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Chi sperava per le amministrative 2017 in un passo indietro del PD a favore di una lista civica rappresentativa delle attese e delle urgenze della città, si metta l’animo in pace.

Può già apparecchiare la festa la destra veronese, l’elezione a sindaco per il dopo Tosi sarà tutta in discesa, chiunque verrà scelto come candidato (uno Sboarina qualunque, il tenero Ambrosini, l’oscuro Bozza, l’evanescente Casali, e chissà chi altri, purché mezze figure): a spianare ancor più la strada magari a uno dei tanti fascistelli locali con svastica sul cellulare ci sta già pensando il PD. Che, forte di un consenso elettorale a meno della metà necessaria per sperare al massimo in un miracoloso ballottaggio, non trova di meglio che sfoderare le lame al proprio interno, e lavare i panni sporchi in pubblico.

Chi poteva saggiamente sperare in un passo indietro del partito a favore di una lista civica fortemente rappresentativa delle attese e delle urgenze della città si metta l’animo in pace, perché questo è l’ultimo dei pensieri di chi regge il timone della scassatissima nave democratica veronese. Prima, bisogna giocarsela a colpi bassi tra compagni, secondo la più consolidata tradizione di sinistra, approfittando di una segreteria debole e confusa come quella di Alessio Albertini e dell’imbarazzante pochezza dei giovanotti e delle giovanotte che siedono sui banchi di Palazzo Barbieri, scaricando ogni peso sulle spalle del generoso Bertucco. Come non bastasse la clamorosa divisione tra i circoli cittadini, ecco le lettere al veleno sulla stampa locale tra Vincenzo D’Arienzo, Albertini e Orietta Salemi. Gran bello spettacolo, da fregarsi le mani a destra!

Il motivo apparente del contendere è la rappresentanza PD (Alberto Mion) in Fondazione Arena, sulla quale si gioca a scaricabarile ora che la situazione dell’ente è precipitata a livelli indecorosi e imbarazzanti. Che sia stato o no di nomina ministeriale, come vogliono Albertini e Salemi, non c’è dubbio, come accusa D’Arienzo, che di un rappresentante PD comunque si tratta: ma se ne accorge soltanto adesso il deputato finanziere?

Non facciamoci ingannare dagli strepiti. La questione è solo il pretesto per tentare di rovesciare un equilibrio interno che per D’Arienzo, abituato a giocare in politica soltanto per se stesso, è una minaccia in vista di una rielezione piuttosto problematica, se le cose rimangono così a Verona. Dove ormai a dettar legge nel PD è Alessia Rotta, longa manus di Renzi in città a spese di Federico Vantini (ormai fiamma spenta del sindaco fiorentino) e sempre più in ascesa nonostante le recenti figuracce televisive con Landini.

Bisogna prepararsi per tempo, perché le elezioni sono alle porte. No, non le amministrative, cosa avete capito?! Quelle nazionali. Delle altre importa poco al PD, che sa già di perderle, altrimenti non si comporterebbe così.

Mario Allegri

Mario Allegri

L'autore: Mario Allegri

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l’elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

Commenti (2)

  • non mi pare che Alessia Rotta abbia fatto brutta figura con Landini, anzi! è Landini che semmai ha dimostrato tutto il suo livore ideologico e la pochezza delle sue argomentazioni, prive di qualsiasi supporto concreto…
    Marilisa

  • Braga Giuseppe

    Perché un partito, in questo caso il PD, dovrebbe promuovere liste civiche, anche se ciò potrebbe significare far fare un “un passo indietto” a se stesso, alla sua base, al suo gruppo dirigente? In nome di quale democrazia? Un partito ha il dovere, invece, di misurarsi con proprie proposte, liste, candidati. Saranno gli elettori a decidere.

commenti (2)

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