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Da Giovanni Zenatello a Francesco Girondini, passando per Alberto Tantini, Gianfranco De Bosio, Alberto Cappelli, Renzo Giacchieri, Francesco Ernani e Claudio Orazi. Con l’auspicio che il benessere musicale che abbiamo vissuto non degeneri in un costante malessere.

Quante volte passo da Piazza Bra per aspettare l’autobus e da qualche giorno mi soffermo a guardare l’Arena: a parer mio, molto più bella del Colosseo, considerando che quest’ultimo è stato sottoposto di recente ad un’ingente opera di restauro attraverso sponsorizzazioni private. Anche l’Arena sarà oggetto di prossima manutenzione, grazie all’intervento di istituzioni bancarie. Mi sono quindi venute alla memoria le vicende che a Verona legano la lirica e l’anfiteatro.

Giovanni Zenatello

Giovanni-Zenatello
Giovanni Zenatello

Nell’estate del 1913, il tenore Giovanni Zenatello, la signora Maria Gay (mezzosoprano catalano), il maestro del coro Ferruccio Cusinati e l’impresario teatrale Ottone Rovato vollero promuovere in Arena la grandiosa manifestazione lirica. Quella Aida venne interpretata da Ester Mazzoleni (nel ruolo del titolo), Maria Gay per Amneris, Giovanni Zenatello per Radames. Notizie che sanno tutti ma mi preme ricordarle perché quei passaggi preliminari hanno fatto nascere il mito di Verona nel mondo, oltre che per Giulietta e Romeo, eroi-martiri shakespeariani, la cui fama reca ogni anno a Verona un indotto fantascientifico, ma innegabilmente meno determinanti quale propagazione storiografica e soprattutto meno stratificabili nel tessuto sociale della città.

Piazza Bra e l’Arena hanno scandito la storia di Verona, hanno rappresentato un luogo di aggregazione sociale ed economica. A questo riguardo solo un esempio, tutt’altro che banale: la nascita di due ristoranti storici in Piazza Bra, il Pedavena dei Fratelli Luciani, della famosa birreria Pedavena di Feltre, e il Tre Corone (aperto nel 1913), ubicato nello storico palazzo Honorij dei baroni Malfatti, progettato da Michele Sanmicheli nel 1550. I due ristoranti divennero, insieme all’Olivo (aperto nel 1939), il Bar che stava nel mezzo tra i due, un ritrovo obbligatorio per veronesi, artisti, cantanti, politici veronesi e romani. Frequentavo anch’io il Pedavena perché ci andavo con i miei insegnanti di pianoforte e violino, amici dei fratelli Luciani.

E l’indotto sulla città aveva inizio da allora perché ne beneficiarono tutti, anche i bottegai veronesi. Verona con l’Arena, soprattutto nel dopoguerra, comincia a perdere la sua origine provinciale per guadagnarsi un posto nei circuiti internazionali del turismo e della cultura. Anche queste sono notizie già note ma, un cenno ulteriore, è d’obbligo.

L’anno dopo l’inaugurazione (1914) lo staff dirigenziale viene assunto da Zenatello e Federico Rovato, un nuovo impresario veronese che aveva già un incarico al Teatro Ristori che a quell’epoca andava a gonfie vele. Nelle stagioni dal 1919 al 1929 prendono la gestione rispettivamente la Lyrica Italica Ars milanese, la Casa Musicale Sonzogno, l’impresario Bertolaso e Zenatello. Nel biennio 1930-31 il teatro è in mano all’Ente Fiera di Verona. Poi torna agli imprenditori privati Emilio Ferrone, Ciro Ragazzini, Gianni Scalabrini (1932-33).

Pino Donati
Nel 1934 c’è l’Ente Comunale Spettacoli Lirici e dal 1936 l’Ente Autonomo Spettacoli Lirici con il primo Sovrintendente Pino Donati. Veronese, compositore, Donati prende l’incarico a Verona, poi a Bologna, poi se ne va a Chicago. Nel 1936 vanno in scena Aida, L’Elisir d’amore e Otello. E’ l’anno di Serafin, Fagiuoli, Cusinati, Caniglia, Tancredi Pasero, Tito Schipa.
Nel 1946, dopo la guerra, riprende l’attività con la gestione “Spettacoli 46” diretta da Bertolaso, mentre nel 1947 ritorna l’Ente Autonomo Spettacoli Lirici con Giovanni Zenatello. E’ in questo momento che il basso russo-veronese Nicola Rossi Lemeni fa ascoltare a New York un giovane soprano che si chiama Maria Callas e ne rimane così colpito che le assegna l’ingaggio per La Gioconda a Verona. Il resto della storia lo conoscete. E’ anche l’anno di Lemeni, Malipiero, Tucker, Tagliabue e dei ballerini Luciana Novaro e Ugo Dell’Ara. Dal 1949 si apre una epoca nuova, un periodo prolifico, entusiasmante, musicalmente altissimo e altri Sovrintendenti.

Alberto Tantini
Il veronese Alberto Tantini, ricopre l’incarico dal 1949 al 1952. La sua fama è legata alla ricostruzione del Teatro Filarmonico e alla sua riapertura. Ha preso parte attiva anche nella politica perché, oltre a essere repubblicano, diventa sindaco di Roncà, paese al confine tra il veronese e il vicentino. E’ il promotore di allestimenti insoliti per Verona, come il Lohengrin e La Walkiria. E’ il momento di Lauri Volpi, Christoff, Tebaldi, Stignani, Di Stefano, Olivero, De Fabritiis, Votto, Pradelli, Frigerio, e il ritorno di Maria Callas. Sono solo parzialmente d’accordo con alcune sue parole, rivolte agli Accademici Filarmonici: «Gli uomini passano e non contano: quello che conta è che Verona riabbia il suo magnifico Teatro e che, nel tempio risorto, l’Accademia possa riprendere e continuare la sua splendida tradizione d’arte». Sono dell’avviso, invece, che gli uomini passano e contano nell’economia di una città, come contano i politici o politicanti che li attorniano. Probabilmente le parole di Tantini avevano un altro senso nel rispetto della riservatezza della sua persona.

Pariso Votto
Per un solo anno, il 1953, è sovrintendente Pariso Votto, che dopo andrà a Firenze. E’ l’anno di Del Monaco e della Stella.

Piero Gonella
Nel biennio 1954-55 subentra Piero Gonella. Veronese, direttore di numerosi giornali, presidente dell’Associazione veronese della stampa e della Accademia di Belle arti, è anche Segretario provinciale della DC. Fa parte di varie Giunte, è vice sindaco e assessore. E’ nominato Presidente delegato dell’Ente lirico dal 1951 al 1967 e nel biennio sopra citato diventa commissario straordinario. Nel 1955 in Arena avremo la Simionato e la Barbieri, Graf, Casarini, Bertola.

Mario Tommasoli
Anche per Mario Tommasoli un anno solo, il 1956.

Bindo Missiroli
Dal 1957 cominciano gli incarichi a media-lunga scadenza. Uno dei protagonisti più longevi come Sovrintendente è Bindo Missiroli (1957-1967), non veronese, diplomato in composizione e direzione d’orchestra. Arriva da Bergamo dove fonda il “Teatro delle novità”, e poi è impresario e direttore del Teatro Donizetti. Poi sarà anche direttore artistico alla Scala e ai Pomeriggi musicali di Milano. In dieci anni sono tantissimi i protagonisti a Verona: Corelli, Raimondi, Zeani, Bastianini, Vinco, Carteri, Lazzarini, Bergonzi, Price, Tucci, Siepi, Limarilli, Guelfi, Gencer, Pobbe, Cappuccilli, Malaspina, Capuana, Colonnello, Bolchi, Zuffi, Gavazzeni, Colosimo, Maestrini. Che dire, personaggi da brivido.

Gianfranco de Bosio

Gianfranco-De-Bosio

Il 1968 è l’anno di Gianfranco de Bosio, veronese, regista teatrale e cinematografico, sceneggiatore e docente. De Bosio segna un’altra epoca per Verona. Innanzitutto perché farà due mandati, dal 1968 al 1970 (nel 1970 c’è consigliere delegato Eugenio Morando) e dal 1993 al 1998, ma anche perché farà scattare nuovi stimoli, è una fucina di idee.

Lavoro anch’io sotto il suo secondo mandato, diventando curatore di un paio di rassegne parallele che si svolgeranno in decentramento rispetto all’Arena in alcune Istituzioni della città: Università, Società Letteraria, Associazione Industriali, Amici del Filarmonico. Sono ancora gli anni del boom in Arena e a Verona. In particolare il suo secondo mandato è governato dalle idee e da una sottile magnificenza, mentre all’orizzonte appaiono i primi timidi segnali della crisi. C’è una nuova generazione di cantanti dal 1993 al 1998: Dimitrova, Casolla, Nucci, Carroli, Senn, Zaremba, Shicoff, Longhi, Zajick, Merrit, Dragoni, Du Puy, Cedolins,Atlantov, Domingo, La Scola, Dessì, Ricciarelli, Corbelli, Gasdia, Voight, Serra, Vargas, Patti, Baglioni, Graves, Marton, Carreras, Guleghina, Pons, Kabaivanska, Alvarez, Licitra e Oren, Montaldo, Zeffirelli, Mehta, Santi, Pizzi, Olivieri, Herzog, Lavia. Insomma passa tutto il mondo, come tutto il mondo era passato prima.

Carlo Alberto Cappelli

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Carlo Alberto Cappelli

Una delle sovrintendenze più mitiche e più lunghe fu quella di Carlo Alberto Cappelli (1971-1982), non veronese ma di Forlì, editore della Casa Editrice di famiglia. Perchè uno dei periodi d’oro dell’Arena è legato a Cappelli, quindi a persone e solo a persone: era un profondo conoscitore del mondo del teatro (aveva contribuito a creare la Compagnia dei giovani) che considerava un obiettivo culturale e di amicizia, un’avventura di idee e di uomini. In 11 anni vennero programmati tantissimi spettacoli, pensiamo solo al Balletto di cui finora non è stato fatto cenno. Mi ricordo Romeo e Giulietta (1971) con Fracci, Urbain, Cranko, Benois; Cenerentola (1973) con Fracci, Bortoluzzi, Gai, Menegatti; Nona Sinfonia (1975) con Bejart, il Ballet du XX Siécle du Theatre Royal de la Monnaie e Corpo di Ballo dell’Arena; La Bella addormentata, Lo Schiaccianoci, Don Chisciotte.
Però non possiamo certo tacere che nel 1972 Cappelli ci regalò il debutto in Arena di Luciano Pavarotti nel Ballo in Maschera e nel 1973 La Bohème con Renata Scotto.

Renzo Giacchieri
Il quinquennio successivo vede la nomina di Renzo Giacchieri (1982-1986), romano, laureato in musicologia. Avrà il difficile compito di continuare l’eredità lasciata da Cappelli. Dirigente in Rai è stato presidente di varie Istituzioni. E’ stato direttore del Festival pucciniano di Torre del Lago, è stato Sovrintendente del San Carlo di Napoli e commissario al Carlo Felice di Genova.
A Verona ha fatto addirittura due mandati, il secondo dal 1998 al 2002, guidando l’Ente nella trasformazione in Fondazione. Nel suo primo mandato ebbe come Sindaco Gabriele Sboarina (Democrazia Cristiana). Nel secondo ebbe come Sindaco Michela Sironi (Forza Italia).
Probabilmente innamorato di Verona, è diventato Presidente del nostro Conservatorio. L’ho conosciuto personalmente e sapeva parlare tanto di musica quanto di business. Ha un modo di fare elegante, magnetico, un regista che sa mettere tutti i personaggi al posto giusto. Nel 1982 lascia a De Bosio l’incarico di allestire un grandioso Otello, mentre affida alla sua regia un Macbeth potente. Nel 1992 farà ancora la regia per un Don Carlo ‘magnificent’ con le scene di Dante Ferretti e i costumi di Gabriella Pescucci.

Tra i due mandati di Giacchieri le redini dell’Ente vengono assunte da Francesco Ernani (1986-1990), da Maurizio Pulica (1990-1992) e da Gianfranco de Bosio (1993-1998) di cui ho già parlato.

Francesco Ernani

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Francesco Ernani (al centro)

Originario di Ancona, Francesco Ernani (1986-1990), già direttore amministrativo in Arena dal 1971 al 1975, Segretario generale alla Scala. Dopo Verona andrà Sovrintendente a Genova, Firenze, Roma, Bologna. Infine anche l’Orchestra sinfonica Siciliana. Curriculum straordinario, personaggio inossidabile, esperto fiscale e amministrativo impareggiabile più che fantasiosamente artistico. Infatti la sua Sovrintendenza a Verona sarà più o meno l’ultima in condizioni economiche privilegiate. A quel tempo era sindaco di Verona Gabriele Sboarina (Democrazia Cristiana).
Nel 1990 riuscì a far tornare Pavarotti in Arena per la Messa da Requiem di Verdi. Credo sia stata l’ultima volta del grande tenore a Verona. A fatica, Pavarotti fu portato fuori dall’Arena, causa la moltitudine di fan, e scorsi il capo ufficio stampa di allora Maurizio Pugnaletto, mio grande amico, che lo proteggeva facendogli scudo col proprio corpo. Alla seconda recita partecipò anche Lady Diana.

Maurizio Pulica
Già attivo in Comune, Maurizio Pulica (1990-1992), investito di un mandato quadriennale, dà le dimissioni a metà dell’incarico, dichiarando: «Ho la coscienza tranquilla e la mente serena di compiere un gesto corretto e coerente con quanto oggi l’opinione pubblica chiede alle persone impegnate in politica. Credo infatti che chi ha responsabilità pubbliche debba avere l’onestà morale di farsi da parte quando ritiene che la sua funzione al servizio della collettività si sia conclusa». Nonostante ciò la gestione Arena anche nell’estate del ’92 si era conclusa piuttosto positivamente, 52 serate e 600 mila spettatori. Già allora, per inciso, 52 serate erano molte.

Dal 2002, l’Arena diventa terra che scotta e qui cominciano alcune storie che porteranno fino ai nostri giorni. Si tratta ora di parlare sinteticamente di tredici anni delicati, difficilissimi, dove il “profumo dei soldi”, come li chiamava con grande bonomia qualcuno, profetico, intrecciando UniCredit e Profumo (nda, Profumo, amministratore delegato di UniCredit), veniva sostituito dalle tensioni sindacali, dai contenziosi, dai tentativi di commissariamento, dallo spauracchio da parte dei dipendenti di non avere gli stipendi, le sforbiciate del Governo al Fondo dello spettacolo, ecc., ecc. Ma le idee a Verona non mancano, forse vengono gestite male tecnicamente più che artisticamente. Riguardo alle Banche voglio precisare che sia UniCredit che BancoPopolare, sia per l’Arena che per il Teatro Filarmonico, sono le Istituzioni che riescono a trasformare la cultura del capitale nella cultura dell’arte.

Claudio Orazi

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Claudio Orazi

Nel 2002 viene affidato l’incarico di Sovrintendente a Claudio Orazi. Maceratese, ancora giovane, 43 anni, viene sostenuto dall’allora giunta di centro-sinistra e soprattutto dal sindaco ulivista Paolo Zanotto. A proposito, una giunta di centro sinistra a Verona sembra una apparizione fantascientifica e infatti l’amministrazione si dimostrerà una sorta di miraggio nel deserto. Per fortuna c’è l’Arena ma anche quella diventa un monumento della discordia. Orazi arriva dallo Sferisterio di Macerata, e ancor prima dalle Muse di Ancona. Ha anche un bellissimo curriculum ma il destino si avvera, come nel melodramma. Ad esempio sono annunciate delle tournée all’estero importanti per l’economia del teatro quali Giappone, Spagna, Cina, Australia. Da quello che ricordo non si fece nulla. Ma il diamante insanguinato della vicenda Orazi a Verona è rappresentato dalla “Corona di Pietra”. Lo dico col cuore in mano perché mai tanto aspettai un evento del genere fino a quel momento che il risultato fu disastroso.
E’ l’agosto del 2004, il progetto lega sette anfiteatri millenari del Mediterraneo: Pola in Croazia, Efeso in Turchia, Palmira in Siria, Leptis Magna in Libia, El Djem in Tunisia, Tarrogna in Spagna e Arles in Francia. Avete letto bene Palmira e Leptis Magna. Nel progetto sono coinvolti il Ministero Affari esteri e Ministeri e Ambasciate dei paesi interessati. Del resto Orazi aveva già lavorato con il Ministero degli Esteri. In Arena conduce vocalmente il Signor Placido Domingo dopo dieci anni di assenza. La farò breve, dopo il primo collegamento si interrompe tutto. La serata si salva a malapena per l’intervento di Domingo e del Coro dell’Arena che canteranno per il resto dello spettacolo. Alla fine, gli invitati alla gran Guardia per una cena di gala. Così dichiara Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio: «La storica vocazione alla cultura della città di Verona rende orgogliosi gli Italiani in Patria e in ogni parte del Mondo». Nel 2004 Ministro degli Esteri era Franco Frattini, il Ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Ci sono state delle buone cose anche con Orazi, una Traviata innovativa firmata da Graham Vick che è stata riconosciuta molto all’estero e una ripresa televisiva tedesca in prima serata di un Nabucco vista da una vastissima platea. Nel 2008 Orazi si dimette, nel 2007 si era dimesso anche il Direttore artistico Giorgio Battistelli.

E’ proprio di questi giorni la notizia che Orazi è stato nominato Sovrintendente al Lirico di Cagliari in quanto la Sovrintendente precedente era stata sfiduciata nell’agosto scorso e ci riferiamo ad Angela Spocci, figura che noi veronesi dovremo conoscere perché lavorò anche all’Arena, prima come Segretario Generale e poi come consulente artistico. Personaggio che ha attraversato molti teatri sia nella parte artistica che in quella amministrativa. Ha partecipato anche alla gara dell’ultima raccolta di candidature del 2015 prima che Girondini fosse rinominato.

Francesco Girondini

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Nel 2008 viene conferito l’incarico a Francesco Girondini (2008-2015), leghista, 46 anni. Teniamo presente che la nomina proviene dal commissario staordinario Salvatore Nastasi, che continua nel suo mandato. Il sindaco di allora e di oggi Flavio Tosi (Lista Indipendente, esponente della Lega Nord fino al 2015, poi in una sua Lista civica nazionale “Fare”) esprime così la sua soddisfazione «La decisione del commissario conferma la bontà delle scelte compiute da questa Amministrazione per una nuova gestione della Fondazione Arena». La storia di Girondini è purtroppo ancora più complicata, del resto il clima politico e internazionale non consentono serenità di lavoro e la parabola artistico-economica progressivamente diventa seria.

Il passato di Girondini, oltre alla passione per l’arte (aveva anche una galleria, la Fuxia Art?) e per il cinema, è legato al Comune di Verona dove è stato vicesindaco e Consigliere comunale, poi passato in Regione come Segretario regionale alla Cultura. Per tale motivo alla sua nomina iniziano subito delle piccole centrifughe nel centrodestra. La senatrice Cinzia Bonfrisco (FI) afferma: «L’esperienza amministrativa in Comune e Regione non è sufficiente per un incarico che richiede grande responsabilità».
Girondini è una persona intelligente, elegante ma non è certo un affabulatore, poteva avere il gusto fascinoso della conversazione ma è stato sempre molto riservato. Non partecipa più ad una conferenza stampa da prima della fine del suo secondo mandato e per tutto il 2015, fatta eccezione della conferenza di inizio stagione in Comune con il Sindaco.

In questi 8 anni la gestione artistica non si fa mancare nessun cantante del momento, sono passati tutti gli artisti della nuova generazione, salvo rarissime eccezioni, dovute alle esigenze di alcune agenzie. Sarebbero troppi da citare. Come pure i registi vecchi e nuovi. Per i direttori d’orchestra invece non si è trovato un ricambio deciso. E la nostra Orchestra, pur essendo molto valida, ha sempre sofferto della mancanza di un direttore stabile.

Nello sviluppo della gestione però ci sono stati dei movimenti che non saranno successivamente graditi agli osservatori. Girondini diventa amministratore unico di “Arena Extra” società strumentale della Fondazione, interamente partecipata dalla stessa. Nel 2012 si apre il Museo AMO (Arena Museo Opera) a Palazzo Forti che fa capo a Fondazione. Nel 2013 si dovrà celebrare il Centenario della stagione lirica. Si affastellano incombenze molto impegnative e la crisi dei Teatri continua a peggiorare. A Verona non migliora di certo. Per promozionare la Stagione lirica dal 2010 viene realizzata l’idea di organizzare ogni 1 giugno un serata speciale ripresa in diretta RAI 1 dal titolo Lo spettacolo sta per iniziare. Dal 2010 al 2014 lo spettacolo è condotto da Antonella Clerici con direzione artistica di Gianmarco Mazzi (anch’egli fa parte di Arena Extra), nel 2015 invece viene dato l’incarico a Paolo Bonolis e Canale 5. Sembra una buona idea, salutata bene anche dai veronesi. Per il Centenario viene anche istituito un Comitato regionale presieduto dal Sovrintendente.

A corredo di tutto ciò viene anche creata una mostra multimediale Verdi-Wagner anzi meglio Werdi – Vagner, per il bicentenario di Giuseppe Verdi e Richard Wagner. La mostra è allestita al Palazzo della Gran Guardia, che quella estate si chiamerà “Festival Hall”, ed è realizzata in collaborazione con Classica Italia, Skira Classica e Studio Scandurra. Vado a visitarla e ho la fortuna di essere accompagnato da colui che l’aveva ideata e cioè Piero Maranghi, affascinante manager milanese che, oltre ad appartenere ad una famiglia di banchieri vicini al mitico Cuccia, è il Direttore di Classica, di Skira, gestice ristoranti Sushi e negozi di musica. E’ un intrattenitore meraviglioso e sapiente, anch’egli fa parte di quel gruppo che aveva presentato la candidatura prima dell’ultima rielezione di Girondini. Tra l’altro è l’artefice di alcune dirette su Classica di opere del Filarmonico e in particolare di una diretta di Aida dall’Arena in 3D. Una figura hi-tech ma che sa di Verdi e di Wagner e di Milano. Passa anche l’anno del Centenario con moltissime polemiche.

La gestione Girondini organizza anche tournée all’estero: credo Tokio (Aida al Forum Hall e un Gala con Domingo), Gerusalemme, Masada (Messa di Requiem di Verdi), Zagabria e tre in Oman (Turandot al Royal Opera House di Muscat e Capuleti e Montecchi).

Si arriva al 2015, l’anno più controverso. Il mandato di Girondini scade e il Sovrintendente ringrazia e lascia. A questo punto da tutte le parti in campo, politiche, economiche, sindacali, vengono lanciati appelli sui media, al ministro, per garantire una successione competente e di responsabilità. Anche queste tutte storie che già conoscete. E non ne facciamo un resoconto perché sarebbe inestricabile. Il Sindaco utilizza una sorta di bando per raccogliere candidature nuove. Alla fine Tosi cerca ancora Girondini che, dopo un po’ di indecisione, accetta nuovamente l’incarico. Comincia la stagione estiva senza un filo d’acqua, caldissima e si fanno tutte le recite. Una fortuna immensa. Gli striscioni di protesta aumentano. Viene disdetto il contratto integrativo. Non mi sembra nulla di anormale: quanti contratti integrativi e nazionali sono stati disdetti per un certo periodo negli ultimi dieci/quindici anni. Chiediamolo alle Organizzazioni sindacali, a cominciare da quelle dei bancari. In questo caso però forse c’è qualcosa di più serio. Si vuole lo scioglimento del Corpo di ballo, l’esternalizzazione di alcuni settori, ecc.

Negli ultimi cinque anni sul mercato del lavoro in Italia se ne sono viste di tutti i colori. Comincia l’occupazione pacifica della Direzione della sede della Fondazione, comincia forse tardivamente anche lo sciopero. Sospesi tre spettacoli di balletto e un’opera. Niente di eclatante rispetto agli scioperi degli anni ’70, ma importanti per Verona e per il mondo dello spettacolo in generale.
Ci sarebbe da riflettere sui termini di comunicazione dello sciopero (sapete che esiste una regolamentazione precisa degli scioperi in quasi tutte le categorie) ma non ho ben chiare tutte le posizioni. Finalmente il 30 dicembre 2015, ultimo giorno valido, si arriva alla riunione del consiglio di indirizzo che decide di aderiere alla Legge Bray (ex Ministro della Cultura). Anche la legge Bray è complicata ed è tuttora variata per un emendamento votato in Parlamento. Prevede comunque il mantenimento dei complessi artistici ma la riduzione del 50% del personale amministrativo che accede forse in una società in house al Ministero, tale “Arte Lavoro e Servizi Spa”. Insomma tutti al suo posto o tutti fuori posto! E che fine faranno i debiti? La legge Bray prevede anche questo.

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Allora c’è bisogno di cambiare qualcosa o qualcuno? Non ai posteri la sentenza ma il parere passa al Consiglio di indirizzo (Flavio Tosi, Massimo Ferro, Sergio Cinquetti, Guidalberto di Canossa, Alberto Mion), ai Revisori dei conti, alla KPMG società di consulenza, al Ministero, al commissario Pinelli (legge Bray). Quante persone in grado di decidere! Girondini oggi, oltre all’incarico di Sovrintendente ha nelle proprie mani ad interim la Direzione del Personale, la Direzione Sicurezza ed è il Responsabile della prevenzione corruzione. L’ufficio stampa è sostenuto da Roberto Bolis che fa capo però al Comune e non è remunerato da Fondazione Arena. La Direzione Comunicazione Archivi mi sembra non esista più ma fino al 2014 è stata ricoperta da Patrizia Sughi, precedentemente da Francesca Zardini e da Paola Fontecedro. Lo dico perché la Comunicazione sembrava avere un suo significato, almeno per noi giornalisti.

Il mio intervento non vuole essere nulla di rigorosamente storiografico, mi premeva farlo perché se qualcuno avrà la pazienza di leggerlo potrebbe raccontarne una sintesi ai propri figli. Personalmente amo Verona per la sua bellezza, la amo molto di meno per altre vicende che vi sono sempre state nel suo tessuto sociale. Ad esempio l’imprenditoria veronese, salvo eccezioni, non è mai stata lungimirante neanche con le proprie squadre di calcio (per l’Hellas Verona fatta eccezione per il conte Fratta Pasini, Tiberghien, Mondadori, Garonzi, il conte Arvedi, Martinelli e alcuni sponsor come, tra gli altri, Canon, Rana, Ferroli, Agsm). Sono molto orgoglioso di vivere in una città dove ho visto e ascoltato molta musica, dove ho conosciuto i più importanti artisti (Maria Callas abitava al piano superiore del mio in Via Leoncino). Speriamo che il benessere musicale che abbiamo vissuto e che continua, in parte, non degeneri in un costante malessere. Sarebbe gravissimo per una città come Verona. Bonne chance.

Roberto Tirapelle

Roberto Tirapelle

L'autore: Roberto Tirapelle

RobertoTirapelle, veronese, è un giornalista-pubblicista. Laureato a Bologna, è un critico cinematografico nazionale e internazionale, nonché studioso di musica. E' direttore responsabile del mensile “il Basso Adige” di Legnago e collabora con la testata on line “Mediartenews”. Ha al suo attivo collaborazioni con ex giornali locali come “Il Mattino” e “Il Nuovo Veronese”, curatore di cicli estivi di cinema con la 1^ Circoscrizione e con il mondo del lavoro, eventi di musica con istituzioni cittadine. Ha scritto alcuni libri di cinema e musica. E' addetto stampa di due Istituzioni veronesi. roberto.tirapelle@libero.it

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