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Tutti i nodi che avvolgono da lungo tempo il sistema bancario italiano, e delle banche popolari in particolare, sembrano venire al pettine in questi ultimi mesi. E’ sufficiente leggere gli ultimi casi di crisi degli istituti di credito per comprendere la gravità del quadro generale e per temere che non si tratti di singole storie isolate.

Nel primo caso il governo è stato costretto ad intervenire tramite decreto per salvare da possibile fallimento gli istituti Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca Etruria e CariChieti tramite la creazione di quattro new bank ripulite dai debiti e di una bad bank che si accollerà tutti i crediti in sofferenza svaluti al 17% del loro valore e da affidare a società specializzate nella loro alienazione.

Oltre al capitale delle banche è stato anche azzerato il valore di 340 milioni di obbligazioni subordinate (bond ad alto rischio e bassa liquidabilità) sottoscritte da circa 10.500 clienti diretti di questi istituti su un totale di 788 milioni di obbligazioni immesse sul mercato.

Il secondo caso è scoppiato negli ultimi mesi in Veneto e fa seguito all’imminente trasformazione in Spa, con conseguente quotazione in Borsa, degli istituti Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, come richiesto dal recente DL Banche alle banche popolari con attivi superiori ad 8 miliardi di euro.

Le banche coinvolte sono state costrette ad operare pulizie di bilancio e a svalutare le proprie azioni, il cui valore era precedentemente fissato internamente dal CdA, a valori più vicini a quelli di mercato, con ingenti perdite immediate (da 62,5 euro a 30 per la Popolare di Vicenza) e con la prospettiva di ulteriori pesanti correzioni al debutto nel mercato azionario.

Piu’ di 100 mila azionisti rischiano la perdita quasi totale del loro capitale anche in caso di recesso dagli aumenti di capitale necessari per l’entrata a Piazza Affari. Fatto ancora più grave è che la sottoscrizione di azioni della banca era spesso conditio sine qua non per la concessione di finanziamenti agli imprenditori.

Dovremo probabilmente aspettarci altri eventi simili nell’immediato futuro a seguito del simultaneo recepimento della normativa europea sui fallimenti bancari che prevede la formula del bail-in in caso di fallimento bancario (sono gli azionisti/obbligazionisti della banca a pagare e non i contribuenti) e all’entrata in vigore della legge sulla trasformazione delle banche popolari in Spa, la quale contribuirà a fare venire a galla le inefficienze nei conti delle banche quotande.

E’ palese che in queste vicende ci sono molte concause (la tensione sul debito sovrano e la lunga crisi, l’inadempienza degli organi di vigilanza, la malagestione o dolo di molti managers, la connivenza dei partiti e anche la scarsa cultura finanziaria degli italiani) e le responsabilità sono condivise tra i diversi attori ma si deve sottolineare l’inadaguatezza gestionale/organizzativa del modello delle banche del “territorio” ai nuovi quadri normativi economico-finanziari.

Da quanto sta emergendo pare che gli stretti legami di questi istituti con politici e imprenditori dell’area di riferimento abbiano permesso di occultare perdite sui crediti, raccogliere allegramente capitali e probabilmente favorire arricchimenti personali a scapito dell’interesse della clientela e dello stesso istituto.

Queste esperienza negative devono insegnare anche alla nostra città, dove pure i legami banca-territorio sono estremamente radicati, che il mantenimento della netta separazione tra la politica e gli affari – lasciando alla prima la funzione di forte e presente regolatore e ai secondi le responsabilità delle scelte sul mercato – è una condizione essenziale per rendere una società efficiente e comprensiva degli interessi di tutti.

Martino Franceschi

Martino Franceschi

L'autore: Martino Franceschi

Martino Franceschi nasce nel 1972 a Valdagno (Vicenza). Dopo la maturità classica, nel 1988, si laurea in Economia e Commercio e, dopo diverse e disparate esperienze professionali si trasferisce definitivamente a Verona dove lavora come Export Area Manager di una nota azienda nel settore dei marmi. Praticante di sport (mtb, nuoto, sci, montagna), di buone letture e cinema, per tradizione familiare e per formazione culturale si interessa ai temi politici-economici. martino.franceschi@teletu.it

Commenti (1)

  • Martino Franceschi
    Martino Franceschi Rispondi

    Sull’argomento segnalo il sempre ottimo articolo di fubini sul Corriere della Sera di domenica scorsa..esplicativo

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