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Verona ricorda Alda Merini e la tragedia dei morti a Lampedusa

San Nicolò Merini 2014

Chiesa gremita a San Nicolò sabato 1 novembre per ricordare che cinque anni fa si spegneva la poetessa Alda Merini e insieme la tragedia che il 3 ottobre 2013 si è consumata nel mare di Lampedusa, quando 386 disperati fuggiti dall’Africa hanno trovato la morte a meno di 1 chilometro dalla costa italiana. Merini e Lampedusa, un accostamento azzardato? «La Merini ha conosciuto il manicomio e chi arriva a Lampedusa scappa da porte chiuse, come quelle dei manicomi» spiega don Marco Campedelli, amico della poetessa.

La cerimonia inizia alle 18,30 con il Nardo Trio, composto da Dario Righetti (fisarmonica e voce), Cristina Ribul Moro (chitarra e voce), Roberto Baba Alberti (percussioni). Viene proiettato il cortometraggio in prima assoluta del poeta e regista etiope Dagmawi Yimer, dal titolo Ascmat – Nomi: Lampedusa 3 Ottobre 2013. Le suggestive immagini che scorrono si alternano ai disegni di Luca Serasini. Persone coperte con lenzuola bianche si muovono come fantasmi sott’acqua, mentre Eden Getachew Zerihun inizia recitando una poesia: «Siete vivi, siete condannati a sentire queste urla, questo grido. Non vi tapperete le orecchie, perché il nostro grido è forte e lungo, niente lo può fermare. I nostri corpi arrivano sulle vostre spiagge…». Poi la stessa voce scandisce i nomi di tutti i morti di quella tragedia lasciando un segno nella memoria di chi ascolta.

Durante la serata sono state proposte alcune poesie della Merini; sono state ricordate le parole che proprio a San Nicolò pronunciò la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, quando disse che «di accoglienza non muore nessuno». Due studentesse del liceo classico Maffei hanno letto gli scritti dal carcere di Reyhaneh Jabbari, la ragazza iraniana impiccata perché ritenuta colpevole di aver premeditato l’uccisione dell’uomo che voleva violentarla. Presente all’evento anche Alessandro Riulzi dell’Archivio Memorie Migranti che ha ricordato come dal 3 ottobre 2013 a oggi altre 3 mila persone sono morte nel tratto di mare che separa l’Africa dall’Italia.

Daniela Motti

1 Comment

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  1. Avatar

    FRANCESCO BUTTURINI

    02/11/2014 at 17:27

    tutto benissimo, però io credo che, per rispetto delle istituzioni, si deve ricordare che non esiste il femminile delle cariche amministrative e/o politiche (escluso deputato/deputata): sindaco prefetto, presidente. ministro, ecc.
    So che è una pedanteria, e mi perdonerete, ma mi sembra di sminuire anche la figura del sindaco Giusi Nicolini, chiamandola “sindaca”
    con affetto

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