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Un progetto di Gabriele Vacis e Marco Paolini che ha preso il via lo scorso autunno e si è articolato attraverso una serie di laboratori a Gerusalemme con un gruppo di giovani palestinesi.

Martedì 26 aprile alle 20.45 al Teatro Nuovo (non al Camploy come i precedenti spettacoli), ultimo appuntamento con la rassegna L’altro teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven (Circuito Teatrale Regionale) e con il Teatro Stabile del Veneto. In programma Amleto a Gerusalemme – Palestinian kids want to see the sea di Gabriele Vacis e Marco Paolini. In scena Marco Paolini con un gruppo di giovani attori palestinesi e italiani: Alaa Abu Gharbieh, Ivan Azazian, Mohammad Basha, Giuseppe Fabris, Nidal Jouba, Anwar Odeh, Bahaa Sous e Matteo Volpengo.

Amleto a Gerusalemme è uno spettacolo che riunisce due grandi protagonisti del teatro italiano, Gabriele Vacis e Marco Paolini, artefici della lunga e felice stagione del teatro di narrazione, ed è prodotto dal Teatro Stabile di Torino con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il ministro Paolo Gentiloni ha assicurato il sostegno da parte della Cooperazione Italiana allo Sviluppo per rendere possibile la rappresentazione dello spettacolo anche a Gerusalemme e in Medio Oriente, giudicando il progetto un utile strumento di dialogo e confronto tra civiltà e popoli nel nome del teatro, dell’arte e della cultura.

Questo progetto (che ricalca esperienze teatrali iniziate nel 2008) ha preso il via lo scorso autunno e si è articolato attraverso una serie di laboratori a Gerusalemme con un gruppo di giovani palestinesi. Successivamente, nel febbraio 2016, sono iniziate le prove dello spettacolo nel campus teatrale delle Fonderie Limone di Moncalieri. Dopo il debutto l’Amleto palestinese ha iniziato una lunga tournée in Italia che si concluderà il mese prossimo.

L’idea nacque nel 2008 al Palestinian National Theatre di Gerusalemme Est, sotto l’egida del ministero degli Affari Esteri Italiano e della Cooperazione per lo Sviluppo: l’idea era quella di creare una scuola di recitazione per ragazzi palestinesi la cui voglia di lavorare in teatro fosse più forte dei pregiudizi sociali. L’anno successivo il laboratorio proseguì in Italia dove i ragazzi lavorarono anche con Laura Curino, Emma Dante, Valerio Binasco, Alessandro Baricco e Roberto Tarasco.

L’esperienza è proseguita negli anni e la scuola TAM (Theatre and Multimedia Arts) ha presentato i risultati del proprio lavoro in strutture prestigiose come la Biennale di Venezia, il Teatro Valle di Roma e la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Nucleo fondamentale della didattica che Vacis mette in opera è la schiera, un processo che unisce movimento e attenzione e che da tempo è alla base dei lavori del regista: «Schiera – spiega Vacis – è l’esercizio che sto elaborando da molti anni. Insegna a vedere quello che si guarda e ad ascoltare quello che si sente. Saper vedere, sapere ascoltare, è necessario per un attore che voglia essere autore della propria presenza in scena».

E la chiave per poter ascoltare e realizzare un percorso teatrale è partire dall’Amleto di Shakespeare, dalla consapevolezza che in esso si scorgono tutte le sfaccettature della vita, complicate dalle esperienze di chi vive in Palestina: i riti di passaggio, il rapporto uomo/donna, il conflitto con la famiglia, le generazioni a confronto, la rabbia, la pazzia, l’amore.

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