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Gap competitivo tra le imprese più grandi, che puntano su export/innovazione – e che godono di un maggior accesso al credito – e le aziende più piccole, dipendenti da un mercato domestico in fase di stagnazione.

Contiene diversi spunti interessanti sullo stato dell’economia veronese l’inserto Bilanci 2014 uscito con il quotidiano l’Arena che classifica le prime 500 società della provincia di Verona in base al fatturato dell’anno di riferimento e che fotografa lo stato di salute dei singoli settori di attività sulla base degli indici aggregati di redditività economico-finanziaria.

Quest’anno la raccolta dati e le analisi, a cura anche per la settima edizione dell’istituto di Economia Aziendale dell’Università di Verona, sono particolarmente significative comprendendo sia il confronto 2013/2014 sia il confronto del totale del periodo 2008-2014 essendo il 2008 l’anno dell’inizio dello shock economico-finanziario.

I criteri usati per redigere la classifica generale e le classifiche settoriali sono stati il fatturato e l’indice Ebitda (o Margine Operativo Lordo, indice che quantifica la capacità di generare cassa) ed il campione di studio è stato composto da 12.230 bilanci dell’anno sociale 2014.

Entrambi i parametri utilizzati evidenziano performances positive registrando il fatturato globale delle 500 aziende leader una crescita del 3,5% nel 2014 rispetto al 2013 e l’Ebitda un significativo incremento 8,58% nello stesso periodo.

E’ interessante sottolineare anche l’aumento della redditività del capitale proprio (Roe) del 6,86% e la crescita della posizione finanziaria netta del 5,54%, dovuta in buona parte a nuovi finanziamenti bancari che raggiungono ora il 60% del capitale investito.

Andando ad analizzare le singole attività economiche sulla base della crescita della redditività del periodo 2008-2014 si nota invece una piu’ netta divisione tra tredici settori (tra i quali in ordine decrescente il commercio di alimentari/ingrosso, la logistica, calzaturiero, marmo,settore vinicolo, macchinari, grafico-cartario, alimentare) che hanno visto aumentare il margine operativo lordo in misura variabile dal 10% al 250% e altri sette settori (tra cui termomeccanica, commercio auto e soprattutto l’edilizia) che hanno registrato un Ebitda negativo fino a punte del 145%.

Tirando le somme di tutti questi numeri, emerge il quadro di un’economia veronese capace di recuperare redditività e fatturato ritornando vicini ai livelli pre-crisi e di riprendere ad investire in impianti e macchinari come segnalato dalla crescita del 3,30% degli investimenti lordi nell’anno 2014.

D’altra parte l’eccessiva dipendenza dell’economia veronese dai finanziamenti bancari rispetto al capitale proprio ed al capitale di rischio ha fatto sì che i players con buon merito creditizio abbiano potuto attingere a nuovo debito per rilanciare la propria attività e che al contrario le aziende piu’ sofferenti abbiano subito in pieno il credit crunch bancario e non abbiano potuto rilanciarsi sul mercato.

La conseguenza inevitabile di questa polarizzazione nell’erogazione del credito è stato l’allargamento del gap competitivo tra le imprese piu’ grandi o votate ad export/innovazione e le aziende piu’ piccole e dipendenti da un mercato domestico in fase di stagnazione.

Il ritorno alla redditività non solo da parte delle aziende leader ma anche da parte di tutto il tessuto delle PMI veronesi assieme al ritorno alla crescita dei livelli occupazionali resta la scommessa principale per il futuro del sistema produttivo scaligero.

In questo senso sarà utile fare tesoro della lezione degli anni della crisi anche negli anni futuri, che saranno ancora piu’ contraddistinti da una crescita non omogenea ma selettiva ed intrasettoriale.

I fattori di competitività si confermano essere l’acquisizione e la condivisione delle nuove competenze tecnico-gestionali, l’innovazione produttiva e di rete e la capacità di reperire capitali anche al di fuori dei canali tradizionali (quotazione borsistica..etc.).

Se pure le potenzialità di sviluppo del nostro sistema economico provinciale restano alte, è fondamentale lavorare con forza sui punti deboli per affrontare le sfide di un quadro politico-economico globale ogni anno più instabile e competitivo.

Martino Franceschi

Martino Franceschi

L'autore: Martino Franceschi

Martino Franceschi nasce nel 1972 a Valdagno (Vicenza). Dopo la maturità classica, nel 1988, si laurea in Economia e Commercio e, dopo diverse e disparate esperienze professionali si trasferisce definitivamente a Verona dove lavora come Export Area Manager di una nota azienda nel settore dei marmi. Praticante di sport (mtb, nuoto, sci, montagna), di buone letture e cinema, per tradizione familiare e per formazione culturale si interessa ai temi politici-economici. martino.franceschi@teletu.it

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