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Il 15 ottobre presso il museo AMO (Arena Museo dell’Opera di Verona) si inaugurerà la mostra Picasso. Figure 1906 – 1971una retrospettiva sul grande maestro spagnolo che non tornava tra le mura scaligere da venticinque anni, quando nel 1990 Giorgio Cortenova propose a Palazzo Forti la mostra “Picasso in Italia”.

La novità del progetto, organizzato da Arthemisia Group con il patrocinio del Comune di Verona e in collaborazione con il Musée national Picasso di Parigi, consiste nell’esposizione di 90 opere, una per ciascun anno di vita dell’artista.

La curatrice Emilie Bouvard analizza un arco temporale che inizia nel 1906, data emblematica per la storia dell’arte, fino all’inizio degli anni ’70, scegliendo tutte opere unite dal filo comune della figura umana, tema fondamentale della poetica picassiana.

Il progetto espositivo prevede sei sezioni, la prima titolata: “Ricostruzioni e decostruzioni cubiste”, spazia dal 1906 al 1916, analizzando la nascita del cubismo nel 1907, e le influenze culturali del giovane Picasso. La presenza della maschera africana sarà una costante dei primi anni di questa sua fase, per il fascino scaturito dalla carica di forza primordiale e dall’essenzialità formale estrema.

La seconda sezione descritta come: “Reinventare la linea classica”, inserisce l’artista in un clima culturale di rappel a l’ordre, influenzato dal viaggio in Italia del 1917 e dal naturale confronto con i grandi maestri italiani.

La sezione successiva, “Metamorfosi surrealista”, descrive il periodo influenzato dal surrealismo, affrontato con libertà espressiva senza la dogmaticità e le regole definite nel manifesto firmato André Breton. Picasso presenta ciò che la mente conosce oltre all’aspetto visivo, talora con logiche oniriche e stranianti in un’ambientazione sospesa e talvolta inquietante.

La penultima sezione è quella delle “Figure di Guerra” con fulcro nella Guerra Civile Spagnola e nella Seconda Guerra Mondiale. Il grande pittore interviene contro gli orrori della guerra e la devastazione che essa diffonde. Si iscrive al partito comunista, prendendo per la prima volta una decisa posizione politica. L’artista con la sua opera non vuole essere indifferente ma assumere un ruolo sociale e contribuire a denunciare l’inumanità e brutalità della guerra.

L’ultima sezione è quella del “Pittore e la modella”, sintesi estrema della sua opera. Non è l’aspetto erotico quello predominante ma la tragicità nei suoi rapporti con le donne.

L’attuale AMO, ex Palazzo Forti, donato al comune nel 1937, ora di proprietà della Fondazione Cariverona, mantiene una tradizione dedita all’arte contemporanea e ospitando questa mostra fino al 12 marzo, inserisce Verona in un circuito culturale sempre più interazionale.

Zeno Massignan

Nella foto in alto Les Demoiselles d’Avignon (Pablo Picasso, 1907)

 

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