BannerAmazonVeronain615x60

Secondo una ricerca di Unioncamere, presentata al Convegno organizzato da Adiconsum Verona, Lega Consumatori e Adoc, la moneta elettronica è utilizzata dai consumatori solo per il 13% delle operazioni contro una media europea del 40%. Carte di credito in calo anche a Verona.

La moneta elettronica offre numerosi vantaggi economici e sociali per imprese, professionisti e cittadini. In particolare, come ha evidenziato lo studio di Unioncamere Veneto, l’uso della moneta elettronica combatte l’evasione fiscale, rende trasparente il rapporto con l’esercente, è veloce e conveniente, riduce il rischio di truffa e aiuta a gestire detrazioni e deduzioni. Purtroppo la moneta elettronica in Italia e’ ancora poco utilizzata e deve essere incentivata. Questo in sintesi quanto emerso dal convegno di venerdì 4 dicembre “La moneta elettronica. Stima dei vantaggi economici per imprese professionisti e cittadini” organizzato da Adiconsum Verona, Lega Consumatori e Adoc in collaborazione con Unioncamere Veneto nella sala convegni della Banca Popolare di Verona in via S. Cosimo 10. L’incontro rientra all’interno del progetto Facciamo i conti! Edizione 2015, iniziativa d’informazione a favore dei cittadini e delle famiglie in tema di accesso al credito, prevenzione del sovraindebitamento e uso responsabile del denaro. Il convegno ha il patrocinio della Fondazione Antiusura Beato G. Tovini, dell’Ordine dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili di Verona con il contributo della Camera di Commercio di Verona e della Banca Popolare di Verona.

Dopo i saluti di Fernando Zilio, Presidente Unioncamere Veneto, Renzo Giacomelli, Presidente Fondazione Antiusura Beato G.Tovini e Alberto Mion, Presidente Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Verona ha preso la parola 
Davide Cecchinato, Presidente Adiconsum Verona per l’introduzione. Serafino Pitingaro, Area Studi e Ricerche Unioncamere Veneto ha presentato la ricerca “Più moneta elettronica, meno contanti”.

La ricerca di Unioncamere ha evidenziato che la moneta elettronica e’ utilizzata dai consumatori solo per il 13% delle operazioni contro una media europea del 40%. Con 75 transazioni elettroniche pro capite all’anno, l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa davanti alla Grecia. Gli strumenti di pagamento hanno un costo sociale. Secondo una ricerca della Banca d’Italia, i costi che la collettività sopporta per le risorse utilizzate dai diversi operatori economici per il regolamento delle transazioni ammontano a 15 miliardi di euro (circa 1% del Pil) pari a 260 euro pro capite. Il 49% di tali costi e’ sostenuto da banche e infrastrutture per l’offerta dei servizi di pagamento, il 51% a carico delle imprese. In Italia più della metà dei costi sociali degli strumenti di pagamento riguardano il contante. L’utilizzo del contante costa infatti complessivamente al nostro sistema economico circa 8 miliardi di euro. Per pagare il personale, le perdite, i furti, le apparecchiature, il trasporto, la sicurezza, i magazzini, la vigilanza, le assicurazioni legate ai contanti, ogni anno l’Italia spende 133 euro pro capite. C’è poi da segnalare che il 40% delle rapine che si registrano in Europa sono messe a segno in Italia. Ogni anno la Banca d’Italia riconosce come false 72mila banconote. Inoltre, il 18% delle monete e il 7% delle banconote in circolazione sono veicolo di batteri anche potenzialmente pericoli (es. escherichia coli e stafilococco aureo).

Secondo una stima di Unioncamere Veneto su dati della Banca d’Italia, nel 2014 il numero di carte di credito attive in Veneto è pari a 218 ogni mille residenti maggiorenni (erano 240 nel 2012). Nel 2014 erano attive in Veneto 890 mila le carte di credito (982 mila nel 2012), di cui 165 mila in provincia di Verona (183 mila nel 2012). Sulla base delle elaborazioni presentate, Unioncamere Veneto ha provato a stimare i benefici per il sistema economico regionale di un aumento dei pagamenti elettronici e di una riduzione del prelievo medio. In particolare un aumento su scala nazionale di 10 milioni di carte (circa 900 in Veneto) e una diminuzione di 15 euro del prelievo medio presso gli ATM potrebbe generare in Veneto riduzione dell’economia sommersa di oltre 3,3 miliardi di euro e una recupero dell’evasione fiscale di circa 1,6 miliardi di euro.

Quindi come incentivare l’uso della moneta elettronica? Alcune possibili soluzioni possono essere quelle di fornire gratis a tutti una carta ”a spesa controllata o positiva”, senza interessi sul deposito, assicurata sulle frodi, senza la possibilità di andare a debito; creare una piattaforma basata sugli innovativi strumenti di pagamento contactless, che non richiedono il Pos (es. Apple Pay, Jiffy, Messenger); introdurre una tassa sul circolante (prelievi) per disincentivarne l’uso.

«Se siamo convinti che la trasparenza sia un valore – ha precisato Fernando Zilio, presidente di Unioncamere Veneto – allora la moneta elettronica è nella logica delle cose. A parte il fatto che l’avanzata della moneta elettronica è ineluttabile, è chiaro che la tracciabilità delle transazioni corrisponde ad un’esigenza di correttezza e sicurezza che, in tempi difficili come questi, diventa imprescindibile. Senza cadere nell’eccesso opposto che equivale alla criminalizzazione dell’uso del contante è evidente però che tutti i traffici illegali hanno bisogno di transazioni non tracciate per concretizzarsi. Lo sanno le varie mafie, lo sanno i terroristi, ma lo sanno, anche più semplicemente, gli evasori di casa nostra e quelli di importazione che usano i money transfer per trasferire ingenti somme di denaro all’estero forti delle falle che un tale sistema ha insito in sé. Su una cosa sono comunque d’accordo con chi è restio ad utilizzare la moneta elettronica: il suo costo è troppo elevato. Per colpa del sistema bancario, ma soprattutto per colpa della politica che si guarda bene dall’intervenire in tal senso ed anzi opera nel senso diametralmente opposto».

Renzo Giacomelli, Presidente Fondazione Antiusura Beato G.Tovini ha sottolineato: «Siamo in piena inversione culturale per quanto riguarda la  gestione del denaro nel suo uso riferito agli 800miliardi di consumi annuali delle famiglie anche se ridotti, dalla lunga  crisi, di circa il 4 %, (come se circa  4 milioni di famiglie non consumassero più niente). I pagamenti  con denaro contante in Italia resistono più che in altri paesi, perché? E’ facilmente intuibile che i pagamenti, anche di beni di consumo, verranno ampiamente sostituiti in modo irreversibile dalla moneta elettronica.  Infatti in Italia si rilevano appena 31 operazioni annue pro capite in media per adulto, contro le 140 della Francia, le 54 della Germania, le 175 del Regno Unito e una media europea di 93. Quali ragioni frenano questo sviluppo?».

Alberto Mion, presidente dell’Ordine dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili di Verona ha detto: «Gli Italiani sono ancora troppo affezionati al contante ma la strada del progresso è tracciata. A differenza di molti altri Stati, in testa ai quali troviamo i Paesi Scandinavi, da noi la modalità di acquisto in e-commerce e ancor più i pagamenti elettronici non sono ancora molto diffusi. Eppure questi nuovi strumenti di pagamento e di accesso al credito godono di tre punti a loro favore: la facilità di utilizzo, la rapidità nel compiere l’azione e la sicurezza. I detrattori di questi sistemi in realtà ne vedono le criticità, soprattutto per le persone anziane. Si tratta, come per tutte le novità, di farne un’abitudine, una buona abitudine. Così come ci si è abituati a cellulari, smartphone, tablet, in poco tempo sono convinto che anche da noi cambieranno radicalmente le consuetudini nei pagamenti. Con l’indubbio vantaggio, non secondario, di vedere diminuita l’evasione fiscale e i reati di riciclaggio, reati resi possibili  anche da un forte utilizzo del contante. I professionisti, e quindi anche i commercialisti, hanno il dovere di aiutare in questo cambiamento epocale». 

Ha preso la parola Davide Cecchinato, presidente di Adiconsum Verona, che ha evidenziato: «Non c’è niente da fare. Nonostante la norma che nel nostro Paese ha imposto a commercianti e professionisti di dotarsi del POS per consentire al consumatore di pagare con bancomat e carte di credito quando la somma è superiore ai 30 euro, l’uso della moneta elettronica nel nostro Paese non è aumentato. Quali sono le cause? È la convinzione che, pagando in contanti, pagando cioè con banconote e monete, si riesca a tenere più sotto controllo la propria situazione economica. Non è così. Ecco i vantaggi derivanti dall’utilizzo della moneta elettronica: riduzione dei prelievi, riduzione della possibilità di subire un furto, diminuzione della possibilità di perdere il denaro contante, maggior controllo della propria disponibilità economica, perché tutte le spese sono registrate. Inoltre, le commissioni per l’uso del bancomat e della carta di credito si sono sensibilmente ridotte, ammontando, rispettivamente, allo 0,20-0,30% dell’importo da pagare, mentre il contante tra indennità di cassa, trasporto e sicurezza costa circa 10 miliardi l’anno, che in parte è a carico delle banche che a loro volta lo caricano sui clienti. Vero è che i costi del POS si aggirano in media sui 2.000 euro l’anno, comprendendo l’installazione, il canone annuale e il noleggio della macchinetta, ma è anche vero che i costi del commerciante vengono poi scaricati sul prezzo di vendita del prodotto che viene acquistato dal consumatore, sia che usi sia che non usi le carte di pagamento. Un emendamento alla Legge di stabilità in discussione prevede l’introduzione della possibilità di pagare con le carte di pagamento anche importi di 5 euro e sanzioni per i commercianti/professionisti che non si dotano del POS e non consentono ai consumatori il pagamento con la moneta elettronica. Del resto la norma sull’obbligo del POS in vigore dal 2014 senza sanzioni non ha avuto quel potere deterrente che ci si attendeva. Vedremo se tale emendamento entrerà a far parte dell’impianto della nuova Legge di stabilità».

 

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>