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Guido Sesto
Guido Sesto

Intervista con Guido Sesto docente in pensione, formatore di insegnanti e scrittore, da sempre militante di sinistra, dal PCI al PD.

– Come definirebbe l’attuale momento della Sinistra e in particolare del Partito Democratico?

«Non so se ci avete fatto caso, ma tutta una schiera di minoritari, collocati nelle varie postazioni della sinistra, compreso qualche transfuga del PD, o qualcuno che è ancora dentro ma si appresta ad uscirne, si sono subito scoperti pro Sindaco Marino, a prescindere, e solo in funzione anti Renzi. Questa è solo l’ultima puntata di una storia iniziata con l’ascesa dell’allora Sindaco di Firenze, prima alla Segreteria, poi alla carica di Presidente del Consiglio. Costoro hanno un solo scopo politico, un’idea fissa, abbattere il capo del governo, di un Governo progressista, per forza di cose “di coalizione”, una missione, ahimè per loro, la momento impossibile! Se ripercorressimo l’iter governativo iniziato solo 20 mesi fa ce li ritroveremmo a ogni piè sospinto a inveire contro Renzi e la attuale linea del PD scaturita dall’ultimo Congresso stravinto con oltre il 70 % dei consensi, accampando un qualsiasi motivo raccattato qua e là al momento, mai una considerazione positiva o comunque critica costruttiva, seppure parziale, mai un riconoscimento di un qualche aspetto, solo e sempre repulsione assoluta nei confronti di chi per loro è solo un nemico. Hanno usato di tutto nel loro vano e incoerente sparlare svalutativo; privi di ritegno e di stile, si muovono come carri armati capaci solo di distruggere».

– Ritiene che una parte della Sinistra si comporti come l’opposizione di Destra?

Si è sempre detto che gli elettori di Destra sarebbero quelli rozzi e incolti, che amano pensare la politica con la pancia. Purtroppo però c’è anche una pancia di Sinistra, di una sinistra malsana, che tradisce la migliore tradizione della sinistra italiana qualificata dai Togliatti, dai Berlinguer e dai Napolitano, una sinistra che tradisce il migliore PCI, una pancia orribile, capace di tutto, che si nutre avidamente di denigrazione totale dell’altro, tendendo ad azzerarlo, ad annullarlo, in nome di una visione astratta, ideologica, intollerante, che ammette solo pensiero unico, il proprio: l’effetto è devastante, perché è la negazione dell’anima della democrazia, che è rispetto, confronto, e ricerca costruttiva e partecipata di soluzioni di verità sempre da verificare e in un contesto conflittuale regolato. Si tratta di un virus che purtroppo si insedia agevolmente nell’ideologia di sinistra e se non lo si tramortisce con cure apposite e permanenti (nel PCI ci sono stati medici egregi a tale scopo) riprende forza e fa molto male, proprio come un herpes che una volta entrato nell’organismo non è debellabile definitivamente, ma è sempre pronto a profittare di condizioni di debolezza per riaffermare il suo dominio».

– Allora la differenza con la Destra quale sarebbe?

«Mentre la pancia di Destra si nutre di interessi concreti, individuabili perché particolari e contendibili, anche se distorti, parziali, privatissimi, ingiusti, confinati nel ristretto particulare di ognuno, la pancia di Sinistra, nella versione ideologica e malata, pretende di essere la verità generale assoluta, esclusiva, indiscutibile, esige solo che tutti si conformino ad essa senza obiezioni e senza porre alcuna condizione. Ho sempre combattuto, e continuo a farlo, contro la pancia di Destra; in un contesto democratico è impresa dura ma è fattibile, entrambi i contendenti sanno di cosa si tratta, la concretezza della posta in gioco rende il conflitto possibile e controllabile. Molto più difficile ,se non impossibile, combattere la pancia di sinistra rozzamente ideologica, perché in campo ci sono pretese astratte la cui natura non contiene spazi di possibile negoziazione ed è cosa vana tentare operazioni feconde di falsificazione popperiana. L’unica consolazione è che nel nostro caso si tratta di una sinistra minoritaria, destinata a scomparire; se così non fosse, il futuro dei cittadini che si riconoscono invece in progetto progressista, di equità e giustizia sociale, sarebbe tragico.

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E' stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

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