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VeronaPolis propone un Anello Verde lungo circa 30 chilometri, sull’esempio delle Green belt inglesi, che unirebbe tre sistemi ambientali diversi di grande valore paesaggistico: la collina, l’Adige e la pianura. L’idea riprende una proposta dello scomparso Carlo Furlan di Legambiente. Volontà politica e finanziamenti.

Sulle proposte che VeronaPolis ha presentato alla cittadinanza il 13 febbraio è iniziato un dibattito nel quale sono emersi diversi e autorevoli pareri, molti dei quali valutano giustamente le possibilità concrete di realizzazione. Come ha osservato Giorgio Massignan, alcune delle proposte presentate sono realizzabili subito, altre lo potranno essere in futuro, altre sono inviti a pensare in grande per non essere dominati solo dai problemi contingenti. Tra le proposte possibili in breve tempo, vorrei includere la creazione dell’Anello verde.

Patrimonio sconosciuto. Oltre alla cinta delle Mura Magistrali esiste attorno alla città il patrimonio storico monumentale, semisconosciuto e per gran parte in stato di abbandono, costituito dalle opere fortificate staccate realizzate dagli austriaci. Nella zona collinare a nord della città le quattro Torri Massimiliane e i forti Biondella, S. Leonardo, S. Mattia, Sofia e Preara sono situati in zone in parte protette dagli strumenti urbanistici come aree naturalistiche, ma ancora soggette ad usi incongrui, come i finti rustici o i nuovi vigneti (L’agricoltura veronese, quello che l’Accademia non dice).

Nella pianura a sud i forti S. Caterina, Tomba, Azzano, Dossobuono, Lugagnano, S. Zeno, Chievo, Parona, S. Procolo si trovano nei quartieri di Borgo Roma, Golosine, S. Lucia, S. Massimo, Borgo Milano, che hanno pagato e stanno pagando il prezzo più alto in termini di cementificazione del territorio, scarsità di verde, inquinamento, terreni agricoli dequalificati. Inoltre, nella piana alluvionale, in corrispondenza con l’andamento della cerchia dei forti, per reperire materiale per l’edilizia sono nate numerose cave le cui voragini segnano il territorio in modo impressionante. Anche le antiche corti rurali, alcune di pregio architettonico, che documentano la destinazione agricola che aveva il territorio di pianura, sono diventate estranee al contesto.

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Verona fortificata in una mappa del 1866

Connettere le eccellenze. Ebbene esiste la possibilità di ricucire e riqualificare tutte queste emergenze ambientali, storiche e monumentali attraverso i terreni agricoli ancora disponibili ponendo finalmente un confine netto tra città e campagna. Un Anello Verde lungo oltre una trentina di chilometri sull’esempio delle Green belt inglesi, ma con un valore aggiunto molto più qualificante perché unirebbe, tutelandoli, tre sistemi ambientali diversi di grande valore paesaggistico: la collina, l’Adige e la pianura. L’idea riprende una proposta del 2007, dello scomparso Carlo Furlan di Legambiente, alla quale ho partecipato nella stesura progettuale assieme all’Architetto Lino Vittorio Bozzetto.

A nord l’anello avrebbe una larghezza di diversi chilometri in quanto definito dalle aree protette (Parco dell’Adige, Parco delle Mura, zone  e di tutela Naturalistica e Ambientale). Mentre a sud verrebbe ritagliato sulle aree agricole rimaste libere dall’edificazione, le quali, con una fascia di larghezza variabile da un centinaio a oltre mille metri abbraccerebbe, in un continuum verde, i forti, le antiche corti agricole e le cave, sia quelle dismesse, che quelle attive ma destinate alla chiusura.

Per costituire l’anello verde non sono indispensabili gli espropri, ma, ad esempio, potrebbero essere incentivate attività agricole sostenibili avviando delle convenzioni con i proprietari dei terreni per la coltivazione di prodotti tipici del veronese, che i cittadini potrebbero acquistare attraverso punti vendita situati nei forti restaurati, che ospiterebbero anche punti di ristoro, di ritrovo, esposizioni etc.

Le cave, sull’esempio di numerosi interventi già realizzati sia in Italia che all’estero, potrebbero essere riconvertite per attività ricreative, sportive o di spettacolo. Un percorso ciclo-pedonale, sfruttando anche i sentieri campestri esistenti, collegherebbe tutti i luoghi di interesse dell’anello oltre che allacciarsi al sistema radiale dei percorsi che si collegano con le altre aree verdi urbane: Mura Magistrali, Passalacqua, ex Scalo ferroviario, Spianà, giardini di quartiere, in modo da costituire un “sistema del verde” il quale, oltre che insostituibili proprietà terapeutiche, avrà un’importanza fondamentale per trattenere le polveri sottili, assorbire la CO2, raffrescare l’ambiente e contribuire alla biodiversità.

Volontà politica e finanziamenti. Come è possibile realizzare tutto questo? Innanzi tutto è necessario che la politica abbia la volontà di portare avanti questa idea attuando un provvedimento urbanistico di salvaguardia dell’Anello verde e stilando un programma per step di interventi da effettuare. Per quanto riguarda il lato economico esistono diverse concrete possibilità di usufruire di finanziamenti pubblici; ne cito alcuni che sembrano ritagliati su misura.

Forte Sofia
Forte Sofia

Finanziamenti della Comunità Europea: a) con un fondo di 140 milioni di euro finanzia i progetti del Programma Spazio Alpino 2014-2020 che mira a valorizzare, in maniera sostenibile, il patrimonio culturale e naturale degli Stati Alpini e ad accrescere la protezione, la conservazione e la connettività ecologica degli ecosistemi di quest’area; b) con un fondo di 246 milioni di euro, finanzia anche il Programma Interreg Central Europe per progetti di cooperazione transazionale in tema di innovazione, energia, risorse naturali e culturali e trasporti; c) per quanto riguarda la parte agricola con la nuova PAC, fino al 2020 finanzia progetti per più di 100 miliardi di euro per aiutare l’agricoltura ad affrontare la sfida della qualità del suolo e dell’acqua, della biodiversità e del cambiamento climatico.

Inoltre anche Legge di Stabilità 2016 stanzia: a) 500 milioni di euro per la riqualificazione urbana delle periferie; b) 120 milioni di euro per interventi di valorizzazione, conservazione, manutenzione e restauro dei beni culturali ; c) 50 milioni di euro per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche.

Un programma di questo tipo porterebbe sia benefici ambientali ma anche economici; basti pensare all’avvio di attività legate al restauro e alla conservazione di beni culturali, realizzazione di verde pubblico, piste ciclopedonali, coltivazioni agricole, gestione attività di ristoro e ricreative etc. O al beneficio derivante dall’aumento del valore immobiliare delle periferie affacciate su aree verdi riqualificate. Indubbiamente in questo modo il concetto di sviluppo urbanistico verrebbe spostato dal ‘consumo di risorse’ al ‘riutilizzo e valorizzazione dell’esistente’.

Alberto Ballestriero
VeronaPolis


Il progetto di VeronaPolis

 
Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

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