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Val D’Adige. I forti a difesa del territorio

di Marco Comencini

Il territorio compreso tra lo sbocco della Val dell’Adige e gli anfiteatri morenici di Rivoli e del lago di Garda ha avuto fin dai tempi antichi un ruolo importante dal punto di vista strategico, perché attraversato dalla via di transito tra il nord e la pianura Padana e perché risultava fortificato naturalmente dalla morfologia geologica.
Anche nel medioevo e fino al XVIII secolo, questa via di transito assunse una grande importanza per gli eserciti che scendevano dalla Val dell’Adige attraversando il territorio di Rivoli, fino a Camporengo e poi per Cavaion, Pastrengo e Castelnuovo per dirigersi verso la Lombardia.
Questa via fu utilizzata in senso inverso anche da Napoleone nella campagna d’Italia del 1796 e durante la battaglia di Rivoli del 14 e 15 gennaio 1797 che vide la sconfitta austriaca.
Nel 1798-99 gli austriaci costruirono due campi trincerati ad ovest di Rivoli e sui colli tra Pastrengo e Bussolengo con trincee e terrapieni per difendersi da attacchi francesi verso Verona e verso la Val d’Adige, che furono occupati per breve tempo anche dai francesi nel marzo del 1799.
Le vicende della Prima Guerra d’Indipendenza con i piemontesi che occuparono in parte questi territori, costrinsero gli Austriaci a fortificare con opere fisse la zona di Rivoli-Ceraino-Pastrengo, partendo dal 1849 e fino al 1852 con il Forte di Rivoli, e dal 1860 al 1862 con Pastrengo, utilizzando l’opera degli abili scalpellini e lapicidi della zona.
Tra il 1849 e il 1852 per proteggere la strada per il Brennero e lo sbocco della Val d’Adige gli Austriaci crearono la Piazza di sbarramento di Rivoli-Ceraino con la costruzione di quattro forti, la Chiusa Veneta, il Forte Ceraino e il Mollinary a Monte di S. Ambrogio vennero collocati a destra dell’Adige e il Forte Rivoli a sinistra Adige sul Monte Castello.
Il progetto delle opere venne svolto dall’Ufficio delle Fortificazioni di Verona, che tenne conto sia della posizione geografica, della morfologia del territorio e delle esperienze maturate nelle precedenti campagne militari.
I forti erano volumetrie assai complesse nella distribuzione ed organizzazione interna degli spazi imposta da precisi criteri di alloggiamento, protezione dei soldati, di dislocamento dei depositi di vario genere e delle possibilità operative nel momento del combattimento.
Nei forti si riscontra una lavorazione precisa ed accurata delle pietre delle quali erano costituite le murature interne ed esterne; i criteri progettuali militari l’accurata direzione dei lavori e forse anche il desiderio di raggiungere un perfezionismo che andava oltre le pure necessità belliche ha portato a ritrovare ancora oggi esempi costruttivi mai rilevati in altre costruzioni.
Anche nelle opere fortificate minori, l’uso della pietra è quanto mai esteso per il contenimento del terreno nelle trincee e nei posti di vedetta, nelle feritoie e per il posizionamento di armi, fucili e mitragliatrici; per la costruzione dei depositi di vario genere, per il ricovero dei soldati a ridosso della prima linea.
Tutti i quattro forti furono costruiti su terreno roccioso appartenente ai calcari oolitici del Dogger e del Lias superiore (Ceraino e Rivoli) e Rosso Ammonitico del Malm (Monte).
Le quattro fortificazioni erano molto vicine tra loro a circa 800/900 metri di distanza, e tale vicinanza permetteva l’incrocio di tiro di artiglieria tra forte e forte con il risultato di una migliore difesa dello sbocco della Valdadige.
Il Forte Chiusa Veneta venne costruito tra il 1849 ed il 1851 alla quota di 115m. s.l.m., come sbarramento della strada del Brennero in riva all’Adige, collocato sul posto di un fortilizio esistente già in epoca veneziana.
Si trattava di un parallelepipedo a due piani con pianta rettangolare, costituito da casamatte con batterie sui due piani rivolte sia a nord come a sud ed una caponiera semicilindrica verso il fiume, mentre una muratura apposita era destinata alla fucileria.
Il Forte Monte, chiamato Forte Mollinary in onore del generale austriaco Anton Von Mollinary, è stato edificato tra il 1849 ed il 1852 su un ripiano ad ovest del paese di Monte nel Comune di S. Ambrogio, ad una quota di 410 mt. s.l.m., interamente realizzato con conci di pietra in Rosso Ammonitico, con pianta irregolare adattata alla conformazione del terreno costituito da due livelli distinti.
L’accesso al forte avviene attraverso un portale bugnato, ora parzialmente demolito, che era protetto sul lato ad est contro il monte, da un fossato intagliato nella viva roccia, con un ponte levatoio che permetteva l’accesso al forte stesso.
Dopo l’ingresso troviamo il cortile al livello inferiore dal quale era possibile vedere tutta la valle verso Sud, invece il lato ad ovest presentava il ridotto con le cannoniere in casematte su due piani.
Al piano superiore troviamo un ampio piazzale che poteva accogliere alcuni pezzi di artiglieria allo scoperto, protetti però dal parapetto in pietra. Diversi locali erano destinati alla guarnigione che arrivava ad un centinaio di uomini.
Il Forte Mollinary (Forte Monte) aveva il compito di battere il fondovalle della Chiusa, parte dell’anfiteatro di Rivoli e la zona a sud, incrociando il proprio tiro con il Forte di Rivoli e con quello della Chiusa, ed è collegato con l’abitato di Ceraino tramite una strada militare di circa 2 Km di lunghezza, realizzata scavando sul fianco roccioso del monte Pastello e costituita da sedici tornanti sostenuti da pregevoli muri di sostegno in pietra, dai quali è possibile vedere oltre il sottostante abitato di Ceraino, anche il Fiume Adige, l’anfiteatro morenico ed i Forti S. Marco e Rivoli.
Il Forte Ceraino fu intitolato al luogotenente feldmaresciallo Johann von Hlavaty (1788-1870) come riconoscimento per la sua attività di architetto militare (diresse anche la costruzione di numerosi forti di Verona e della cinta muraria) ed è stato costruito sempre tra il 1850 ed il 1851, su un piccolo ripiano del Monte Pastello a quota 326m. s.l.m., realizzato anch’esso con conci in pietra di Rosso Ammonitico.
Il forte è dotato di una recinzione esterna, che racchiude a nord le cannoniere in casamatta protette da uno strato di terra battuta di spessore oltre due metri, mentre a sud di trova il ridotto a forma di parallelepipedo.
All’interno vi sono grandi cisterne per l’acqua piovana raccolta con un ingegnoso sistema di canalizzazioni e pozzetti dalla coperture e dai piazzali interni.
Pregevoli e ben studiati sono alcuni particolari architettonici, come ad esempio le cannoniere, le scale interne, i corridoi, i magazzini ecc.
Il forte era armato con una quindicina di bocche da fuoco e doveva battere la Val Lagarina verso Dolcè, il monte S. Marco ed una parte dell’anfiteatro di Rivoli, incrociando il suo tiro con i forti di Rivoli e di Monte.
Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia del 1866, il confine con l’Austria era stato portato ai margini settentrionali della Lessinia, pressappoco lungo il ciglio dove l’altopiano precipita nella Val d’Adige e nella Val di Ronchi. Tuttavia appena 20/25 Km in linea d’aria separavano gli austriaci da Verona; pur trattandosi di terreno montuoso e quindi adatto alla difesa, era ben poca cosa nel caso di un efficace attacco del nemico, per proteggere le città pedemontane di Verona e Vicenza, raggiunte le quali le forze imperiali avrebbero avuto la pianura padana a portata di mano.
Lo Stato Maggiore Italiano predispose ed attuò una serie di interventi per la difesa dei nuovi confini. I forti costruiti dagli austriaci a cavallo dell’Adige, a Rivoli e Ceraino, furono rimodernati ed adattati con l’inversione di tiro verso nord, mentre il forte di Monte e quello della Chiusa non subirono modifiche; quest’ultimo in verità per la sua particolare posizione era stato progettato per una difesa sia verso nord che verso sud.
Tra il 1884 e il 1913 venne completata e ulteriormente potenziata la difesa dello sbocco della Val d’Adige con la costruzione di altri 5 forti: la Tagliata di Incanale di Rivoli sulla strada a destra del fiume, nei pressi di Canale, Forte S. Marco sulla dorsale ad ovest della Val d’Adige, Cima Grande a Naole nel territorio di Caprino e Forte Masua a nord del Monte Pastello sull’altopiano lessinico nel territorio di Fumane, che completavano così il sistema difensivo della “Linea delle Alpi”.
Le vicende politiche nell’ambito delle relazioni tra gli stati europei, relazioni che progressivamente si deteriorarono in misura allarmante, convinsero lo Stato Maggiore a potenziare la difesa della Lessinia, così furono realizzati altri due forti; uno sul Monte Tesoro presso Fane e l’altro sul Monte S. Viola vicino ad Azzago.

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