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I bronzi della basilica non suonano da anni perché la gabbia metallica che li sorregge è da aggiustare. Una raccolta di fondi per finanziare il restauro.

Non chiederti mai per chi suona la campana, insegnava Ernest Hemingway. “Suona anche per te”. E per chi non suona? Sempre per te, cioè per colpa tua. Da quanto tempo non senti suonare le campane di Sant’Anastasia, le più belle di Verona, alla chiesa «più bella di Verona» (Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani, ex ministro dei Beni culturali e soprintendente a Verona). Non suonano da anni, perché la gabbia metallica che le sorregge, nella cella campanaria, è da aggiustare: «In un angolo il castello ha mostrato cedimenti», spiega Matteo Padovani, animatore dei campanari veronesi e consulente dell’arciprete monsignor Silvano Mantovani.

La parrocchia ha iniziato una raccolta di fondi per finanziare il restauro, come annuncia un pannello di informazioni all’ingresso della basilica, a sinistra. Un disegno del campanile mostra i suoi 71,60 metri divisi in 12 fette: una per ogni decina di migliaia degli euri necessari a pagare i lavori (preventivo complessivo: 129.574). Diecimila euro a fetta, solo la prima è stata colorata di rosso, a segnare la tappa raggiunta. Ottimisticamente, perché finora di euro ne sono stati raccolti solo 7.000. Ma c’è da credere che, seppur silenziato, il richiamo di Sant’Anastasia risuoni.

Fu così quando l’allora arciprete Giovanni Cappelletti, rimasto solo a difendere la basilica, lanciò un SOS alla città: dal tetto sfondato pioveva sugli affreschi gotici e rinascimentali. “Un coppo per Sant’Anastasia”: qualcuno avrà ancora nel cassetto la mini-tegola ricordo della sottoscrizione. Le offerte si raccoglievano alle musine nelle ex botteghe dell’ex centro. Poi arrivò a conguaglio il finanziamento della ex Cassa di risparmio, e don Cappelletti nel 1993 potè morire, da bravo montanaro, co le fassine – anzi, gli affreschi – al coerto. Ma ne restava, di lavoro…

I successori del grande arciprete sono stati all’altezza. Monsignor Gianfranco Ferrari ha visto tornare al suo posto in chiesa, sull’arcone della Cappella Pellegrini, il capolavoro di Pisanello, quel San Giorgio e la principessa per decenni in esilio o in castigo. Come è tornato? Mistero gaudioso. Filippa Aliberti Gaudioso, compianta soprintendente, felicitata a Sant’Anastasia anche dal Vittorio Sgarbi che lei aveva fatto condannare per assenteismo.

Infine arrivò a Sant’Anastasia monsignor Edoardo Sacchella, che ha avuto il merito di trovare uno sponsor come non si vedeva dai tempi di Guglielmo da Castelbarco, ed è stato il Banco Popolare di allora (non ancora ex, però…). Dal completo restauro è riemerso perfino un affresco con Dante Alighieri: ha voluto tornare nella chiesa dei suoi Scaligeri, per festeggiare.

Restauro completo, si è detto, manca però ancora il suono delle campane. In attesa di trovare metodi di colletta anche informatica, si può provvedere all’antica: una visita in chiesa e un’offerta nella cassetta, all’ingresso a sinistra. La chiesa è custodita contro i vandalismi (a monsignor Cappeletti, quand’era solo a difendere Sant’Anastasia, rubarono il rosario della Madonna del Rosario, un Gesù Bambino e due teste di santi in terracotta) e i custodi incassano un biglietto all’ingresso. Per i veronesi, di città e provincia, l’ingresso è libero. For the foreign visitors, catchfrase to gain free admission (MEE SOHN VAERHONAESAE DHAE SOKHA).

Giuseppe Anti

Nella foto: le campane con la bocca in alto, quando suonavano con il metodo veronese – le campane si suonano così solo qui e in Inghilterra – che fa ruotare completamente i bronzi.

 
Giuseppe Anti

L'autore: Giuseppe Anti

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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