parte di una grande struttura di sostegno che scendeva a “raccordarsi collo spallone del Ponte Postumio”, come dice Ricci, nel punto antistante l’area dell’Odeon e a 20 metri circa dalla Porta Romana di via San Faustino, ingresso orientale sulla Postumia in città.

Ricci ancora ci parla dei ritrovamenti di altri muri in opus reticulatum retrostanti e perpendicolari a quelli dell’argine: questi ambienti sotterranei servivano per il teatro e poi furono usati dalle famiglie che abitavano sulle case delle Regaste e ancora oggi una “cantina” a sinistra dell’ingresso del Teatro si può vedere dalla finestra al piano della strada.

Giulia Cortella

Il teatro romano è una struttura architettonica acquisita dai Romani dopo la conquista della Grecia del II secolo a.C. I teatri greci (ad esempio quello di Atene dedicato a Dioniso e quello di Epidauro, risalenti rispettivamente al V e IV secolo a.C.) sono costruiti sfruttando la morfologia di luoghi collinari che naturalmente possono ospitare un consesso di persone: inizialmente gli spettatori si siedono su panche lignee mobili o direttamente sui gradoni naturali della collina. Il teatro greco è sempre costruito nei pressi di un tempio (complesso della città di Delfi: templi, teatro, stadio) e le rappresentazioni si svolgono durante le feste religiose. Il teatro romano è anch’esso inizialmente ligneo e smontabile: del teatro di epoca repubblicana non ci è pervenuta traccia. Si conosce l’esistenza del Collegium Scribarum Histrionumque che era stato diretto, alla fine della sua vita, da Livio Andronico, padre della letteratura latina (il Collegio degli scrittori e degli attori di teatro aveva sede presso il tempio di Minerva sull’Aventino e qui a Livio fu concesso di risiedere). Livio fu l’autore della prima opera teatrale rappresentata a Roma nel 240 a.C. probabilmente in un teatro provvisorio, smontato al termine dei Ludi in cui si era svolta. Si sa che, intorno al 150 a.C., i censori avevano iniziato sul Palatino la costruzione di un teatro in muratura, fatto poi distruggere per volere del Senato, per il quale una simile costruzione rappresentava il pericolo di corruzione della moralità pubblica. Il primo teatro in muratura di Roma è quello di Pompeo, oggi solo parzialmente riconoscibile, che risale al 61 a.C. circa: esso venne restaurato a più riprese anche all’epoca di Teodorico e poteva contenere circa 27.000 spettatori (il Teatro della Scala di Milano può oggi ospitare 3.000 spettatori circa). I teatri che da allora furono costruiti a Roma e in tutte le province romane, seppur con varianti, ripresero il modello del teatro di Pompeo e risalgono al periodo che intercorre tra l’età di Cesare e quella di Augusto (45 a.C. – 14 d.C. per quanto riguarda il teatro di Verona e quello di Orange) e l’età imperiale, e la loro costruzione fu promossa dal potere centrale al fine di permettere l’educazione del popolo e il rafforzamento del consenso nei confronti del principe. (G.C.)

Giulia Cortella

L'autore: Giulia Cortella

Giulia Cortella è nata a Verona. Laureata in Lettere a Venezia nel 1985 è docente di Materie Letterarie in un liceo veronese. Ha soggiornato negli Stati Uniti nel 1987 per motivi di studio. Ha conseguito due master all’Università di Ferrara in Tecnologie didattiche e un’abilitazione per l’insegnamento di Storia dell’arte. Ha recentemente pubblicato un breve diario sulla vita di Jeff Buckley. giuliacortella@gmail.com

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