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Federico Vantini
Federico Vantini

Sulla minoranza PD: «Spesso si invoca il cambiamento, ma in realtà si pensa che a cambiare debbano essere gli altri. Sono posizioni obsolete che derivano da un antiberlusconismo poco costruttivo che a Verona ha portato il partito ad uno scialbo 12%».

Federico Vantini, 36 anni, architetto, è sindaco di San Giovanni Lupatoto e membro della Direzione nazionale del Partito Democratico. Riferimento veronese del premier Renzi, Vantini nel maggio 2014 ha ottenuto 46 mila preferenze alle Europee, primo dei non eletti nel Nord Est, posizionandosi al terzo posto tra le file del Pd in Veneto, dopo la capolista Alessandra Moretti e l’ex ministro Flavio Zanonato.

– Con la Lega spaccata tra Flavio Tosi e Luca Zaia, Forza Italia ai minimi storici, in Veneto probabilmente basterebbero un centro sinistra compatto ed una sinistra convinta per portare Alessandra Moretti a vincere queste elezioni regionali. Invece una parte della sinistra radicale si presenta con la lista L’altro Veneto e la minoranza interna del PD non è così coinvolta...

«Io penso che questa sia proprio la volta buona, proprio perché il Partito Democratico con il Presidente del Consiglio Renzi si è sobbarcato la responsabilità di portare fuori il Paese dalla situazione disastrosa in cui si trovava, responsabilità che lo stesso PD non si era assunto nel 2011, lasciando al Governo Monti l’onere di fermare il rischio di default. Da Berlusconi abbiamo ereditato un Paese in cenere e penso che a questo si debbano ascrivere i disastri elettorali di Forza Italia. Con la Lega presa da lotte intestine risulta chiaro che ai veneti di queste diatribe poco interessa. La nostra regione è ferma, con la giunta uscente travolta da ogni sorta di scandali. Il Partito Democratico si assumerà anche questa responsabilità, quella di tirar fuori il Veneto dall’impasse degli ultimi anni con Alessandra Moretti. Per quanto riguarda la minoranza PD, spesso si invoca il cambiamento, ma in realtà si pensa che a cambiare debbano essere gli altri. Sono posizioni obsolete che derivano da un antiberlusconismo poco costruttivo che a Verona ha portato il partito ad uno scialbo 12%».

– Civati, che a Verona aveva un suo seguito importante, ora ha lasciato il Pd: che idea si è fatto di tutta la vicenda?

«Ritengo che la vicenda Civati sia l’emblema dell’incapacità di accettare le regole democratiche: si è svolto un Congresso, dove la maggioranza ha portato a casa il 70% del consenso, quindi l’impostazione è stata definita in modo chiaro. Quando nel 2012 la corrente renziana ha perso le primarie, abbiamo accettato il risultato e appoggiato Bersani in modo leale. Adesso abbiamo vinto noi, ma c’è una parte del PD che non accetta il risultato e preferisce uscire per crearsi un microfeudo, non assumendosi la responsabilità di governare il Paese e portare avanti le riforme e quindi il cambiamento».

– “Se vuoi essere rieletta non azzardarti a mettere in piedi grandi iniziative, che se sbagli sei finita. Fai poco, amministra e vedrai che andrà tutto bene”. Lo ha detto nei giorni scorsi in Fiera a Verona Debora Serracchiani ricordando il consiglio di un politico navigato…

«Proprio con queste modalità abbiamo distrutto le nostre capacità, le nostre eccellenze. Infatti, chiunque veniva eletto, subito dopo veniva raggiunto dai messaggi dei “senatori” che lo invitavano a stare cauto. Restando così cauti abbiamo rovinato l’Italia. Oggi l’unico partito che si è impegnato, che ci mette tutti i giorni la faccia del proprio premier, dei suoi ministri e di tutti i suoi amministratori è il nostro. Solo così ci tireremo fuori dalla palude».

– Qualcuno già parla di un possibile nuovo Congresso…

«Anche quando giocavamo da bambini, ogni volta che perdevi, chiedevi la rivincita; ma se eri scarso continuavi a perdere».

–  Dopo le elezioni regionali si porrà il tema di chi governerà Verona. Tosi sta puntando ad altri obiettivi, d’altronde è ormai in conclusione del suo secondo mandato, cosa farà il PD?

«La figura di Tosi è quella di un sindaco mediocre, l’ha resa importante una parte del PD; siamo stati noi a contribuire in parte a creare il mito di Tosi. Come a suo tempo è stato per Berlusconi, c’è chi ha sempre bisogno di un nemico. Fortunatamente ora c’è un nuovo corso in grado di formulare programmi e proposte concrete seppellendo così il mito di Tosi».

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E’ stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

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