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Molti i veronesi che a Venezia hanno partecipato alla mobilitazione indetta da CGIL CISL e UIL contro la legge Fornero.

Sabato 2 aprile tantissime piazze italiane sono state riempite da decine di migliaia di persone, pensionati, lavoratori ma anche tantissimi giovani e disoccupati convocati da CGIL, CISL e UIL  per chiedere al governo una radicale riforma del sistema pensionistico vigente in Italia. Molti anche i veronesi in trasferta a Venezia dove ha parlatola segretaria CGIL Susanna Camusso.

Oggetto della manifestazione la protesta contro la legge che porta il nome del ministro che l’aveva elaborata e fatta approvare dal governo Monti, conosciuta come la legge Fornero. Questa legge è stata elaborata, discussa ed approvata da un Governo tecnico, retto dall’economista Mario Monti, chiamato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano affinché venissero attuati in Italia quei provvedimenti che tante volte sono stati sollecitati dall’Unione Europea, e in particolare dalla Banca Centrale Europea retta dall’italiano Mario Draghi.

Elsa Fornero
Elsa Fornero

Forse è bene ricordare che il governo Monti era sostenuto da quasi tutti gli schieramenti politici: Popolo delle Libertà, PD, UDC e tutti gli altri, con esclusione di solo due partiti: Italia dei Valori e Lega Nord. Ebbene, credo che nonostante ciò la legge Fornero sia da cambiare radicalmente e che nel contempo debba essere riformato l’insieme del sistema previdenziale, per diversi motivi.

a) Oggi in Italia esistono ben 104 tipologie di pensioni, frutto di compromessi e privilegi, che spesso hanno dato vita ad ingiuste erogazioni; b) molti Fondi pensionistici continuano ad erogare ai beneficiari  più di quanto questi hanno versato, in particolare gli statali, gli ex dipendenti del pubblico impiego e molte categorie che hanno svolto lavori o attività autonome; c) oggi l’INPS si fa carico di molte forme di assistenza che dovrebbero essere assunte dallo Stato, e in particolare: la copertura contributiva per i periodi di maternità, servizio militare, malattia, disoccupazione, le integrazioni delle pensioni al minimo, le varie forme e tipologie di cassa integrazione, comprese la mobilità e la copertura economica per i periodi disoccupazione, ed altro ancora; d) credo sia urgente eliminare tutti i vari privilegi che hanno permesso a migliaia di pensionati di maturare trattamenti scandalosi, derivanti da forme di accredito contributivo, spesso irregolare o attribuite in modo illecito, e come tali perseguibili sino alla revoca, previste dalle varie leggi: la legge N. 300/70, la Legge Mosca e la Legge Treu; e) vanno trovate soluzioni per talune attività lavorative usuranti, che non possono essere considerate alla pari delle altre occupazioni.

Per concludere, credo che sia assurdo, se non addirittura provocatorio, pretendere che una persona lavori 40-45 anni per potersi godere la pensione dopo i 67-70, per poco tempo, in un ospizio per vecchi.

Giuseppe Braga

Giuseppe Braga

L'autore: Giuseppe Braga

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. E’ stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

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