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Intervista con Chiara Tommasini, presidente del Centro Servizio per il Volontariato di Verona (CSV): «Meno soldi dalle istituzioni compensati valorizzando le reti dei servizi e delle competenze». Sono 440 le associazioni che fanno capo al CSV provinciale, per un totale di 10 mila persone coinvolte.

Tra Verona e provincia sono 440 le associazioni che fanno capo al CSV (Centro Servizio per il Volontariato), per un totale di 10 mila persone. Rappresentano circa il 75% delle associazioni veronesi, mentre il rimanente 25% è costituito da cooperative, APS (Associazioni di Promozione Sociale), Comitati, Sagre, Pro loco, ecc. Tutte le associazioni di volontariato che hanno come riferimento il CSV sono iscritte al Registro regionale delle Organizzazioni di volontariato, dove sono divise in 4 settori: Assistenza alla persona, Sociosanitario, Soccorso e Protezione civile, Tutela del verde e dei beni culturali. Assistenza alla persona e Sociosanitario hanno il maggior numero di iscritti. Dal dicembre 2012 a presiedere la Federazione del Volontariato di Verona ONLUS, ente gestore del CSV di Verona, è Chiara Tommasini, 39 anni, originaria di Lugagnano, laureata in Economia e commercio

– Se dovessimo fare una fotografia del volontariato veronese che tipo di immagine ne uscirebbe?
«Quello di Verona è un volontariato che in termini numerici tiene, anche se non sempre c’è un ricambio generazionale. Significativo è stato negli ultimi anni il mutamento strutturale, dovuto anche alla crisi economica. Sono cambiati i criteri nella distribuzione delle risorse a disposizione delle associazioni, i modi di utilizzarle».

– Quali sono i dati economici di questo mutamento?
«Nel 2008 il bilancio di esercizio del CSV era di 1,8 milioni di euro, nel 2014 si è ridotto a 570.000, cifra che comprende la progettazione sociale, cioè i servizi che eroghiamo di formazione, consulenza e spese varie. Va tenuto presente che questo è il bilancio del CSV, perché la Federazione del Volontariato dispone di un proprio budget».

– Da dove provengono i fondi a disposizione del CSV di Verona?
«Soprattutto dalla Regione Veneto e dalle Fondazioni».

– Che requisiti occorrono per accedere a questi contributi?
«E’ terminata l’era dei finanziamenti a pioggia. Ci sono bandi a tema, fatti dalla Regione, dalle fondazioni, dalle banche, non più rivolti alle singole associazioni ma a disposizione di progetti condivisi da una rete, spesso a livello provinciale, dove CSV può essere capofila o semplicemente partner».

– Quando si parla di fondazioni e banche a che realtà si riferisce soprattutto?
«Tra gli altri il CSV riceve contributi da Fondazione Just, Fondazione Cariverona, Fondazione Cattolica, Banco Popolare di Verona».

– Nella pratica come funziona?
«Il CSV presenta in Regione o alla fondazione il progetto di rete, che deve avere certe caratteristiche. Ad esempio deve essere un progetto sostenibile nel tempo, i risultati devono poter essere monitorati e deve essere possibile verificare l’impatto sul territorio. Quindi aiutiamo le nostre associazioni nella progettazione sociale per consentire loro di aderire alla rete. Facciamo un bando interno, le associazioni presentano i loro progetti che dopo essere stati valutati da una commissione vengono finanziati».

– Ci può elencare alcuni progetti significativi già operativi?
«Il Progetto Stacco (Servizio di Trasporto e Accompagnamento), rivolto a persone con ridotta mobilità, che vede il CSV come capofila, con una quarantina di associazioni di volontariato e una trentina di comuni coinvolti. Il Progetto RUI (Reddito Ultima Istanza), che segue gli interventi economico-assistenziali per persone a rischio di esclusione sociale, con capofila i comuni capoluogo delle varie province, tra cui Verona e dove il CSV coordina le associazioni di volontariato. Il Progetto Sollievo, per rispondere ai bisogni delle famiglie con un malato affetto da Alzheimer o da altro tipo di demenza».

– Come è possibile garantire lo standard dei servizi del 2008 con un bilancio ridotto di oltre il 60%?
«E’ vero che per effetto della crisi arrivano meno soldi ma la possibilità che oggi abbiamo di interagire con diversi soggetti ci permette di mettere a disposizione delle associazioni persone, competenze e strumenti che prima non avevamo. Una risorsa importante è il Coordinamento nazionale del CSV, un hub di reti locali a cui attingere che ci permette di avere un effetto moltiplicativo delle risorse, che non sono solo economiche».

– E’ questo il cambiamento strutturale in atto di cui parlava?
«Ci sono meno soldi, ma abbiamo i ragazzi e le ragazze del servizio civile, i lavoratori di pubblica utilità, persone con reddito di ultima istanza. Esiste, ad esempio, il Progetto banco aziende solidali, dove le aziende donano materiale che poi noi riversiamo alle associazioni. Sono risorse utili per effettuare corsi di formazione, consulenze, ricerche, convegni, bandi di progettazione sociale, promozione del volontariato a tutti i livelli».

– Quante persone lavorano a CSV?
«7 dipendenti più il direttore, 2 ragazzi del Servizio civile, 1 ragazza del Servizio Volontario Europeo e, quando ci sono, i lavoratori Socialmente Utili. Circa 10-11 unità, mentre il Consiglio direttivo del CSV è costituito da volontari ed è eletto ogni 3 anni dalle associazioni che ne fanno parte. Si tratta di 7 consiglieri, 3 revisori dei conti e 3 probiviri»

Che tipo di competenze hanno queste persone?
«Quando il budget era elevato buona parte dello staff era concentrato su consulenza, formazione, promozione e comunicazione. Aspetti ancora importanti, ma l’attenzione si è spostata nella gestione dei vari coordinamenti, per consentire l’inserimento delle associazioni in queste reti complesse».

– Alcuni settori del volontariato intersecano temi caldi della politica. Oggi sono i profughi, ieri era l’Emporio sociale…
«Il rapporto che il CSV ha con i vari amministratori è ottimo, non solo a Verona con l’assessore ai Servizi Sociali Anna Leso, ma in tutta la provincia, segno che ci viene riconosciuto un ruolo significativo ed essenziale per la soluzione dei vari problemi. Per quanto riguarda le inevitabili polemiche quando si toccano settori sensibili, sono convinta che l’evoluzione della rete è l’alleanza, come sta già avvenendo in altre città. La vicenda dell’Emporio dimostra che a Verona è un po’ più difficile, ma la cosa importante è la disponibilità al dialogo, per il resto la pazienza non ci manca».

Giorgio Montolli

Le immagini della XV Festa del volontariato di Verona

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