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Senza cedere alle mode si può innovare nella tradizione e nei canoni delle buone pratiche in cui l’italianità è riconosciuta nel mondo.

Sharing economy! shadow economy? è il tema dell’evento di giovedì 17 dicembre, dalle 10 alle 13, al Crown Plaza Verona Hotel di via Belgio 16 a Verona. Mai termine è stato più abusato come quello di sharing economy, citata a destra e a manca per classificare qualsiasi  manifestazione digitale che ha, il più delle volte, un effetto rivoluzionario sulle modalità di acquisto dei servizi più disparati sul web. Airbnb, homeaway, uber, blablacar, eatwith, gnammo, liquidspace, jobbatical, possono essere note o sconosciute, ma la loro esistenza sta letteralmente sconvolgendo la vita di milioni di persone, consumatori, professionisti, imprenditori, lavoratori.

Si potrebbe discutere, e le occasioni sono frequenti, di quanto genuina sia la caratteristica di “condivisione” riscontrabile nelle diverse piattaforme, perché non è necessariamente sharing tutto quello che è moderno, diversamente intermediato e facilmente accessibile con i nuovi strumenti di connessione in cui si sono trasformati quelli che, una volta, erano solo telefoni cellulari usati per comunicare a voce: piccoli computer portatili che, quando l’infrastruttura lo consente ad adeguata velocità, utilizzando programmi creati ad hoc, permettono a chiunque di accedere ad un mondo nuovo, rivoluzionario, dove è possibile comprare beni e servizi, ovunque, a prezzi inimmaginabili fino a pochissimi anni fa.

Tutto quello che è tradizionale, regolato da norme scritte quando queste tecnologie non erano neanche immaginate, diventa improvvisamente ostaggio di quelle stesse regole, che impediscono la libera concorrenza, privilegiando i nuovi arrivati, quelli senza storia e sconosciuti proprio a chi il mercato dovrebbe garantirlo.

Allora la sharing corre il rischio di diventare shadow: ombra, sottobosco di una jungla dove la tutela dei consumatori, il rispetto per l’ambiente, la sicurezza dei luoghi di lavoro ed i diritti dei lavoratori e dei prestatori di servizi  stessi, vengono messi in secondo piano, subordinati ai giudizi degli utenti del web in virtù della pretesa che la velocità con cui i clienti classificano  i loro hosts, autisti, cuochi, prestatori e gestori ne condiziona la reputazione e la sopravvivenza nel mercato. È l’apoteosi della società liquida, che grazie al potere della tecnologia respinge le regole imposte dai governanti e attribuisce ai big data le classifiche di chi fa bene e chi ha successo.

Ma chi sta sul mercato può reagire, governare il fenomeno, evitare di essere travolto ed invece cavalcare l’onda e non abdicare ai nuovi barbari la propria professionalità, mestiere, conoscenza e capacità declinandole nei nuovi linguaggi; affermando con orgoglio che si può innovare nella tradizione e nei canoni delle buone pratiche in cui l’italianità è riconosciuta come valore da tutte le culture e tutti i popoli.

Servono traduttori, servono politici illuminati; serve coraggio e visione; serve spirito imprenditoriale. A noi non difettano.

Sergio Cucini

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Sergio Cucini

L'autore: Sergio Cucini

Sergio Cucini, laurea in economia e commercio all’Università di Verona, imprenditore nel settore edile, della consulenza aziendale e nell’azienda alberghiera di famiglia. Tra i ruoli ricoperti, presidente degli Albergatori della provincia di Verona, responsabile città d’arte in Federalberghi Veneto, membro della giunta di Confcommercio Verona e presidente sezione Turismo, consigliere cooperativa albergatori Verona. Ha inoltre guidato il Consorzio di promozione turistica Veronatuttintorno.sergiocucini@gmail.com

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