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La Glaxo a Verona
La Glaxo a Verona

«Il Centro ricerche Glaxo, inaugurato nel 1990, durante le fasi di progettazione fu visto dalla città come una grande opportunità immobiliare, mentre invece andava colta l’opportunità di un solido collegamento con le Università di Verona e Padova».

Ho letto su Verona In dell’incontro del 15 settembre scorso sul tema Il ruolo dell’Ateneo di Verona nella ricerca nazionale e nel rapporto con le istituzioni locali. Erano presenti il rettore dell’Università di Verona Nicola Sartor e il vicesindaco Stefano Casali.

Negli  anni 1975-1993 ho seguito, in qualità di segretario generale di Federchimici CISL – Verona, la realizzazione di uno dei più grandi Poli di ricerca primaria per l’industria farmaceutica d’Europa. Mi riferisco al Centro Ricerche GLAXO voluto, pensato, progettato e realizzato all’interno dello stabilimento di via Fleming 2, diretto da Mario Fertonani, all’epoca  amministratore delegato del Gruppo GLAXO SPA e di tutte le società facenti parte del Gruppo.

Il Centro ricerche Glaxo, inaugurato nel 1990, era un’iniziativa di straordinaria valenza scientifica, che veniva realizzata a supporto di una realtà impegnata a livello mondiale nella ricerca di nuove molecole da proporre sul mercato dell’industria farmaceutica. In quei tempi il  settore della ricerca e della produzione farmaceutica era pure impegnato in  operazioni di fusione  con società italiane e aziende appartenenti a multinazionali straniere, fra cui GLAXO Verona.

Ho voluto fare questa premessa per poter esprimere alcune osservazioni. L’iniziativa della GLAXO a Verona era stata vista più come una grande opportunità di natura immobiliare, piuttosto che relazionarla con il mondo della ricerca delle Università di Verona e Padova. Lo stesso accadeva a livello veneto, data la presenza di altre importanti realtà farmaceutiche, come la ZAMBON  di Vicenza e la FIDIA di Padova. Ognuna di queste realtà badava più a  se stessa e non esisteva alcun contatto fra loro, seppur entrambe facessero parte di FEDERFARMA, in capo a Confindustria.

Ebbene, fatte queste considerazioni, e in relazione alla complessità delle produzioni che richiedono ingenti costi per investimenti e per studi nella ricerca primaria e applicata, ritengo che l’iniziativa proposta oggi dovrebbe assumere un rilievo di natura strategica sotto il profilo del coinvolgimento delle migliori intelligenze ed il sostegno delle forze istituzionali, a partire dal ruolo di indirizzo che in tal senso potrebbero assumere le Università di Verona e Padova, e perché no, anche quella di Trento. E in tale contesto considero pure importantissimo il ruolo dei comuni di Verona e  Padova, unitamente alle rispettive associazioni imprenditoriali e dei lavoratori, che potrebbero concorre con “rigorose azioni positive” rivolte alla ” riconsiderazione” del ruolo delle Università a supporto della ricerca, ma credo pure anche al ruolo della ricerca ed ai rapporti che questa può promuovere per le università.

Giuseppe Braga

 
Giuseppe Braga

L'autore: Giuseppe Braga

Giuseppe Braga è nato a Verona il 12 giugno del 1943. Ha lavorato alle Officine e Fonderie Leopoldo Biasi di Verona. E' stato dirigente e membro della segreteria FIMCISL di Verona; dirigente e Segretario generale Federchimici CISL di Verona; Segretario generale SICET CISL di Verona e Responsabile organizzativo Confederazione; consigliere di terza Circoscrizione in Borgo Milano. Durante l’attività sindacale ha ricoperto varie cariche. giuseppe.braga@gmail.com

Commenti (4)

  • GIOVANNI LUCIANI Rispondi

    Si tratta anzitutto di verificare se Glaxo, Zambon e altre ditte siano disponibili ad integrazioni con le università, a quali condizioni, con quali modalità. Sospetto che ci siano – da un lato – aspetti di “segreto industriale” e – dall’altro – elementi di produttività e tempistica delle ricerche che rendono poco appetibile per una grande azienda aprirsi a frotte di studenti più o meno motivati. Di solito si limitano a qualche conferenza negli atenei, o ad imbarcare un ristretto numero di selezionati studenti per metterli alla prova. All’estero. Qui in Italia, appena aprono un pertugio per poter anche solo mettere piede in una grande azienda, le segretarie vengono impegnate 12 ore al giorno da chiamate di politici, prelati, faccendieri, sindacalisti e altre potenze, tutti portatori di uno a più nominativi da mettere subito davanti a tutti gli altri candidati… e le tirate per la giacca non finiscono più, nemmeno quando, magari per vero merito, uno dei raccomandati venisse selezionato e assunto…

  • FABRIZIO CRESTON Rispondi

    E’ con stima che seguo gli interventi di Giuseppe, figura storica del sindacalismo veronese che molto ha dato in particolare alla Cisl, portando il Sindacato ad essere attore principe nella gestione delle dinamiche sociali. Si direbbe molta acqua ne è passata sotto i ponti: una crisi strutturale che proprio dai primi anni ’90 ha visto un cambiamento nella dinamica industriale del paese, corpi intermedi progressivamente ridislocati nel loro intervento, e non verso il centro, una dinamica della globalizzazione che di certo non ha premiato il Sindacato.
    Lo status dell’arte oggi è molto diverso: rappresentanza sociale bistrattata, sindacato immobile ed incapace di introiettare le energie migliori della società, liberalizzazione non solo dell’economia ma anche dei rapporti sociali parcellizzati ed indeboliti.
    Vengo al dunque: sognamoci un sindacato con ruolo attivo nelle politiche industriali nazionali e locali; dimentichiamoci i bei tempi andati dove eri attore performatore dei processi e anticipatore culturale ancora prima che sociale. Oggi conti 0 e non solo per colpa del neo-liberismo imperante, ma anche nostra, incapaci di un’autoriforma degna di un modello di rappresentanza moderna.

    • REDAZIONE

      Grazie Fabrizio, qui la porta è aperta e se vorrai inviarci qualche contributo volentieri lo pubblicheremo. Giorgio Montolli

  • BEPPE BRAGA

    Fabrizio, tu affermi… «Sognamoci un Sindacato con un ruolo attivo nelle politiche…». Perché non provare invece a rifondarlo? A ricostruirlo? Io sono disposto a mettermi ancora in gioco…

commenti (4)

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