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Diego Zardini
Diego Zardini

Intervista con il deputato veronese Diego Zardini (PD): lo Sblocca Italia e le polemiche ambientaliste su inceneritori e trivellazioni in Adriatico; le elezioni regionali con la debacle del partito; il ruolo delle opposizioni in Consiglio comunale: «Siamo molto bravi nell’interdire politiche che riteniamo sbagliate, ma la guerra a Tosi si fa proponendo alternative».

Diego Zardini, 37 anni, deputato del PD è membro dell’VIII Commissione (Ambiente, Territorio, Lavori pubblici) del Parlamento. Precedentemente, nel 2007 è stato eletto nel Consiglio della II Circoscrizione del Comune di Verona dove ha ricoperto l’incarico di capogruppo del Partito Democratico. Nel 2009, dopo aver vinto le primarie, è stato candidato alla presidenza della Provincia di Verona per il PD, di cui poi è diventato capogruppo in Consiglio provinciale. Nel dicembre 2012 ha partecipato alle primarie parlamentari del PD scaligero dove è risultato primo con 3646 voti. Durante le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 è stato eletto deputato nella VII Circoscrizione (Veneto 1).

– Nel Partito Democratico veronese con l’uscita di scena di Fogliardi, Fasoli, Bonfante e altri pare finita l’epoca dei sessantenni. E’ un reale ricambio generazionale?
«Ritengo che in ogni generazione ci siano delle grandi risorse, ma è evidente che c’è anche da parte degli elettori una esigenza di novità. Io stesso nel 2009, quando sono stato candidato alle primarie per la scelta del candidato del PD a Presidente della Provincia, le vinsi, perché già allora si sentiva forte l’esigenza di cambiamento davanti al fallimento di una intera classe politica. L’esempio più lampante di questa domanda da parte degli elettori, lo dico chiaramente anche se non sono “renziano”, è proprio il nostro Segretario, che ha impostato la sua azione  sul cambiamento; così anche figure importanti, che hanno avuto ruoli chiave, come ad esempio Bersani, devono prendere atto che la gente ha bisogno di credere nel futuro e il futuro è rappresentato dai trenta-quarantenni».

– Siamo al giro di boa di questa legislatura, lei è entrato in Parlamento come bersaniano, oggi si riconosce in quel gruppo di deputati che, pur con qualche rilievo critico, appoggia l’azione del Governo. Come ha vissuto questo passaggio?
«Sono stati due anni e mezzo di lavoro parlamentare molto complicati, soprattutto per chi come me era alla sua prima esperienza. E’ stato un po’ come imparare a nuotare lanciato in acqua da un pontile. Sono stato sveglio parecchie notti pensando alle votazioni del giorno dopo; vedi il caso dei cosiddetti 101 durante le votazioni per la presidenza della Repubblica. Questi passaggi mi hanno fatto maturare sulle modalità da applicare alla mia azione politica per il ruolo che ricopro. Al congresso del PD non ho sostenuto Renzi, ritenendo che in quel ruolo sarebbe stata più opportuna un’altra figura, ma come capo del Governo era invece la risorsa giusta per dare una nuova spinta al Paese. Infatti, stiamo varando una serie di riforme che in passato non si è mai riusciti a mettere in campo. Stiamo facendo cose importanti, con qualche difficoltà, ma abbiamo un governo di coalizione e questo a volte ci obbliga a compromessi per riuscire a portare a buon fine provvedimenti assolutamente necessari. Non possiamo più arroccarci su posizioni superate. Sul Jobs Act, ad esempio, stiamo riscontrando che non toglie niente a chi i diritti li aveva, mentre ne attribuisce a chi non li aveva. Ricordo sempre che Bersani diceva che prima viene il Paese, poi il Partito, poi le ambizioni personali. Io resto fedele a questa impostazione».

– Lei è membro della Commissione Ambiente. Ecologisti di varia estrazione accusano il Governo di aver messo in campo provvedimenti che danneggiano il territorio, principalmente con lo Sblocca Italia…
«Sicuramente su questo ci sono state esagerazioni, non da parte delle associazioni ambientaliste, quanto piuttosto di movimenti politici, e penso in particolare al Movimento 5 Stelle.  Non è vero che lo Sblocca Italia, così come altri provvedimenti, abbiano dato mano libera alle devastazioni. Anzi, con molto pragmatismo si sono determinati i contorni entro i quali si dovevano muovere tutti gli attori in campo. Ad esempio, sulla questione inceneritori dobbiamo dire che ci sono regioni, almeno cinque e molto popolose, che non sono autosufficienti sul tema dello smaltimento dei rifiuti. Chiaro che tutti vorremmo che la raccolta differenziata fosse già ai livelli ottimali, ma se questo non è nella realtà, intanto che si migliora cosa dovremmo fare? Continuare a spedire i rifiuti all’estero? Sono le Regioni che devono verificare la materia ed organizzarsi per arrivare ai livelli di autosufficienza. Così pure per quanto riguarda le trivellazioni: la Croazia le sta portando avanti, le nostre normative non le potevano bloccare, né di qua né di là dell’Adriatico; perciò si è scelta la strada di circoscrivere la questione con normative stringenti per evitare problemi pesanti, ad esempio con la obbligatorietà di fidejussioni illimitate, per garantire la totale bonifica nel malaugurato caso di incidenti inquinanti, in modo da non creare presupposti di danni e costi futuri per la Comunità. L’Italia è l’unico paese al mondo a prevedere questa misura».

– Quale può essere il ruolo del PD in Veneto, soprattutto dopo la recente batosta alle elezioni regionali?
«Ci siamo illusi dopo i risultati ottenuti alle Europee e così abbiamo sopravvalutato le nostre forze. Zaia ha convinto i veneti a rivotarlo non per i suoi meriti, ma bensì “per non aver fatto danni”. Questo dimostra che la Politica gode di un grado di considerazione molto basso da parte del corpo elettorale. Il PD non è riuscito ad aprire varchi in una regione di forte matrice cattolica, che però dimostra una certa rigidità sul tema dell’immigrazione e che dà spazio a questa fantomatica lotta alla teoria gender, una cosa che non esiste, un fantasma, creando allarmi ingiustificati. Abbiamo tanto lavoro da fare e posso assicurare che abbiamo le capacità e la volontà di portare avanti dialogo e progetti per la nostra terra».

– Verona 2017, si va verso le elezioni comunali. Spesso il PD veronese sembra fermarsi all’analisi critica, che poi non riesce a trasformare in progettualità concreta…
«Siamo stati molto bravi nell’interdire politiche che non si confacevano alla visione che abbiamo per il migliore sviluppo della città e del suo territorio, ma non altrettanto bravi nel presentare alternative. Ritengo che sia evidente come l’amministrazione Tosi abbia fallito tutti i suoi obiettivi, anche se il sindaco gode ancora di un certo appeal sia a livello locale, sia, in misura minore, a livello nazionale. Il fallimento di questa giunta è chiarissimo nella vicenda dell’Aeroporto che, dopo essere stato malamente amministrato, è stato di fatto consegnato a dei privati che a tutt’oggi non hanno cambiato alcunché. Abbiamo sentito alte grida contro il presunto declassamento, ma in realtà il nostro aeroporto è restato dove era: uno scalo di interesse locale, senza grandi prospettive per il futuro. Nel frattempo sono stati sperperati milioni e milioni di euro. Questo è il caso più emblematico, ma ne potrei citare tanti altri simili: A4, Fiera, Verona Mercato, ecc. All’elettorato purtroppo non è arrivato il messaggio che oltre alle doti di denuncia, abbiamo anche una grande capacità di elaborazione e di progettazione unite alla preparazione che abbiamo maturato in questi anni per realizzare poi le idee di cui ha bisogno Verona».

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E' stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

Commenti (4)

  • Lucido e competente come nel PD veronese pochissimi altri. Purtroppo non lo si può ascoltare e conoscere meglio in televisione o sui giornali, monopolizzati dagli ultimi arrivati.

  • Francesco Premi

    Pur essendo da qualche anno a Roma, quando Zardini parla delle questioni locali lo fa sempre con cognizione di causa, in modo pertinente ed efficace. Ed è anche per questo che mi sarebbe piaciuto – magari in futuro? – qualche cenno in più alle idee di cui il PD vorrebbe farsi portatore, e qualche spunto propositivo sulle questioni che lui stesso cita: aeroporto, fiera, ecc. D’altra parte, stonano alle mie orecchie – proprio perché la persona mi ha abituato ad analisi precise e oneste – un paio di accenni ad alcune scelte del Governo. Mi riferisco in particolare al Jobs Act (sul cui effettivo e benefico impatto nell’economia reale non c’è ancora una concordanza di opinioni, né indicatori che dimostrino chiari nessi causa-effetto, per non parlare dei numeri assoluti su cui nessuno sembra saper nulla, anche dopo l’imbarazzante outing del ministro Poletti). E mi riferisco anche alla questione delle trivellazioni in Adriatico, le quali è vero, erano state già permesse dalla Croazia, ma: primo, se il mio vicino di casa decide di dar fuoco al suo appartamento, non è che per questo debba farlo anch’io; secondo, sono certo che Zardini sa – e mi spiace non lo dica – che OMV, colosso petrolifero austriaco che si era aggiudicato 7 licenze su 10 alla prima gara, ha fatto già marcia indietro anche perchè non più così sicuro che gli investimenti potranno venir ripagati da ritorni che ora non sembrano così certi. Sulle trivellazioni quella del Governo italiano non è stata una scelta obbligata: è stata una precisa decisione di politica industriale. E puntare sugli idrocarburi nel 2015, estraendoli per giunta in un contesto estremamente fragile e costantemente a rischio come un bacino basso e chiuso come l’Adriatico lo ritengo – per un Paese come l’Italia – un errore pericoloso, che con i suoi effetti di lungo periodo e allargati al settore industriale nella sua interezza potrebbe frenare e danneggiare la crescita di altri settori più innovativi, internazionalmente competitivi, ad alto valore tecnologico e di sostenibilità.

  • Sui i rifiuti e gli inceneritori dice delle sciocchezze. Ha cambiato idea come per il traforo delle Torricelle. Sta diventando un piccolo marpioncello della politica. Consiglio di non votarlo più.
    Vincenzo Genovese

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    Da apprezzare per la lucidità e per la giusta dose di pragmaticità che nell’azione politica è indispensabile. Mi sarebbe piaciuto un po’ piu’ di coraggio nelle parole sulle prossime elezioni comunali a Verona vista l’aria di inciucio che tira.

commenti (4)

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