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Di alcune aziende rimane traccia, come Mondadori, di altre si sta procedendo ora alla demolizione, come l’ex lanificio Tiberghien. Ma tra Viale Venezia, Montorio e la Valpantena sono numerose le attività che hanno contribuito al benessere dei veronesi.

In un’area urbana compresa da Porta Vescovo a via Barana, da viale Venezia sino a San Michele, da Montorio sino ai piedi della Valle Squaranto e della Valpantena, esistevano sin dall’inizio del secolo scorso numerose attività produttive di rilevante entità. Queste attività  riguardavano i settori dell’agricoltura, dell’industria e dell’artigianato che costituivano un solido punto di riferimento per lo sviluppo della zona e sotto il profilo occupazionale. Molte di queste aziende, purtroppo, sono oggi pressoché sparite perché cessate e/o trasferite altrove.

Ricordo che all’inizio di Viale Venezia, fino quasi alla fine agli anni Cinquanta, esistevano le Officine Adige che producevano rimorchi per il trasporto di merci su strada. Dopo la nascita della nuova Zona Agricola Industriale (Zai) le Officine Adige si sono trasferita su un’area di circa 500 mila metri quadrati, in ZAI, passando, successivamente sotto il controllo del Gruppo Viberti, a sua volta collegato alla FIAT (Sistema IVECO), sino a cessare l’attività alla fine degli anni Novanta.

Più avanti, verso San Michele esistevano le Officine Perusi, che producevano “cucine domestiche” (fornelli a gas e mobili pensili in lamiera smaltati) e mobili ed arredi in ferro per ufficio verniciati a caldo (armadi, scaffalature, scrivanie, ecc.). Sempre lungo Viale Venezia esistevano i laboratori di falegnameria Bertolaso,  specializzati nella produzione di casette in legno (cicogne), particolarmente idonee ed apprezzate (in particolare all’estero) per campeggi, villaggi turistici ma anche per le necessità e le emergenze conseguenti a calamità naturali.

Adiacente alla linea ferroviaria Milano Venezia, esistevano le Officine Ricambi delle Ferrovie dello Stato, insediatesi sin dalla fine dell’Ottocento in due enormi strutture di oltre 30 mila metri quadrati, collegate ai binari, su un’area di oltre 12 ettari che arrivava sino all’inizio dell’abitato di San Michele Extra. Quasi di fronte, dove oggi esiste un cantiere dismesso da oltre 15 anni, c’erano le Cantine Pasqua, conosciute in tutta Italia e punto di riferimento per molti viticoltori delle vallate della zona.

L'ex lanificio Tiberghien prima della demolizione
L’ex lanificio Tiberghien prima della demolizione

Infine, sempre in Viale Venezia esisteva sin dall’inizio del Novecento il Lanificio Tiberghien, oggi in fase di demolizione dopo circa vent’anni di abbandono delle sue strutture e dell’intera area in cui era ubicato da oltre un secolo. All’interno del quartiere di Borgo Venezia, in via Zeviani, esisteva, e in parte esiste ancora, una fra le più prestigiose industrie grafiche d’Europa, nata a Verona nel 1917 all’ombra del Campanile di San Nazaro e trasferitasi a fine anni Cinquanta in quella sede: le Officine Grafiche Arnoldo Mondadori Editore, oggi passate sotto il controllo del Gruppo Pozzoni di Bergamo. Sempre in questo quartiere esistevano altre industrie di notevole prestigio, fra le quali il Calzaturificio Rossi, le Vetrerie Moderne, un pastificio, un’industria per la lavorazione degli ossidi di ferro (ancora esistente), un calzificio, ed altre attività dell’indotto.

Nella zona di Montorio esisteva un cotonificio, divenuto alla fine degli anni Trenta la Società Anonima Pelli e Lane, conosciuta come SAPEL, specializzata nella lavorazione delle pelli ovine e caprine mediante il recupero delle lane “succide” destinate alle industrie di filatura. Esistevano le Officine di precisione Squaranto, le Officine Pozzer, poi Erpoz (Erminio Pozzer) e le industrie tessili del Gruppo Bonazzi. C’erano impianti per la miscelazione dei gessi e dei silicati, c’era la Cartotecnica Giacometti divenuta poi Valpak Nord, c’era l’Industria di produzioni plastiche Clever e tante altre attività di supporto.

In Valpantena, a Quinto, era nato il Gruppo Veronesi, divenuto negli anni leader Europeo nel campo dei mangimi, degli allevamenti e delle lavorazioni delle carni. Sempre ai piedi della vallata erano sorte le Officine BRA, specializzate nella produzione di macchinari per la lavorazione del marmo e altri laboratori per le lavorazioni di agglomerati e di materiali lapidei.

L’insieme di queste attività occupava, mediamente, oltre 10-12 mila lavoratori fissi che a loro volta fungevano da volano per diversi mestieri ed interessi di altra natura. Oggi, che di tutto questo rimane solo il ricordo – eccezione fatta per il Gruppo Veronesi e pochi altri –, restano impresse nella mente gli enormi stabilimenti, capannoni, piazzali di manovra e di servizio per la movimentazione delle merci, oggi spaventosamente vuoti o sostituiti nei loro spazi da attività commerciali.

Ho voluto riassumere, seppur in estrema sintesi questi ricordi, perché voglio richiamare l’attenzione sulla notevole perdita di posti di lavoro, che si è verificata in questi anni, quasi in silenzio e senza la creazione di opportunità occupazionali sostitutive. Ho voluto farlo anche per appoggiare la proposta di Nadia Olivieri di riservare all’interno dell’area ex Tiberghien uno spazio idoneo in cui raccogliere i ricordi e le testimonianze di quanti hanno partecipato e vissuto esperienze singole o di gruppo nel corso della propria esistenza lavorativa. E ciò affinché queste esperienze di vita vissuta, possano costituire un patrimonio collettivo da raccogliere, conservare e trasmettere alle future generazioni.

Giuseppe Braga

Giuseppe Braga

L'autore: Giuseppe Braga

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. E' stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

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