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Per Cinzia Inguanta «essere di sinistra non vuol dire viaggiare con i paraocchi. Il nostro è un mestiere dove contano onestà intellettuale e libertà di pensiero».

Da martedì 17 novembre Cinzia Inguanta è il nuovo direttore di Radio Popolare Verona. La giornalista, nata a Firenze nel 1961, prende il posto di Agostino Mondin, per 7 anni a capo dell’emittente che nel frattempo si è trasferita da Castel D’Azzano a San Massimo. Diplomata in Design all’Accademia di Belle Arti Cignaroli, Inguanta ha iniziato a frequentare Radio Popolare nel 2009, come collaboratrice di Verona In, durante alcune interviste in tandem per sperimentare possibili sinergie. Ha ideato e condotto vari programmi, tra cui Time out, di spettacolo, arte e cultura, Righe quasi nascoste, di editoria e Un pizzico di…, una rubrica di cucina.

– Anzitutto, direttore o direttrice?
«Ci sono sensibilità diverse a seconda della generazione di donne a cui facciamo riferimento. Chi mi ha preceduto considera questa distinzione una questione fondamentale, per me che vengo dopo lo è un po’ meno, anche se considero importante il linguaggio di genere».

– Quindi direttore o direttrice?
«Non ho vissuto il femminismo, anche se ne ho condiviso le conquiste. Ma come dicevo, vengo dopo, per cui per me in questo caso va bene direttore, dando alla parola una connotazione neutra».

– Dall’arte alla comunicazione. Il riferimento è alla formazione nel campo artistico…
«La curiosità porta a essere un po’ dispersivi. Ci si guadagna in esperienza».

Da un punto di vista organizzativo cosa cambierà con la direzione Inguanta?
«Mi impegnerò per stabilizzare la struttura interna, seguendo la traccia di chi mi ha preceduto. Non dimentichiamo che redattori e collaboratori sono tutti volontari, quindi una grande risorsa che non sempre è facile organizzare».

Di quante persone stiamo parlando?
«30-35 persone».

L’età media?
«La maggior parte dei collaboratori non supera i 40 anni di età e molti sono giovani».

Concentrati in che settori della Radio?
«Prevalentemente nel settore culturale e in particolare musicale. Parliamo di programmi che vogliono fare “informazione musicale”».

In che senso?
«Non è la playlist delle Hit del momento. Si tratta di brani scelti considerando il loro peso culturale, il filo che li lega, spesso invisibile ma che grazie a una conduzione sapiente viene evidenziato. Come accade, ad esempio, per Imput Jazz, il programma condotto da Nicola Barin, o Full Moon Fever, di Elena Castagnoli».

Qual è la consistenza dell’attuale palinsesto?
«Una quindicina di programmi, da quest’anno proposti soprattutto il pomeriggio».

Per quante ore di trasmissione quotidiane?
«Circa dieci ore di autoproduzione. Il resto è coperto sulla stessa frequenza da Radio Popolare Network, che ha sede a Milano».

Qual è il rapporto con il network?
«Radio Popolare Verona è tra le fondatrici del network. Quella milanese è una realtà nazionale strutturata dove andrebbe maggiormente valorizzato il contributo delle redazioni locali, ad esempio con un appuntamento a scadenza fissa per trattare tematiche importanti che valorizzino il territorio».

Parliamo di una emittente radiofonica che ha una consistente storia di sinistra. Cosa cambierà da oggi in avanti?
«Non cambierà molto. Editrice della radio è una cooperativa che ha per soci persone decisamente collocate a sinistra, un collettivo dove si discute ma dove poi viene lasciata ampia libertà ai conduttori».

Quindi rimarrà una radio di sinistra?
«Decisamente sì, ricordando che essere di sinistra non vuol dire viaggiare con i paraocchi. Qui entrano in gioco l’onestà intellettuale e la libertà di pensiero, valori in cui decisamente mi riconosco».

– Si sente sostenuta in quella che potremmo definire una linea editoriale “post ideologica”?
«Sì».

Cosa costa gestire Radio Popolare Verona?
«Circa 30 mila euro ogni anno».

Proviamo a dividerli per capitoli di spesa?
«La spese più consistenti riguardano il mantenimento della frequenza e l’affitto del trasmettitore, circa 20 mila euro. Poi ci sono l’affitto per la sede e le spese correnti ordinarie».

Come vengono coperte queste spese?
«Attraverso l’abbonamento alla radio, che costa 60 euro, con il tesseramento all’associazione culturale Amici di Radio Popolare Verona, 5 euro per il momento. Poi c’è la raccolta pubblicitaria, che cercheremo di organizzare meglio. Infine iniziative pubbliche, come le feste e le domeniche musicali».

G.M.

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