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Raffaele-Cantone
Raffaele Cantone

Il caso del sindaco di Lodi, accusato di turbativa d’asta, dovrebbe aprire un dibattito su cosa si intenda per cultura della legalità in un settore, quello degli appalti pubblici, dove le anomalie sono all’ordine del giorno.

Penso anch’io, come alcuni esponenti del Pd, che la misura della custodia in carcere applicata al sindaco di Lodi possa essere stata eccessiva. Infatti, le prove necessarie erano ormai acquisite, grazie al comportamento – leale verso le istituzioni – della dipendente comunale che ha denunciato la turbativa d’asta e dell’ufficiale della Finanza che ha rifiutato la richiesta del Sindaco di insabbiare l’inchiesta.

Tuttavia, ritengo gravemente inadeguata la ricorrente affermazione che viene proposta per attenuare  la gravità (soprattutto politica) del comportamento del Sindaco: “L’ha fatto non nel proprio interesse, ma nell’interesse del Comune: non vi è stata corruzione e l’azienda favorita era una Municipalizzata”.

Mi chiedo quale sia la cultura politica di chi propone questo tipo di difesa. Da decenni ormai l’Unione europea insegna che il vero interesse degli Enti pubblici viene perseguito garantendo la concorrenza nell’assegnazione di lavori e servizi. In Italia il dr. Cantone, responsabile dell’Autorità anticorruzione (la migliore nomina fatta da Renzi in questi anni), insiste quasi quotidianamente sullo stesso concetto. La concorrenza non sarà un sistema perfetto, ma, nell’assegnazione di appalti pubblici, è certamente il meno imperfetto che si conosca.

Giustificare invece i politici che, credendo di agire nell’interesse pubblico, favoriscono le imprese”amiche” (quand’anche siano Municipalizzate) è  proprio ciò che ha ridotto l’Italia, e in particolare gli Enti locali, nell’attuale stato comatoso. Le Municipalizzate e le imprese private “amiche” della politica non devono fare i conti con una vera concorrenza (e talvolta, per evitare un sano confronto di mercato, si grida, da destra e da sinistra, contro “l’assalto delle multinazionali straniere”). Sono perciò spesso amministrate da personale incompetente, prescelto soltanto perché amico del politico di turno. Operando in un regime di sostanziale monopolio, praticano i prezzi che vogliono  e costruiscono rendite improprie a carico dei cittadini. Nel project financing (di per sé, un meccanismo potenzialmente utile per finanziare alcuni lavori pubblici), la pratica di rendere difficile, grazie a vari artifici, il formarsi di una vera concorrenza ha raggiunto livelli intollerabili.

Il vero salto di qualità che il Pd (come gli altri partiti) deve fare non è (più) quello di strillare soltanto contro chi “ruba per sé” (in tal modo si giustifica  implicitamente chi imbroglia nell’interesse del partito o pensando di perseguire un interesse collettivo). E’ invece quello di promuovere la cultura della legalità nell’amministrazione quotidiana: i bandi non vanno confezionati su misura, i privati nei confronti dei quali si devono assumere provvedimenti vanno incontrati solo nelle occasioni ufficiali, i dirigenti di partito non devono interessarsi della assegnazione degli appalti a questa o quella impresa, il project financing va impostato con criteri trasparenti. E’ così difficile comprendere l’importanza politica di pretendere, dal proprio personale presente nelle amministrazioni e da tutti i dirigenti locali di partito, il rispetto di questi criteri?

Luciano Butti

Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (1)

  • Giorgio Massignan
    Giorgio Massignan Rispondi

    Le tesi sostenute da Luciano mi trovano totalmente d’accordo. I problemi che ha esposto sono gli stessi che affliggono la stesura dei piani urbanistici sulle scelte d’uso del territorio. Gli appalti, i concorsi, i project financing e i piani urbanistici dovrebbero essere protetti dalle intromissioni dei politici, degli affaristi e dei funzionari troppo ossequiosi con il potere di turno. La massima trasparenza, le norme chiare ed oggettive e il controllo democratico su l’intero iter, dovrebbero essere i criteri che ne guidano la stesura.

commenti (1)

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