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Villa Pullè a Chievo di Verona (foto Paolo Villa)
Villa Pullè a Chievo di Verona (foto Paolo Villa)

Dopo oltre 50 anni di abbandono la storia per il recupero della Villa, di proprietà dell’INPS, non si è ancora conclusa.

Nel corso della mia attività sindacale ho registrato anche delusioni e sconfitte. Fra queste, voglio ricordare alcune iniziative assunte dal Comitato Provinciale INPS di Verona – del quale ho fatto parte dalla metà degli anni Ottanta e sino al 1998 – per la salvaguardia di Villa Pellegrini Marioni Pullè  a Chievo di Verona. Iniziative promosse e sostenute con passione e generosità anche da tanti giovani studenti veronesi, ricercatori e storici dell’arte e da vari gruppi e associazioni che si sono impegnati nel tempo per recuperare un patrimonio immobiliare e le sue pertinenze, affinché queste fossero destinate alla collettività.

La storia di Villa Pullè ha origine nel XVII secolo, per iniziativa di un ricco e abile mercante di seta, Antonio Fattori, che pensò di sistemare la sua numerosa famiglia (16 figli e molti servitori) offrendo loro una prestigiosa e sontuosa dimora dove era intenzionato a far crescere, assieme alla prole, anche affari e ricchezza.

Nel corso degli anni, e dopo vicissitudini varie, la Villa passò ad altre famiglie: i Pellegrini, i Marioni, i Turati. Nel 1873 venne acquistata dal nobile conte veronese Leopoldo Pullè la cui famiglia era originaria del Trentino. Pullè nacque a Verona il 17 aprile 1831 e fu deputato fra i liberali. Nominato senatore del Regno, prese parte agli avvenimenti risorgimentali dal 1848 al 1866. Fu un grande letterato e giornalista, critico d’arte, collezionista e commediografo.

Pullè verso la fine del XVIII secolo trasferì le sue proprietà ai nobili Miniscalchi Erizzo, compresa la Villa con le opere d’arte, il grande parco e l’orto botanicoi, unitamente alle statue e sculture che delimitavano la proprietà, nonché i terreni e le aziende agricole. L’entità e le caratteristiche del compendio immobiliare compreso fra le pertinenze di Villa Pullè, come risultano da una perizia dell’INPS del 18 gennaio 1988, sono così identificate:
1- Villa Pullè mq 2.713
2- Fabbricato ex sanatoria mq 2.384
3- Orto botanico e parco mq 47.557
4- Azienda agricola 1: fabbricato mq 562. Terreni mq 23.301
5- Azienda agricola 1: fabbricato mq 607. Terreni mq 38.574.

Ebbene, questo immenso patrimonio, ora di proprietà dell’INPS (quindi dello Stato), si trova da oltre mezzo secolo in un pietoso, colpevole e criminale stato di incuria e  totale abbandono. Durante questo periodo la Villa, le sculture e le opere d’arte, i fregi e gli ornamenti sono stati oggetto di saccheggi e danneggiamenti irreparabili. E ciò nonostante che, il 21 marzo 1974, il Comitato provinciale dell’INPS di Verona, sotto la presidenza di Fabio Tonolli avesse inoltrato alla direzione generale dell’Istituto di Previdenza di Roma una proposta per affidare la struttura all’Associazione Italiana Assistenza Spastici ( AIAS) “al fine di sottrarre l’immobile al progressivo deperimento dovuto al non uso, da quasi 15 anni…” (così recita un passaggio di quel documento).

Il compendio di Villa Pullè (di cui fa parte anche l’ex sanatorio oggi Istituto Alberghiero Berti) fu ceduto il giorno 1 aprile 1919 dai Miniscalchi-Erizzo al Consiglio ospitaliero di Verona per la cura della tubercolosi (TBC) e cessò la sua funzione quando la gestione delle cure fu trasferita all’INPS. Da allora è iniziato sia il declino della vilal, sia un’assurda disputa fra il Comune di Verona e l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale perché ciascuno riteneva d’essere il proprietario dell’immobile e delle sue pertinenze.

Dopo oltre 50 anni di abbandono la storia per il recupero della Villa non si è ancora conclusa. Invito pertanto i giovani a riprendere in mano la battaglia da noi iniziata nel Comitato Provinciale INPS di Verona, una battaglia per ridare alla Villa e alle sue pertinenze una funzione di pubblica utilità. Nel caso servisse, io sono disponibile.

Giuseppe Braga

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