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Entrata gratis nei musei, per tutti: una sfida lanciata da Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, che dal prossimo aprile renderà gratuito l’ingresso ai musei della sua città.
A Verona e provincia, tra grandi e piccoli, noti e meno noti, sono presenti 45 musei. È ipotizzabile anche qui non far pagare il biglietto per incentivare le visite? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Pedrazza Gorlero, vicesindaco e assessore alla Cultura: «Questo sistema da noi non funzionerebbe e non trovo sia quello del biglietto d’ingresso il vero problema. Un conto è l’economia di gestione e il non spreco, ma non si può economicizzare la cultura fino a questo punto».
Il vicesindaco spiega che gli strumenti per promuovere la cultura in città ci sono: dalla Verona Card, il biglietto unico di entrata ai musei veronesi, all’iniziativa MuseInsieme, rivolta alle famiglie ogni prima domenica del mese, fino alla recente idea per favorire l’integrazione dei lavoratori extracomunitari, offrendo loro la possibilità di visitare, durante il fine settimana, il Museo di Storia Naturale, il Museo Archeologico e quello di Castelvecchio.
«Pensando che i nostri sono musei amministrati dal Comune», aggiunge Paola Marini, direttrice dei musei civici, «mi pare giusto riservare ai proprietari delle opere che vi sono conservate, cioè ai cittadini veronesi e ai loro ospiti, qualche possibilità di ingresso gratuito, come fa l’Amministrazione comunale di Verona, in occasioni particolari come il 2 giugno, le giornate europee del patrimonio, l’8 marzo, e così via, e comunque sempre la prima domenica del mese».
Giorgio Cortenova, direttore della Galleria d’Arte Moderna, ritiene che la gratuità dell’ingresso sia un falso problema: «Non so se sia più o meno giusto, ma l’ormai lunga esperienza m’insegna che la cosa non incide sul numero di visitatori. Si tratta comunque di una scelta politica che non attiene alle mie responsabilità. In ogni caso non conosco esempi europei determinanti in tal senso, se non quello della Tate di Londra. Ma il confronto è improponibile. Londra è semplicemente Londra e la Tate è un enorme contenitore. Chi entra gratuitamente negli spazi della collezione paga poi il biglietto per le mostre in corso».
Per Alessandra Aspes, direttrice del Museo Civico di Storia e Scienze naturali, l’importante è trovare strategie d’interazione con la città, il biglietto gratuito da solo non serve. E spiega, ad esempio, che al Museo di Scienze Naturali il biglietto per le scuole è gratuito da 10 anni e da ben 30 si organizzano visite guidate gratuite. E non è tutto, c’è un’attenzione particolare anche per le famiglie che possono organizzare merende o compleanni al museo. Angelo Brugnoli, responsabile della Didattica e comunicazione dello stesso museo, aggiunge che impostare il discorso sull’accesso gratuito ai musei non è il modo giusto per affrontare il problema, e che non è il prezzo del biglietto ad essere determinante per far fronte alle spese di gestione. Il museo di Scienze Naturali, ad esempio, con un approccio dinamico al problema è stato il primo a proporre attività didattiche e di animazione a pagamento, strada che adesso è seguita anche dagli altri musei della città.
Per Ledo Prato, presidente della Fondazione Città Italia e di Mecenate ’90: «Il biglietto d’ingresso è una barriera bassa. Spesso chi non visita un museo è semplicemente perché non gli interessa». Il problema è che «i musei sono ancora abbastanza ripiegati su se stessi. Non dovrebbero essere solo un luogo di conservazione, ma di crescita e per aiutarli bisogna cercare modalità appropriate». Quali?
Ad esempio attraverso «una modernizzazione degli strumenti di gestione della cultura» suggerisce Pedrazza Gorlero. «Usare lo strumento della defiscalizzazione da un lato, anche con un meccanismo tipo otto per mille, e dall’altro portare i privati a gestire l’arte e quindi le fondazioni. È sbagliata l’idea che la sponsorizzazione nei confronti della cultura sia una forma di mecenatismo senza ritorno. Bisogna fare in modo che i privati abbiano convenienza ad investire in questo settore». E aggiunge: «Sono questi i due pilastri su cui si basa il futuro della cultura anche in una città come Verona. Con l’obiettivo di arrivare ad un unico tavolo governato da pubblico e privato dove venga fatta una politica congiunta». E sulla politica più efficace insiste anche Ledo Prato: «In una città come Verona la politica per e dei musei non va separata da una politica per l’afflusso turistico culturale, ma deve essere parte di un disegno strategico più generale per renderla una città ancora più competitiva a livello internazionale».
Ma qual è la situazione dei musei veronesi?
Secondo Giorgio Cortenova: «Alle istituzioni culturali appartiene il compito di ricerca e studio per offrire occasioni e possibilità di conoscenza, quanto più profonda possibile, dei fenomeni dell’arte. In nessuna città del mondo avanzato si buttano al vento i milioni di euro che si sprecano in certe città italiane per pubblicizzare alcune manifestazioni d’arte, peraltro di nessun rilievo scientifico e culturale. La pubblicità e la comunicazione sono certo necessarie, ma l’eccesso è da condannare. Sono fondi sottratti alla ricerca, alle speranze dei giovani e che incidono perfino negativamente sui bilanci finali delle mostre, sempre in assoluta perdita: anche quelle che si gloriano di un pubblico da grandi numeri. Quanto a noi puntiamo sulla qualità delle nostre iniziative didattiche e delle esposizioni, che sono tutte frutto di ricerche e di studi faticosi ed accurati, tali in ogni caso da farci conoscere ed apprezzare da tutte le più importanti istituzioni nazionali ed internazionali, dagli istituti universitari europei e dagli studiosi di ogni parte del mondo».
«Premesso che purtroppo mancano le risorse per promuovere l’offerta museale della nostra città e nonostante negli anni 2002-2004 si sia registrata a livello internazionale una crisi, possiamo dire che a Verona questa è stata contenuta e che nel 2005 ci sono stati piccoli segnali di ripresa», commenta Paola Marini. Nella rete museale comunale di cui si occupa (Museo di Castelvecchio, Museo Lapidario Maffeiano, Museo degli Affreschi-Tomba di Giulietta, Museo Archeologico al Teatro Romano, Arena, Casa di Giulietta, Torre dei Lamberti, Chiesa di San Giorgeto) i visitatori hanno raggiunto il numero di 1.200.000. Le iniziative culturali del passato (restauri, mostre, pubblicazioni) «hanno potuto mantenere un elevato livello di qualità», sottolinea la Marini, «si è concluso un progetto europeo triennale sul Design, sono proseguiti gli imponenti lavori di restauro che riguardano Castelvecchio e il progetto speciale di conoscenza e valorizzazione dell’opera di Carlo Scarpa sostenuto dalla Regione Veneto».
Ma i problemi per i musei rimangono. Innanzitutto quelli di spazio. «Castelvecchio è uno scrigno che può far vedere solo una parte dei suoi tesori», chiarisce Pedrazza Gorlero. «Abbiamo collezioni di medaglie, armi, monete chiuse nei forzieri che invece andrebbero messe in mostra. Anche al Museo di Storia Naturale ci sono problemi di spazio, inoltre manca una tecnica moderna di presentazione». Come rimediare allora? «C’è un progetto di ampliamento nell’ala sinistra dell’Arsenale dove il Museo di Scienze naturali troverà una collocazione ideale», dice il vicesindaco. Inoltre ci sono gli interventi «finanziati dalla Fondazione Cariverona che consegnerà alla città un centro per mostre ed esposizioni unico in Italia, dove le collezioni che prima la Galleria d’Arte Moderna era costretta a smontare troveranno una collocazione permanente e dove si esporrà tutto quello che è stato sacrificato in questi anni. In più, sempre grazie alla Fondazione, Castel San Pietro diventerà un museo e vedremo se potrà ospitare la sede italiana dell’Hermitage».
Basterà a rendere Verona più competitiva nella rete museale? Secondo Ledo Prato il vero problema sarà «di avvicinare ai musei il pubblico che non li frequenta. Manca una politica di promozione e comunicazione adeguata ai patrimoni custoditi nei musei. Se faccio una campagna di promozione per una mostra devo mettere chi arriva nelle condizioni di capire la portata dei contenuti. Chi entra non deve sentirsi un ignorante». È necessaria dunque una strategia anche sulla gratuità dei consumi culturali. «Musei gratis si o no da solo non significa nulla. Sono contrario alla gratuità intesa come una politica generale per la fruizione del patrimonio culturale. Rimane però la possibilità di inserire la gratuità nei musei dentro una strategia», spiega Ledo Prato. «Si tratta di una scelta che se viene fatta non può essere separata dalla politica generale per la città». Infine, una provocazione: «Se organizzo a Verona una mostra per rintracciare i collegamenti storici della città con la Germania, quando arrivano i tedeschi posso valutare che quella parte del museo sia gratuita per loro. Così la gratuità ha senso, perché è all’interno di una strategia. Se no è demagogia» conclude Prato.

Ha collaborato Chiara Cappellina

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