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Paolo Ferrari
Paolo Ferrari

Intervista con Paolo Ferrari, candidato di SEL alle Regionali: «Utilizzeremo tutte le risorse per ridare vita alle nostre comunità locali inserendole in progetti ad alto contenuto innovativo attraverso processi di partecipazione e condivisione».

Paolo Ferrari, 63 anni, medico di famiglia a Castel D’Azzano, fin da studente è impegnato con numerose iniziative nel volontariato socio-sanitario, nella promozione dei diritti umani e della pace. La sua storia politica inizia con Cristiani per il Socialismo nel 1972 per poi proseguire nei Circoli Popolari di quartiere e nei partiti di sinistra. Dal 2004 al 2009 è stato Consigliere provinciale promuovendo decine di Commissioni su temi sociali e culturali. A Castel D’Azzano è stato consigliere comunale dal 1985 al 2013, ricoprendo la carica di vicesindaco dal 1990 al 1992. Dal 1988 al 1992 è stato assessore ai Servizi sociali e dal 2001 al 2003 assessore alla Promozione di diritti della persona e dei Servizi sociali. E’ tra i costituenti di Tsipras Verona e partecipa alla Scuola dei beni comuni.

– Ferrari, divisi non si va da nessuna parte, ma la galassia di sinistra è un pulviscolo di stelle…

«Appartengo da sempre al mondo del volontariato “prestato alla politica”. In Italia esiste il problema di riuscire a fare rete attorno ad obiettivi condivisibili ma domina, purtroppo, l’idea che la rappresentanza delle idee “particolari” debba prevalere sul “condividere ciò che è condivisibile per i beni comuni”. Da Amministratore Comunale e Provinciale ho lavorato intensamente su questo con buoni risultati».

– Quando però si parla di politica, e in questo caso di competizione elettorale, le cose si complicano un po’…

«Noi, Sinistra Ecologia e Libertà, abbiamo da sempre questa storica responsabilità: unire le energie progressiste verso l’obiettivo dei beni comuni condivisi, con la consapevolezza che ogni giorno faremo solo un piccolo passo e il sogno continuerà a spronarci. Siamo convinti che il pulviscolo di stelle si condensa in pianeta se le forze attrattive prevalgono su quelle repulsive. Noi di SEL e di Ven[e]to Nuovo ((SEL, Verdi, Sinistra Veneta) siamo nati per questo e abbiamo una visione chiara del futuro, non antagonista ma altra, che antepone le buone relazioni alle transazioni, che vede nel rispetto del pianeta, in un’economia basata sulla partecipazione, nella rinaturalizzazione dell’umano, i punti cardinali di una vita più felice. Questa è la Politica; troppo facile nascondersi su un asteroide remoto e poi prendersela con il mondo intero».

– I voti di sinistra tolti al PD non portano da nessuna parte e favoriscono il centrodestra. Cosa risponde?

«Il voto a Ven[e]to Nuovo è un voto utile e necessario perché rappresenta la Sinistra che vuole cambiare, dopo 20 anni di Galan-Zaia – e con la prospettiva del Zaia-Pound – l’idea stessa di modello veneto, invertendo la direzione di marcia: dall’interesse particolare all’interesse comune condiviso utilizzando tutte le risorse per ridare vita alle nostre comunità locali inserendole in progetti ad alto contenuto innovativo. L’idea del partito unico, che contiene tutto e il suo contrario, appartiene ad altre ere geologiche, che preferiremmo non riportare alla luce. Periodi bui che ci hanno regalato prima il fascismo, poi il doroteismo e infine il berlusconismo. Preoccupiamoci di creare, a livello locale, veri spazi di condivisione democratica: dobbiamo riavvicinare la cittadinanza e i giovani ai processi decisionali».

– Quali sono le tre priorità di Sel per le politiche regionali?

1. «Una salute che si fa in Comunità con un nuovo modello di Sanità territoriale, dove i medici e gli operatori di ogni Servizio possano ridurre i disagi della popolazione collaborando tra loro e con i pazienti e si chiuda l’era delle nomine politiche (troppo spesso incompetenti) in campo sanitario.
2. La fine dell’era degli inceneritori, dello spreco, dei centri commerciali, delle “grandi” opere incardinate sull’economia del project financing a scapito della vera economia produttiva del Veneto che si basa sul valore agricolo (abbiamo in lista il rappresentante italiano di Via Campesina Europa.), sul turismo e sul manufatturiero di qualità. Rinaturalizzare il Veneto assieme alla cittadinanza sarà al centro del lavoro con gli enti locali. Il Garda, la Lessinia, le grandi pianure, la “città più bella del mondo” saranno il volano della riscoperta identità veronese che a Venezia noi porteremo.
3. Un’idea del lavoro che vada oltre la mera sopravvivenza, ma sia occasione di dignità e partecipazione da protagonisti ad un nuovo modello di sviluppo; un reddito di cittadinanza che consenta l’avvio di percorsi di formazione e re-integrazione nel tessuto sociale e produttivo, anche reinventato con i nuovi progetti di qualità legati al recupero ambientale e urbanistico finanziabili dall’Europa».

– Democrazia partecipata e governo. Utopia o c’è qualche buona pratica che sta funzionando in Italia e in Europa? C’è qualche modello che si sente di proporre?

«Rovesceremo in Regione l’approccio piramidale che soffoca la partecipazione e introdurremo il “Bilancio Partecipativo”, il “Bilancio di Genere”, il “Bilancio Sociale”, i “ Comitati degli Utenti dei Servizi” per dare piena attuazione ai risultati referendari del 2011 sull’Acqua Benecomune e i Servizi Pubblici Locali».

– La CGIL sta vivendo forti tensioni sia al suo interno che con il Governo nazionale. E’ ancora il sindacato di chi vota a sinistra e quale sinistra?

«Il Sindacato ha il dovere di rinnovarsi e l’idea della coalizione sociale di Maurizio Landini è una nuova frontiera che finora è stata poco frequentata (e compresa). Se non si trova un diverso patto sociale che vada oltre il mondo dei lavoratori delle grandi imprese, private e pubbliche, e dei pensionati per incontrare le nuove professionalità, gli artigiani, i professionisti, le partite iva autentiche, vessati non meno che i precari, il consenso del sindacato è a rischio di prosciugamento. Più che di una cinghia di trasmissione occorrerebbe parlare di partnership e per sinistra intendo chi fa prevalere l’interesse della comunità, cioè dei molti, sulle aspettative dei pochi e più garantiti, di qualunque natura sia il loro rapporto di lavoro».

G.M.

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