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Ferroli in concordato preventivo e Riello passa all’Americana UTC. E’ una storia che si ripete quella delle aziende familiari divenute troppo grandi per essere gestite in modo patronale ma rimaste ancora troppo piccole per competere nel mercato globale.

Con l’accordo tra Riello ed il gruppo americano UTC per l’acquisizione del gruppo veronese e con la recente messa in concordato preventivo della Ferroli si chiude di fatto un’epoca dell’industria termomeccanica veronese. L’accordo prevede l’acquisto da parte della società americana United Technologies Corporation del 68% del capitale sociale della Riello Group (controllante dei marchi Riello, Beretta, Thermital, Sylber ed altri) il quale entrerà a far parte della divisione UTC Climate, Control & Security, una divisione del colosso americano che fattura 48 miliardi di dollari.

Alla fine della transazione alla famiglia Riello resterà circa il 30% delle azioni del capitale sociale della società mentre il controllo passerà nelle mani del gruppo basato nel Connecticut che andrà a coprire l’esborso richiesto con risorse proprie senza ricorrere ad aumenti di capitale o ulteriore indebitamento.

A far pendere l’ago della bilancia tra i vari potenziali acquirenti dalla parte della UTC sono state in primo luogo le forti opportunità di integrazione tra le due ditte sia geografiche che di prodotto con le relative potenzialità di sviluppo e crescita e in seconda istanza il fatto che il write- off del debito richiesto alle banche fosse inferiore. L’operazione ha avuto infatti anche il via libera dalle banche creditrici (Unicredit, Intesa, Bpm e Banco Popolare), che hanno rinunciato complessivamente a 40 milioni di crediti per chiudere l’accordo, e dalle organizzazioni sindacali che hanno valutato il mantenimento della continuità aziendale.

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Si conclude con un epilogo scontato la storia della lunga crisi di una delle “multinazionali” tascabili, motori dello sviluppo dell’economia nordestina e italiana negli anni passati e anche presenti. La Riello, che dà impiego a circa 2.000 addetti di cui 800 (circa 500 nel veronese) in Italia in diversi stabilimenti in Veneto, Lombardia ed Abruzzo, dal 2000 in poi ha vissuto diverse vicissitudini societarie con il passaggio prima al fondo d’investimento Carlysle, l’oneroso riacquisto nel 2004 da parte di Ettore Riello e sorelle e la successiva entrata in crisi finanziaria a causa dell’incapacità di ripagare alle banche l’eccessivo debito contratto per il riacquisto aggravato anche dalla crisi del settore e dal pesante incremento del costo delle materie prime.

Se da un lato il distretto termo meccanico veronese può essere soddisfatto che una multinazionale del settore scelga la Riello come piattaforma per l’espansione sul mercato europeo riconoscendo a Verona la leadership nel know-how ed innovazione nel settore, dall’altra lato è preoccupante constatare che non sia stato possibile trovare una soluzione sul territorio e che non siano giunte manifestazioni d’interesse da parte di ditte italiane.

E’ una storia che si ripete quella delle aziende familiari divenute troppo grandi per essere gestite in modo patronale ma rimaste ancora troppo piccole per competere nel mercato globale ed inevitabilmente destinate a cadere in mani spesso straniere, con ben più solide spalle finanziarie. In ciascuna di queste vicende spicca l’assenza di qualsiasi strategia industriale da parte della classe politica locale e nazionale, la quale ha troppo spesso preferito scambiarsi favori con l’imprenditoria piuttosto che agire da regolatore e pianificatore delle attività economiche come nel suo ruolo. L’auspicio è che il salvatore straniero posso sopperire ancora una volta alle nostre incapacità di fare sistema e possa fare da volano per la ripartenza del l’intero distretto.

Martino Franceschi

Martino Franceschi

L'autore: Martino Franceschi

Martino Franceschi nasce nel 1972 a Valdagno (Vicenza). Dopo la maturità classica, nel 1988, si laurea in Economia e Commercio e, dopo diverse e disparate esperienze professionali si trasferisce definitivamente a Verona dove lavora come Export Area Manager di una nota azienda nel settore dei marmi. Praticante di sport (mtb, nuoto, sci, montagna), di buone letture e cinema, per tradizione familiare e per formazione culturale si interessa ai temi politici-economici. martino.franceschi@teletu.it

Commenti (2)

  • Giuseppe Braga

    Verona e’ stata per anni un centro di eccellenza del settore termo meccanico e dei sistemi per il trattamento dell’aria e delle acque. RIELLO, BIASI, FERROLI, SI.ME, ICI, PEDROLLO, ed altre decine di aziende specializzate nelle produzioni di scambiatori di calore, autoclavi, collettori, fondi bombati ed accessori vari. Fino agli anni ’90 il settore contava oltre 5 mila addetti e le imprese veronesi avevano promosso iniziative produttive e commerciali in aree dell’Est Europa e in diversi Paesi dell’area Asiatica. In pochi hanno pensato che il settore era diventato “maturo”, cioè ormai saturo e che sistemi alternativi, come il fotovoltaico o il riscaldamento a pavimento proponevano forme alternative rispetto a quelle tradizionali. Ma c’è un elemento sul quale vorrei confrontarmi, e cioè le ragioni per le quali la “terza generazione” non riesce a trasmettere e trasferire alla “quarta” il patrimonio tecnologico, produttivo, commerciale, e/o finanziario, iniziato dai nonni, sviluppato dai padri e spesso, purtroppo, dilapidata, appunto, dagli eredi della “terza generazione”.

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    Credo ci siano due ordini di ragioni, uno oggettivo storico di quadri macroeconimico globalizzati che hanno accelerato le trasformazioni industriali negli ultimi quindici anni ed uno personale di imprenditori che hanno preferito dedicarsi ad altre disparate attività..c’è da dire che nei casi Ferroli e Riello anche la generazione precedente ha fatto da freno a cambiamenti necessari da tempo…

commenti (2)

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